CAME GROUP SPA

INTERVISTA A PAOLO MENUZZO PRESIDENTE DI CAME GROUP SPA [AUTOMAZIONI] [MANIFATTURIERO]


Economia - pubblicata il 27 Maggio 2014


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Paolo Menuzzo, 66 anni, Presidente di Came Group, nel 1970 concretizza le idee di automazione dei primi cancelli e due anni più tardi, nel 1972, fonda Came, una delle prime aziende produttrici
di automazioni per cancelli in Italia.
Successivamente, avvia importanti investimenti in ricerca e sviluppo per l’industrializzazione e l’ampliamento della gamma di prodotti puntando sulla tecnologia elettromeccanica e delineando una
politica distributiva orientata al servizio.
Negli anni ’90, affianca alla produzione di cancelli automatici per uso residenziale, le prime linee di prodotto dedicate al controllo degli spazi collettivi, un business che si svilupperà negli
anni successivi, e inizia contestualmente ad aprire filiali in Europa.
Negli anni 2000 attua una politica di diversificazione del business acquistando aziende che operano in settori affini e inizia il processo di internazionalizzazione aprendo filiali in diverse
parti del mondo.

Buongiorno dott. Menuzzo, ci può raccontare di cosa si occupa la sua azienda?

Came Group è fra i leader riconosciuti in Italia e nel mondo nel settore delle automazioni per la sicurezza e il controllo degli ambienti e dei grandi spazi pubblici come piazze e strade.
E’ un interlocutore globale nel settore del controllo della casa – automazione, antifurto e domotica – della termoregolazione, della videocitofonia, delle videosorveglianza e dell’illuminotecnica.
Opera nel campo dei sistemi per grandi ambienti collettivi, nella gestione della città e degli spazi pubblici, offrendo soluzioni integrate per tutte le esigenze di regolamentazione e monitoraggio
dei flussi e degli accessi.
Il gruppo, che realizza il 70% del proprio business all’estero, è presente sul mercato con 480 tra filiali e distributori esclusivi in 118 Paesi nel mondo.
Pur essendo una multinazionale, Came Group è una realtà fortemente legata alle proprie radici italiane, conta 1.080 collaboratori e ha registrato un fatturato prossimo ai 215 milioni di euro nel
2013.
Fanno parte del gruppo Came, fra i leader riconosciuti in Italia e nel mondo nel settore della home & building automation, Urbaco, azienda leader nel settore del controllo degli accessi,
della pianificazione urbana e della gestione automatizzata dei flussi di traffico e nella messa in sicurezza delle strade e Bpt (Brevetti Plozner Torino), marchio leader nei settori della
videocitofonia, della domotica e della termoregolazione.

Che valore ha per voi l’innovazione?

Lo spirito imprenditoriale che contraddistingue Came è da sempre legato a una forte spinta verso l’innovazione che consente di sviluppare prodotti all’avanguardia. Qualunque dispositivo in
movimento viene concepito per migliorare e facilitare i gesti quotidiani delle persone e offrire una qualità della vita ottimale, in cui nulla è ostacolo, ma soluzione, semplificazione, espressione
di comodità e libertà di movimento, con un occhio di riguardo alle persone anziane e ai diversamente abili. L’orientamento all’innovazione e il capitale umano sono gli elementi che costituiscono
il vero vantaggio competitivo per la nostra società che, da sempre, investe il 6 % del proprio fatturato in attività di ricerca e sviluppo.

La Responsabilità Sociale d’Impresa rappresenta un asset importante per la vostra strategia aziendale?

La responsabilità sociale è un asset importante per la nostra azienda, basti pensare che Came è l’unica società produttiva trevigiana ad aver redatto per cinque anni consecutivi il
Bilancio Sociale che attesta l’impegno assunto nei confronti dei dipendenti, degli stakeholder, del territorio e della comunità in cui opera.

Una politica aziendale orientata alla sostenibilità sociale, ambientale ed economica, animata da un forte spirito innovativo e unita a un costante investimento in ricerca e sviluppo sono gli
elementi cardine che ci hanno spinto a certificare all’interno di un bilancio le nostre attività di responsabilità sociale.

Al Bilancio Sociale abbiamo affiancato il Codice Etico, ovvero un insieme di principi che osserviamo per garantire il regolare funzionamento, l’affidabilità della gestione, la reputazione e
l’immagine del gruppo.
Tutte le nostre attività devono essere svolte nel rispetto dei principi di onestà e osservanza della legge, integrità, correttezza, trasparenza, lealtà e responsabilità nei confronti di clienti,
fornitori, dipendenti, collaboratori, azionisti, partner commerciali e finanziari e della Pubblica Amministrazione.

A suo parere che importanza ha avuto il sapere artigianale e industriale del trevigiano nella vostra filiera di produzione?

La nostra azienda, ancora oggi, segue un approccio che deriva dal sapere artigiano e industriale trevigiano.
Pur essendo una multinazionale ha mantenuto la stessa reattività e la medesima forma mentis del piccolo artigiano veneto che segue il cliente, passo dopo passo, nella realizzazione di un progetto.
Questo approccio viene applicato sia nelle installazioni più piccole che nei progetti più complessi come quello sviluppato per Expo Milano 2015 nel quale sono necessarie la capacità di
customizzazione, la cura del servizio e l’attività di consulenza che fa parte del nostro DNA, fin da quando eravamo piccoli artigiani.

Ci può raccontare la scelta di essere official partner di Expo Milano 2015?

Siamo stati scelti da Expo Milano 2015 per la nostra capacità di gestire ambienti e contesti articolati, come sono quelli in cui si sviluppano i grandi eventi.
Le soluzioni tecnologiche che abbiamo progettato permetteranno di rispondere in maniera efficace sia alle esigenze della macchina organizzativa che a quelle dei Paesi partecipanti.
In qualità di partner tecnologico abbiamo sviluppato un innovativo modello di controllo accessi progettato per gestire l’ingresso degli oltre 20 milioni di visitatori attesi da tutto il mondo.
Si stima, infatti, che nei sei mesi dell’evento, ogni giorno, circa 140 mila persone varcheranno i cancelli del sito espositivo: è come se una città delle dimensioni di Monza o Brescia si
riversasse quotidianamente su un’area grande come circa 150 campi da calcio per poter visitare i padiglioni.
Il sistema di controllo accessi dovrà gestire anche picchi di 250mila persone, come quelli che si prevedono per le prime due ore di apertura dell’Esposizione Universale.
La soluzione che abbiamo proposto si inserisce nel progetto della Digital Smart City di Expo Milano 2015 ed è stata studiata per anticipare i bisogni del territorio e lasciare in eredità alla
città, al termine dell’evento, un modello tecnologico di riferimento all’avanguardia, sia per le strutture sia per le infrastrutture urbanistiche.
Si tratta di un sistema totalmente nuovo, in grado di dialogare con le tecnologie di controllo, sicurezza, sorveglianza e connettività più efficienti presenti oggi sul mercato.

Quale indicazione potrebbe dare alle imprese che intendono fare innovazione nei settori del manifatturiero tradizionale?

Chi intende fare innovazione deve ricordarsi di promuovere attraverso i propri prodotti il valore dell’italianità che non è presente unicamente nella moda, nel design e nell’agroalimentare, ma
anche nel settore tecnologico e della domotica.

E’ indispensabile valorizzare la capacità e il valore del pensare e progettare italiano.

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