Articolo 4

La Belt and Road Initiative: Le questioni di sicurezza del progetto e le soluzioni cinesi


Economia - pubblicata il 25 Agosto 2022


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Fonte: ufficio stampa Presidenza Camera di Commercio di Treviso – Belluno | Dolomiti

Articolo 4

Le questioni di sicurezza del progetto e le soluzioni cinesi
Il grande progetto commerciale cinese della Bri ha riscontrato in questi ultimi anni alcune problematiche e controversie inerenti alle questioni di sicurezza delle rotte commerciali
marittime e terrestri che passano per territori e zone a rischio.
In particolare le difficoltà sono state riscontrate nel Sud-est asiatico, nel golfo di Aden e nelle tratte terrestri che passano per il Medio Oriente e l’Ucraina.
Per quanto riguarda il Sud-est asiatico, come accennato nel precedente articolo, la Cina sta cercando in ogni modo di ridurre la propria dipendenza commerciale dallo stretto di Malacca, un
passaggio obbligato per molte merci cinesi e straniere ed importante connessione economica tra l’Oceano Pacifico e l’Oceano Indiano. Paesi come il Giappone, gli Usa, l’Australia e l’India, che
insieme hanno formato il Quadrilateral Security Dialogue (Quad) con l’obiettivo chiaro di contrastare l’espansione economica e militare cinese nel Pacifico e in Asia, potrebbero
attivarsi nell’ostacolare le navi commerciali cinesi che passano per lo stretto con mezzi sia economici che militari. Per questa ragione, la Cina ha portato avanti il progetto di militarizzazione
del Mare Cinese Meridionale, con la costruzione di isole artificiali. In questo modo la Repubblica Popolare cerca di aumentare le sue aree marittime di zona economica esclusiva e di mare
territoriale oltre che aumentare la salvaguardia delle proprie navi mercantili ai confini dello Stretto. Inoltre, il corridoio Cina-Pakistan, rotta terrestre della Nuova Via della Seta che parte
dallo Xinjiang cinese ed arriva al porto pakistano di Gwadar, sta gradualmente risolvendo il problema della navigazione nello Stretto, dal momento che sempre più merce cinese utilizza questa via
per bypassare lo Stretto per imbarcarsi direttamente nella parte occidentale dell’Oceano Indiano ed arrivare nel Mediterraneo.
La seconda questione di sicurezza è data dalla tratta marittima obbligata per il Mediterraneo nel Golfo di Aden, il collegamento tra Oceano Indiano e Mar Rosso, da sempre caratterizzata dalla
presenza di pirateria. Insediandosi in Africa, la Repubblica Popolare ha creato nel 2017 la sua prima base militare all’estero in Gibuti, stato africano che si affaccia sul Golfo. In questo modo,
la presenza di militari cinesi favorisce il passaggio sicuro delle navi. A causa delle pressioni navali sempre più forti degli Usa ed il recente rafforzamento del Quad, la Cina prevede di
creare altri avamposti militari nei prossimi anni a Vanuatu, in Afghanistan, nello Sri Lanka, nelle Maldive, nelle Isole Salomone (progetto che sta portando avanti in questi mesi) e nelle isole
Tonga.
In terzo luogo, la Cina si è dovuta impegnare nella risoluzione dei conflitti tra Paesi nelle zone di rilevanza per la Bri: è dal 2006 che il governo di Pechino ha progressivamente
aumentato le attività di mediazione in zone a rischio come l’Afghanistan, il Pakistan, la Siria, Israele, il Myanmar e l’Iran. Nel 2017 la Repubblica Popolare Cinese è intervenuta
diplomaticamente in nove conflitti e con la guerra in Ucraina è attiva nel ruolo di mediatore tra i governi russo ed ucraino. Inoltre, un numero sempre maggiore di imprese di sicurezza private
cinesi opera all’estero: i contractors sono ex membri delle forze armate e di polizia cinesi, che agevolano indirettamente la raccolta informativa del governo di Pechino e la salvaguardia delle
tratte commerciali in territori di conflitto o a rischio conflitto.
Di Riccardo Nachtigal, stagista redazione TrevisoBellunoSystem

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