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Lo sviluppo sostenibile per il benessere delle comunita’. A cura di dott. Renato Chahinian

26/02/2019 | Economia | 

 

Il benessere di comunità, inteso come insieme di fattori oggettivi e soggettivi che migliorano la nostra vita, rappresenta il fine ultimo di ogni comunità (locale, nazionale, sovranazionale o mondiale), anche se spesso viene concepito e valutato in maniera diversa.

Il benessere individuale e quello collettivo, un tempo considerati separatamente (e generalmente valutati in conflitto: dovevamo sacrificare il nostro benessere personale per conseguire un benessere collettivo), tendono sempre più ad essere unificati in virtù della constatazione che la soggettività individuale (se opportunamente indirizzata) determina anche benefici collettivi (il lavoro individuale, ad esempio, è fattore di sviluppo per l’intera collettività) e che il benessere collettivo migliora pure ogni benessere individuale (un miglioramento della sanità si riflette sulla salute di tutti i cittadini).

L’accettazione di tali principi comporta tuttavia una rilevante crescita della complessità del sistema, in quanto i fattori di benessere (oggettivo e soggettivo) aumentano e crescono pure le relazioni (sinergiche o contrastanti) tra loro.

La teoria dello sviluppo sostenibile, sorta nella seconda metà degli anni Ottanta in ambito ONU e successivamente approfondita e perfezionata, partendo dall’emergenza delle negative previsioni sulla sorte delle future generazioni (a causa di una crescita economica squilibrata, di tensioni sociali non governabili e di un ambiente in crescente degrado) ha individuato alcune condizioni generali di sviluppo equilibrato (e quindi di benessere per la nostra e per le future generazioni) in tre ambiti di fattori che coprono globalmente le nostre aspettative di benessere: economico, sociale e ambientale. Ciò semplifica notevolmente il problema complessivo del benessere individuale e collettivo, in quanto tutte le nostre attività (private o pubbliche, con o senza fine di lucro, di qualunque settore o tipologia) possono essere riferite ad una di queste tre categorie e comunque ciascuna attività ha relazioni dirette o indirette con tutte tre.

Infatti: ogni attività economica ha impatto anche nel sociale e nell’ambiente in cui opera; ogni iniziativa sociale ha dei riflessi economici ed ambientali; ogni intervento sull’ambiente comporta problemi economici ed impatti sociali. Ma proprio queste relazioni possono essere in sinergia od in contrasto tra loro e pertanto gli scettici (coloro che notano soltanto i contrasti) ritengono che non si possa conseguire lo sviluppo sostenibile e ripiegano su un obiettivo di decrescita che definiscono felice soltanto per il fatto che ci renderebbe tutti uguali, anche se più poveri e rinunciatari a tutti i benefici derivanti dal progresso degli ultimi 200 anni (cioè dall’inizio dell’industrializzazione).

In realtà, se invece scopriamo e realizziamo le relazioni positive tra i fattori economici, sociali ed ambientali, possiamo perseguire lo sviluppo sostenibile e mirare ad uno sviluppo felice consistente in un miglioramento economico, sociale ed ambientale da parte di tutti, conseguendo così anche la coincidenza del benessere individuale e collettivo citata all’inizio. Purtroppo, la strada per arrivare ad un simile obiettivo non è facile, anche perché gli stessi principi dell’ONU, pur ampiamente declinati in obiettivi ed indicatori da raggiungere, non hanno approfondito abbastanza l’aspetto delle interconnessioni tra le diverse tipologie di intervento e quindi i rischi di raggiungere un obiettivo peggiorando un altro sono molti. Tuttavia l’analisi teorica più recente ha già individuato numerose soluzioni generali ed applicative al problema degli effetti contrastanti e di seguito si possono indicare le principali.

Innanzi tutto sono importanti i requisiti del capitale umano. Se la forza lavoro è più competente e più determinata nel raggiungimento degli obiettivi sostenibili, riuscirà a realizzare iniziative migliori in ogni aspetto dell’attività in cui opera e si preoccuperà di valutarne gli effetti. In particolare è essenziale la formazione iniziale in ogni lavoro e la formazione continua di aggiornamento ed approfondimento per tutto l’arco dell’attività lavorativa. Soltanto così ogni operazione potrà divenire razionale ed innovativa creando il massimo vantaggio derivante da ogni aspetto del progresso scientifico ed organizzativo maturato sino a quel momento.

Ma occorre anche che si tenga conto degli effetti congiunti dei tre gruppi integrati di fattori.

Sotto l’aspetto economico, le valutazioni di ogni investimento devono essere effettuate in un’ottica di lungo termine e così si scartano tutti gli impieghi di capitale che a breve possono dare rendimenti elevatissimi, ma possono essere rischiosissimi a lunga scadenza perché prospettano perdite rilevanti dovute a: crisi speculative nel settore, rivendicazioni sociali, disastri ecologici, tassazioni aggiuntive per fini sociali o ambientali.

Con riferimento all’aspetto sociale, ogni iniziativa in favore della società deve pure essere svolta in maniera economicamente valida e rispettosa dell’ambiente.

Per quanto riguarda l’aspetto ambientale, ogni intervento di miglioramento ecologico deve pure tener conto dei suoi costi economici (attraverso l’analisi costi-benefici) e degli effetti sociali conseguenti (sono note le protezioni ambientali ad esclusivo beneficio di pochi privilegiati).

In questo modo, ogni azione, indipendentemente dal suo fine, dovrà tenere conto di tutti tre gli aspetti e potrà essere considerata valida soltanto se migliorerà almeno uno dei tre aspetti, ma senza danneggiare gli altri. Sebbene ad alcuni ciò sembri un problema praticamente senza soluzione, le possibilità e le opportunità sono moltissime perché, anche soffermandosi soltanto in campo economico e valutando l’attività di una qualsiasi impresa, è sufficiente:

  • predisporre programmi di medio-lungo termine;
  • ricercare un valore aggiunto ed un risultato economico positivo nel tempo;
  • rispettare le leggi e tenere corretti rapporti con gli stakeholder (lavoratori, clienti, fornitori, istituzioni, collettività);
  • preoccuparsi degli effetti ambientali della propria attività.

Sono tutti accorgimenti che ogni manager preparato e consapevole adotta nell’ambito delle proprie attività e quindi non esistono particolari preclusioni di fondo. Il problema generale consiste ancora nella scarsa conoscenza e sensibilità di questi aspetti, per cui non è diffusa una sufficiente formazione in merito e spesso si viene influenzati e raggirati da notizie ed indicazioni di attualità che non tengono in alcun conto la sostenibilità, l’economia circolare ed altre pratiche virtuose.

Eppure dal comportamento di ogni operatore economico, sociale ed ambientale dipende il benessere individuale e collettivo di tutti. Non si tratta soltanto del benessere generale dell’intero pianeta, che è molto importante, ma che dipende dal comportamento di oltre sette miliardi di persone, ma pure del benessere delle nostre comunità a livello regionale, provinciale, comunale, o anche di distretto e di area interna.

Le Camere di commercio da tempo sono impegnate ad approfondire e diffondere la responsabilità sociale tra le imprese ed hanno creato varie best practice condivise ed applicate da gruppi di imprese virtuose. Ora è importante che anche i Comuni si orientino maggiormente a questi problemi ed i distretti più avanzati, che sono riusciti, nonostante la crisi, ad affermare la loro comunità economica, possono compiere questo ulteriore passo per uno sviluppo che si estenda al sociale ed all’ambiente, da cui si possono trarre nuovi impulsi per la stessa economia.


Dott.Renato Chahinian

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