Comunicato Confartigianato Imprese Marca Trevigiana


Economia - pubblicata il 15 Febbraio 2021


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Fonte: ufficio stampa Confartigianato Imprese Marca Trevigiana

Lunedì 15 Febbraio 2021.

BREXIT METTE A RISCHIO LA LEADERSHIP DI TREVISO NELLE ESPORTAZIONI VERSO IL REGNO UNITO

Confartigianato mette in guardia sulle conseguenze delle più stringenti regole doganali. Il Made in Treviso nel 2020 ha
registrato un export di 767 milioni di euro verso l’UK

Tempi dilatati e code per operazioni doganali, nuove norme sull’origine, burocrazia e costi extra più o meno nascosti. La Brexit
mette a rischio l’export della Marca Trevigiana, un mercato che nel 2020 ha superato i 767 milioni di euro. È la migliore performance in Veneto e l’undicesima in Italia.

Da circa un mese la Manica è più stretta per l’import della UE dalla Gran Bretagna a causa delle nuove procedure burocratiche. E
da aprile, quando scatteranno i controlli anche per l’import, la situazione potrebbe peggiorare anche per l’export made in Veneto, mettendo in pericolo una bella fetta degli oltre 2.9 miliardi di
euro esportati nell’anno della pandemia e soprattutto i 2.350 milioni di euro di saldo commerciale positivo che la nostra Regione vanta nei confronti dell’Inghilterra pari al 1,6% del PIL veneto.
Quasi il doppio di quanto vale lo stesso saldo a livello Italia pari allo 0,9% del PIL.

«La situazione è preoccupante su più fronti», mette in guardia Vendemiano Sartor, presidente di Confartigianato Imprese Marca
Trevigiana, «da quello logistico, con l’eurotunnel che viaggia a rilento e il sistema doganale inglese che sta soffrendo sotto il carico del nuovo lavoro, a quello informatico, con il
disallineamento tra sistemi Ue e Uk. A questo si aggiungono nuovi costi più o meno occulti del sistema di sdoganamento, fino allo spettro del cambio di formula sugli accordi di gestione del
trasporto e delle pratiche doganali con nuovi oneri a carico delle imprese. Il nodo è proprio nei trasporti dato che l’88,3% delle merci italiane verso l’UK viaggiano su gomma. Vanno individuate
procedure più snelle».

La partita è strategica per la provincia di Treviso che guida l’export veneto verso il Regno Unito. I dati consolidati da gennaio
a settembre 2020 confermano questa leadership: oltre 575 milioni di euro di export con saldo commerciale che supera i 520 milioni di euro. Nessun’altra provincia ha fatto meglio in Veneto. La
proiezione su tutto il 2020 conferma questo trend positivo, con un saldo commerciale fissato a 694 milioni di euro.

Un mercato che però ora rischia una preoccupante contrazione, che andrebbe ad aggiungersi alle difficoltà della pandemia. «Non
dimentichiamo», ammonisce il presidente Sartor, «che sulla competitività delle nostre imprese influisce anche l’apprezzamento dell’euro sulla sterlina registrato nel corso del 2020, +23% a gennaio
2021 sul valore alla date del referendum inglese del 2015».

Purtroppo, il Covid-19 ha lasciato un segno pesante anche sull’export verso il Regno Unito. Nel 2020 le esportazioni venete sono
diminuite del -21%, quasi il doppio rispetto al calo italiano (-11,9%) per un calo di 760 milioni di euro, performance peggiore rispetto al -11,2% delle vendite regionali verso tutti i paesi extra
UE.

In chiave settoriale, rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente, la maggior parte dei settori registra valori in
contrazione rispetto ai primi nove mesi del 2019.




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