20. Rapporto sul Mercato del Lavoro un’osservatorio dell’economia locale nel contesto dei mercati dell’export.

Il capitale umano tra i più più importanti investimenti per il benessere economico.


Economia - pubblicata il 09 Giugno 2016


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Consulta le slide degli interventi dei relatori:
Guido Mantovani, Università Ca’ Foscari di Venezia
Federico Callegari, Presidente Comitato Tecnico Osservatorio
degli scenari internazionali di
Giancarlo Corò, Università Ca’ Foscari di Venezia
Il Rapporto sul Mercato del Lavoro è disponibile su http://bit.ly/1Zv0NpU
Ha iniziato i lavori del convegno di presentazione del 20. Rapporto sul Mercato del Lavoro il Presidente della CCIAA di Treviso-Belluno Mario Pozza che ha commentato i dati della
demografia delle imprese, ha osservato lo stato dell’economia e del sistema bancario.
E’ seguito l’intervento del Presidente dell’Osservatorio Economico di Treviso Domenico Dal Bò che ha voluto
sottolineare come il Rapporto sul Mercato del Lavoro sia un
lavoro corale
: “per l’impegno, per la volontà di cooperare ed andare avanti insieme dei 18 Soci dell’Osservatorio”
Il Presidente Dal Bò ha esposto la scelta di affrontare il tema delle “zavorre” – che frenano la ripresa economica perché per constatare l’inversione di tendenza servono riflessioni più
profonde, e più vere, sul quel che possiamo fare, almeno dal territorio, per liberare maggiore potenzialità nel sistema economico -.

Il presidente del Comitato Tecnico Federico Callegari ha esposto i dati dei contenuti del rapporto sottolineando che le infografiche del rapporto Economico sono state curate dalla classe
terza B – Sistemi informativi aziendali dell’Istituto Tecnico Statale “Riccatti-Luzzatti” di Treviso nel progetto di Alternanza Scuola Lavoro del Miur.
Federico Callegari ha commentato i dati sulla questione demografica, sulla contrazione della base imprenditoriale per settori, il manifatturiero e l’export, il mercato del Lavoro e le sofferenze
bancarie che a fine 2015 ammontano a 3,7 miliardi di euro. Tutti i dati sono disponibili su http://bit.ly/1Zv0NpU

Il prof Guido Max Mantovani dell’Università Ca’ Foscari di Venezia ha esposto la rischiosità endogena ed esogena nel credito all’impresa e la governance dei processi economici.
Annalisa Magone, del Centro di ricerca TorinoNordOvest ha parlato della ricerca svolta sull’industria 4.0. Ha definito le aziende smart: robuste flessibili e integrate.
Ha individuato i divari tra innovazione organizzativa e innovazione tecnologica nel manifatturiero italiano. Fondamentale – ha sottolineato – affrontare la velocità dei mercati, limitare gli
sprechi, tenere aperto il sistema produttivo, analizzare i colli di bottiglia prima che il lotto di produzione sia finito, investire in capitale tecnologico e umano.
Il professore Giancarlo Corò, dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, ha esposto un interessante excursus sui mercati mondiali opportunità per la nostra economia e riferimento per il
nostro export.
Corò ha individuato tra i mercati d’interesse la Russia che è lo stato con maggiore estensione agricola coltivabile non ancora coltivata. Ha sottolineato che l’analisi dei mercati ha nel Campus
Treviso una diretta risposta formativa con il master in lingua russa per formare dirigenti capaci di affrontare i futuri rapporti di questo mercato.
Ha sottolineato come i Cinesi , rispetto agli americani abbiano una maggiore propensione al consumo.
Ha individuato la difficoltà economica del Brasile e sempre in linea con la realtà economica il Campus Treviso ha istituito un corso per formare manager che sappiamo affrontare questa difficoltà
nel mercato del Brasile per lavorare per una ripresa economica.
Per quanto riguarda l’Africa ha sottolineato che sta crescendo bene con un 34% di crescita aggregata. Ci fa notare che nel 2050 la metà dei diciottenni nel mondo sarà in Africa.
L’assessore Regionale Federico Caner ha sottolineato l’importanza di fare rete soprattutto ora che tutto il sistema è soggetto a tagli finanziari pesanti. Ha parlato dell’importanza per
alcuni mercati dell’entratura istituzionale. ha sottolineato l’apertura di un canale diretto per intercettare il mercato della Russia e così per l’India. Fondamentale – sottolinea – gli
investimenti in banda larga.
Ha concluso l’incontro Franco Lorenzon, Vice Presidente dell’Osservatorio Economico e Sociale, riportando gli spunti tratti dagli interventi dei relatori e sottolineando l’importante
lavoro svolto dall’osservatorio Economico in questi 20 anni di attività.
Silvia Trevisan

Sintesi del rapporto
Due blocchi di dati vanno a comporre il consuntivo 2015 per l’economia trevigiana.
Il primo blocco delinea un’evidente inversione di tendenza rispetto agli anni precedenti:
spicca, fra i vari indicatori, il saldo occupazionale, che torna in positivo, recuperando quasi 7.000 posizioni di lavoro su base annua.
Il secondo blocco di dati evidenzia invece l’eredità strutturale della lunga crisi, non facile da superare. Due indicatori, fra i tanti, sono molto emblematici: continua la contrazione della base
imprenditoriale (-700 imprese nell’ultimo anno); le sofferenze bancarie crescono ancora del +18,2% sul 2014 e si portano a quota 3,7 miliardi di euro.
I nuovi scenari post-crisi sono terreni inediti e densi di contraddizioni. La ripresa è “lenta ed esitante” (per usare le parole del Governatore della Banca d’Italia) anche perché frenata da alcune
“zavorre”.
Il convegno dell’Osservatorio ha voluto evidenziare ed approfondire tre: l’eredità
finanziaria della crisi; l’incertezza degli scenari internazionali; i gap ancora da colmare
nelle aziende tra sfide tecnologiche e cultura organizzativa.
L’anno scorso il dibattito mediatico era tutto preso a confermare, o sconfessare, se l’Italia e
le economie territoriali, Marca Trevigiana inclusa, fossero uscite dalla grande recessione.
Quest’anno, pur a fronte dell’oggettiva seppur debole inversione di tendenza del ciclo
economico, si è aperta la caccia agli “zero virgola” in più o in meno, trimestre per trimestre,
per provare ad enfatizzare (o ridimensionare, a seconda delle tifoserie) la crescita. Senza
interrogarsi se questo sguardo unilaterale, in bianco e nero, aiuti davvero a cogliere le inedite
caratteristiche di questa fase post-crisi.
Nella realtà, per molto tempo ancora, i tratti di fondo dell’economia resteranno
l’incertezza e la variabilità. La crisi ha generato una discontinuità strutturale nei mercati che non ha ancora trovato un nuovo equilibrio. In questa fase di assestamento, molti saranno i
paradossi e le contraddizioni che dovremo provare a comprendere: anche allo scopo di
identificare quelle “zavorre” che in modi diversi frenano la crescita. La rendono per
l’appunto “lenta ed esitante”.

Alcune sono zavorre di sistema: quelle che condizionano la competitività del Paese. Ben
note (pressione fiscale, efficienza della P.A., infrastrutture, investimenti, etc.) cui ha fatto
cenno Visco nella sua relazione generale. E che non posso che essere “aggredite” tramite
riforme strutturali e politiche industriali nazionali.
Altre “zavorre” sono frutto di un mix di fattori esogeni ed endogeni che
chiamano in gioco anche gli attori del territorio. Pensiamo alle vicende sul credito e ai
comportamenti di determinati istituti bancari; alla complessità degli scenari internazionali e alle
modalità di internazionalizzazione delle filiere produttive; alla perdurante contrazione della base di imprese, certo condizionata dalla crisi ma anche dalla capacità di
rinnovamento/riorganizzazione del tessuto imprenditoriale.

Su queste tipologie di “zavorre” il convegno ha voluto aprire un confronto. Proponendo un
continuo gioco di sponda tra numeri che segnano la discontinuità positiva, e numeri che ancora
testimoniano il peso di queste “zavorre”, le contraddizioni strutturali, le eredità della lunga crisi.

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