Al via il Festival della Cultura con la mostra Fortezze di luce e geometrie di Giuseppe Nicoletti

Il Festival della Cultura ospita l'artista trevigiano in un viaggio tra colore, forma e riflessione alla Casa del Musichiere


Eventi - pubblicata il 07 Novembre 2025


Fonte: ufficio stampa Festival della Cultura

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Dal 8 al 30 novembre la Sala Carlo Conte di Moriago della Battaglia, all’interno della Casa del Musichiere in Via Manzoni 2, ospiterà la mostra di pittura “Fortezze di luce e geometrie” dell’artista Giuseppe Nicoletti quale parte della rassegna del Festival della Cultura 2025/26. L’esposizione rimarrà aperta al pubblico ogni venerdì dalle 16 alle 19, il sabato e la domenica invece dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 19. L’inaugurazione, invece, si terrà sabato 8 novembre alle ore 17 alla presenza della curatrice Lorena Gava che presenterà l’esposizione e il percorso creativo dell’autore in un appuntamento che propone un viaggio tra colore e forma, tra luce e struttura, in cui l’opera pittorica di Nicoletti diventa spazio di equilibrio e riflessione.

LA MOSTRA

L’enigma non basta. Non bastano neppure lo stupore e lo spaesamento a descrivere le opere di Giuseppe Nicoletti. Quadri di grandi e piccole dimensioni si alternano con un linguaggio espressivo che da anni si fonda su parallelepipedi colorati e luminosi in equilibri instabili e inquieti. Sono labirinti o fortezze, invenzioni surreali o semplicemente monumenti innalzati al rigore della forma? Di sicuro dietro la stupefacente finezza esecutiva c’è un’alleanza di mente-occhio-mano che governa una composizione di rara suggestione e magica bellezza. A dire il vero, soprattutto di fronte alle tele più estese, si prova una attrazione strana, una sorta di irrinunciabile magnetismo che spinge lo sguardo ad andare oltre, oltre gli spazi abitati da solidi geometrici, da ritagli di azzurro-cielo e da immancabili ombre.

Se nelle metafisiche piazze d’Italia di Giorgio De Chirico domina la sensazione di un tempo bloccato, collegato a simboli arcani, ad architetture classiche e austere, nelle opere di Giuseppe Nicoletti pur non essendoci piazze né luoghi aperti, vige tuttavia la medesima condizione di mistero e di attesa, di solitudine e nello stesso tempo di calma solenne.  L’artista trevigiano è approdato alle attuali visioni dopo una lunga ricerca che, iniziata in modo significativo dagli anni Ottanta, ha visto come protagonisti scenari di presenze archeologiche e mitologiche, alimentate da suggestioni letterarie legate alla fantascienza e al prodigio. Si trattava di costruzioni prospettiche giocate su zolle di paesaggi primitivi, puntellati di dolmen, menhir e di inserti geometrici avvolti in atmosfere rarefatte di cromatismi saturi, in assenza di aria e di vita.

Da questi paesaggi di pietre affastellate, di orizzonti intrisi di memorie plastiche, di confini in bilico e di atolli forse senza speranza sono scaturite le serie “Geometrie rivelate” e “Another wall”, fondate su cubi e prismi regolari e innervate di una luce nuova, oserei dire di atmosfere vibranti data la potenza cromatica forte e decisa. Davanti a questi diorami astratti, al di là dell’effetto di straniamento, quello che colpisce è l’incommensurabilità, l’incapacità, nonostante le misure evidenti, di stabilire il grande e il piccolo e quindi il punto di vista della rappresentazione. L’assetto compositivo cambia in ogni quadro e come per le icone bizantine in cui le rappresentazioni sembrano tutte uguali ma in realtà non lo sono perché variano i dettagli, qui il calcolo statico assume di volta in volta una valenza diversa, quasi ci fosse la volontà di una sfida continua.

Con le carte da gioco si elevano castelli, Giuseppe Nicoletti con le sue tessere solide innalza fortezze inespugnabili, città che hanno il sapore dei progetti impossibili futuristi e nello stesso tempo dei più assolati skyline metropolitani attuali. Ma dove siamo? E soprattutto in quale tempo? E se davvero i fantomatici parallelepipedi sono mattoni, come ci suggerisce il titolo “Another Wall”, stiamo parlando di materiale simbolico che attende un impiego, una forma, o al contrario, ci troviamo di fronte ad una inesorabile caduta, ad una Pompei rivisitata in chiave moderna? E se fosse invece una metafora del mondo passato e moderno, dei tanti muri che hanno fatto e che fanno la storia, dal Vallo di Adriano, passando per Berlino, Messico e Stati Uniti, fino a Israele e Palestina? Certo è che il pittore, nel ventre profondo dello studio permeato di silenzi, con tenacia e pazienza, con esattezza e disciplina, prima della centralità del disegno e dell’atto del dipingere, muove i suoi  attori (i mattoni) su un palcoscenico reale, sul basamento della vita che è il tavolo da lavoro e una volta  concluso l’impianto grafico, li ripone in una scatola che tanto ricorda i contenitori che popolano i quadri del citato Giorgio De Chirico o dell’altrettanto indimenticabile Carlo Carrà.

Alla stregua di eleganti e preziose nature morte, sulla scia della tradizione fiamminga seicentesca costellata di simbologie perenni, i quadri di questo artista custodiscono il fascino dell’esecuzione pittorica e la cura di un mestiere che è passione, dedizione e consacrazione di un tempo “sospeso” carico di invenzione. Lo stesso tempo che ritroviamo nella “città ideale” rinascimentale, nei montaggi settecenteschi delle vedute di Canaletto, nelle celebrate immobilità metafisiche e, “nicolettiane”.

GIUSEPPE NICOLETTI

Giuseppe Nicoletti nasce a Treviso, dove tuttora vive. Il rapporto con la pittura ha inizi precoci con le lezioni di un maestro trevigiano. Dai primi anni ’70 smette di usare la tecnica a olio per altre sperimentazioni. Tutto ciò genera soluzioni geometriche, una fase che si conclude con la partecipazione alla Quadriennale romana nel 1975. Segue un processo di analisi minimale, che si manifesta con una serialità di studi esposti nelle collettive della Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia. Negli anni successivi si afferma una visione metafisica in bilico tra ambiguità e mito. Il nuovo secolo porta idee rivelatrici di geometrie nuove fondate su particolari rapporti spaziali. Notevoli le esposizioni in Italia e all’estero con grande successo di critica.

ORARI

La mostra sarà aperta al pubblico ogni venerdì dalle 16 alle 19, il sabato e la domenica invece dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 19.

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