4.739miliardi (+ 15.5% rispetto al 2020) : 9 mesi Export manifatturiero Trevigiano settori ad alta concentrazione MPI

La propensione all’innovazione ha migliorato la capacità produttiva e la qualità dei prodotti.


Economia - pubblicata il 27 Dicembre 2021


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Fonte: ufficio stampa Confartigianato Imprese Marca Trevigiana
Una corsa inarrestabile quella dell’export manifatturiero della Marca Trevigiana dei settori ad alta concentrazione di MPI. Il fatturato ha, infatti, superato i dieci miliardi già nei
primi tre trimestri del 2021, con un incremento rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso di un miliardo e mezzo, pari a un più 17,2%. Dati che collocano la provincia di Treviso subito a
ridosso di Vicenza con i suoi 14,5 miliardi e una crescita record del 22,1%.
Di fronte a questi numeri serve un’azione organica, – è l’invito di Oscar Bernardi, presidente di Confartigianato Imprese Marca Trevigiana, – che tenga insieme strumenti
tradizionali e innovativi per accompagnare sui mercati internazionali l’artigianato e le piccole imprese, segmento vitale del Made in Italy.
I dati elaborati da Confartigianato confermano che l’aumento delle esportazioni, nei dieci anni precedenti la pandemia, è stato il più importante volano di crescita delle imprese venete.
Merito della propensione all’innovazione, che ha migliorato la capacità produttiva e la qualità dei loro prodotti. Su questo trend positivo si è tuttavia abbattuta la scure della pandemia.
Per questo i dati del 2021 sono decisivi per capire le tendenze future di ripresa.
I numeri delle esportazioni della Marca Trevigiana sono promettenti. Nel periodo gennaio-settembre, rispetto all’anno nero 2020, i settori che hanno avuto aumenti di esportazioni superiori
al 20% sono il trasporto, con un balzo del 73,4%), seguito dalla metallurgia (+ 43,6%), dalla manifattura (+ 33%), dal tessile, che ha dato segnali di risveglio con un più 29,7%. A seguire, i
prodotti in metallo (+ 24,8%), le apparecchiature elettrodomestiche (+ 23,3%), gli articoli in gomma e le materie plastiche (+ 21,8%) e i prodotti chimici (+ 20,8%). Nel quadro positivo vanno anche
registrati due settori che per la prima volta entrano nell’export: la stampa e i prodotti registrati e il tabacco.
Dei 23 settori presi in esame da Confartigianato, solo tre hanno segnato un arretramento rispetto all’anno scorso. Il peggiore è stato il settore farmaceutico di base (-32%) che ha
scontato la frenata dei sistemi sanitari non legati alla lotta al Covid-19. Altro settore meno brillante quello legato ai computer e ai prodotti di elettronica e ottica, agli apparecchi
elettromedicali e agli apparecchi di misurazione e orologi, con un meno 12,1%. Non decollano neppure i prodotti alimentari, che segnano un leggero arretramento (- 1,2%).
Questi dati positivi non devono farci abbassare la guardia, – ammonisce il presidente Bernardi, – occorre stabilizzare le procedure incentivanti, quali il Fondo 394 Simest, e
prevedere anche un fondo esclusivamente dedicato alle micro e piccole imprese. Servono soprattutto modalità operative semplificate e l’estensione dell’utilizzo delle misure Simest anche alle
società di persona e alle ditte individuali che rappresentano un potenziale bacino di imprese internazionalizzabili.
Rispetto ai mercati europei di vendita dei prodotti “Made in Treviso”, la Germania è sempre al primo posto con un miliardo e mezzo di fatturato (+13,6%), seguita dalla Francia, poco sopra il
miliardo di euro (+ 22,7%), dalla Spagna (+ 17,6%) e dalla Romania, che ha avuto il balzo in avanti maggiore, con un più 28,2%. Bene anche la Polonia con un più 20,8%.
Complessivamente, l’export nell’Unione europea vale oltre sei miliardi, con incremento i nove mesi del 15,9%. Ancora meglio è andata nei mercati extra UE, con un aumento delle esportazioni del
19,2% e un fatturato di oltre quattro miliardi. In testa gli Stati Uniti, con 851 milioni di euro e un più 23,3%, seguiti da Regno Unito con 601 milioni, con un lieve incremento del 3,1%, dovuto
anche alle difficoltà della Brexit. Terzo mercato è la Svizzera con quasi 259 milioni (+ 20,2%), la Russia (226,7 milioni, più 18%) e la Cina (209,4 milioni, più 12,3%). Gli aumenti più consistenti
dell’export trevigiano si sono poi registrati con Israele (+ 31,6%) e il Canada (+ 27,3%).
Lo strumento del Digital Temporary Export Manager va ulteriormente rafforzato, – conclude il presidente Oscar Bernardi, – poiché consente di non caricare costi strutturali sulle
piccole imprese e può rappresentare un’interfaccia formativo per risorse interne all’azienda. È infatti importante consentire alle MPI di camminare sulle proprie gambe, anche al fine di poter
approfittare delle occasioni offerte dall’incremento del commercio digitale. È pertanto necessario stabilizzare questo strumento ed estenderlo anche alle ditte individuali e società di persona.


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