Considerazioni finali del Governatore BANCA D’ITALIA. Relazione annuale 2016

Banca d'Italia


Economia - pubblicata il 01 Giugno 2017


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Fonte: E-MAIL ALERT Banca d’Italia

1. Considerazioni finali del Governatore sul 2016

Autorità, Signori Partecipanti, Signore, Signori,


il 16 settembre scorso ci ha lasciato Carlo Azeglio Ciampi, Presidente emerito della Repubblica e Governatore onorario della Banca
d’Italia. Entrato in Banca d’Italia nel 1946, ne fu Governatore dal 1979 al 1993.
Appena nominato, dovette affrontare il dissesto
bancario più grave del dopoguerra, con la Banca ancora scossa dalla drammatica vicenda che aveva visto ingiustamente colpiti i suoi vertici.

Negli anni del suo governatorato si realizzò pienamente l’indipendenza della banca centrale e si posero le condizioni per il
rientro dall’alta inflazione; iniziò la costruzione di un moderno sistema dei pagamenti, basato su infrastrutture tecnologiche essenziali per una grande economia di mercato; si avviò la riforma
dell’azione di vigilanza, con una radicale revisione della normativa e del mercato.

Ciampi ha lasciato un’impronta profonda nella gestione della Banca, utilizzando e affidando alla cultura aziendale un metodo di
lavoro basato sulla capacità di combinare competenze diverse e favorire il lavoro di squadra. Lo stesso metodo ne ha contraddistinto l’azione in tutti gli alti incarichi che ha ricoperto dopo aver
lasciato la Banca.

Con la sua scomparsa il Paese ha perso un grande uomo delle istituzioni; un uomo che ha creduto fermamente nei valori portanti
della democrazia e nell’Europa unita, ritenuta essenziale per garantire pace, libertà, uguaglianza, prosperità.
Restano i principi che hanno ispirato il suo modo di operare: senso del dovere, rispetto dell’alterità, consapevolezza delle responsabilità. Essi ci aiutano a comprendere che cosa significhi
servire l’interesse generale, riferimento costante di tutta la sua vita.

Negli ultimi sei anni gli interventi di politica monetaria mirati a contrastare la crisi finanziaria, quella dei debiti sovrani e i
rischi di deflazione hanno inciso profondamente sulla dimensione e sulla struttura del bilancio della Banca d’Italia.
L’attivo è aumentato di oltre 440 miliardi, raggiungendo i 774 miliardi. Il portafoglio di titoli detenuti per fini di politica monetaria è salito da 18 a 245 miliardi. Il rifinanziamento
alle banche è aumentato di 157 miliardi.

Come ho ricordato nella relazione all’Assemblea ordinaria dei Partecipanti il 31 marzo scorso, in cui davo anche conto del
processo di riallocazione del capitale, l’espansione del bilancio ha accresciuto la redditività ma anche i rischi; a questi si è fatto fronte con un coerente rafforzamento dei presidi patrimoniali.
L’esercizio del 2016 si è chiuso con un utile netto di 2,7 miliardi; dopo le assegnazioni alla riserva ordinaria e i dividendi erogati ai Partecipanti, allo Stato sono stati destinati 2,2 miliardi,
oltre a imposte per 1,3 miliardi.

Le innovazioni istituzionali in materia di vigilanza e di risoluzione delle crisi bancarie hanno mutato le responsabilità della
Banca d’Italia, accrescendone i compiti. Si è ampliato il perimetro della nostra azione a tutela della stabilità finanziaria, si è rafforzato il ruolo che da tempo la Banca svolge in Europa come
fornitrice di servizi a elevato contenuto tecnologico nel campo dei pagamenti, dei mercati e delle statistiche.

Entro la fine di quest’anno si completerà l’adesione degli operatori privati alla piattaforma europea per il regolamento delle
transazioni in titoli TARGET2-Securities, un’infrastruttura complessa la cui piena operatività è un contributo cruciale nel processo di integrazione dei mercati finanziari europei.

Dei numerosi cambiamenti organizzativi realizzati nell’anno trascorso diamo conto in dettaglio nella Relazione sulla gestione e
sulle attività della Banca d’Italia che oggi pubblichiamo insieme con la Relazione annuale. Questi cambiamenti, in un contesto di profonda innovazione tecnologica, hanno contribuito alla riduzione
dei costi operativi che dal 2009 sono scesi del 15 per cento in termini reali.
In questo periodo il numero dei dipendenti della
Banca è diminuito di 870 unità, a circa 6.900. Quelli che lavorano in istituzioni europee e internazionali sono oggi più di 150, in forte aumento dall’avvio del Meccanismo di vigilanza unico.

La Banca d’Italia resta salda nei principi, consapevole delle responsabilità che la collettività le affida, attenta a usare in modo
efficiente le risorse di cui è dotata. Alle donne e agli uomini che vi lavorano va l’apprezzamento del Consiglio superiore, del Direttorio, mio personale: le loro qualità, la loro consapevolezza di
servire il bene comune consentono di affrontare con fiducia i cambiamenti che l’evoluzione dei tempi rende necessari.

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