Con la legge annuale PMI, l’uso delle denominazioni artigianato e artigianale è consentito solo alle imprese artigiane iscritte all’Albo. Previste sanzioni minime da 25 mila euro.
Fine della concorrenza sleale: vince l’autentica eccellenza del nostro artigianato – è netta la posizione di Armando Sartori, presidente Confartigianato Imprese Marca Trevigiana, sull’entrata in vigore della legge annuale PMI. Questa norma riconosce finalmente il valore autentico dei prodotti artigiani e tutela i consumatori che avranno così la certezza legale che ciò che acquistano come “artigiano” sia effettivamente frutto del lavoro, dell’ingegno e della passione dei nostri imprenditori.
Con la nuova normativa, attiva dal 7 aprile, l’uso delle denominazioni “artigianato” e “artigianale” è consentito esclusivamente alle imprese in possesso della qualifica artigiana ai sensi della legge vigente. L’utilizzo di questi termini, infatti, è riservato esclusivamente alle imprese artigiane iscritte all’Albo. Per garantire che la legge non resti lettera morta, il legislatore ha introdotto un regime sanzionatorio estremamente severo, pensato per scoraggiare qualsiasi tentativo di abuso. Per ogni violazione commessa nell’uso improprio della denominazione, è prevista una sanzione minima di 25.000 euro e fino all’1% del fatturato.
È una battaglia vinta con determinazione da Confartigianato – sottolinea il presidente Armando Sartori. La nuova Legge annuale per le PMI ha finalmente colmato una lacuna normativa che per decenni ha generato incertezza sul mercato. La novità ha una portata rivoluzionaria per i settori simbolo della nostra manifattura come l’alimentare, la moda, l’artigianato artistico e tradizionale. In sostanza, si chiude l’era dei ‘furbetti’ che utilizzano il prestigio del termine “artigianato” senza averne titolo.
Nella Marca Trevigiana l’abusivismo colpisce 8.606 imprese artigiane, pari al 39,5% del totale. Il settore più colpito è l’acconciatura e l’estetica, con 2.040 artigiani (23,7%) che subiscono la concorrenza sleale. A livello di comparto, quello più nel mirino dell’abusivismo è l’edilizia, con 4.411 imprese interessate (51,3%), con in testa i muratori (1.433), seguiti dai pittori edili (1.090), dagli elettricisti (953) e dagli idraulici (935).
Collegati al “sistema casa”, penalizzati anche i riparatori di beni, con 473 imprese interessate, i potatori e giardinieri (393) e i traslocatori (5). Il fenomeno del “nero” interessa anche 981 autofficine di riparazione autoveicoli, 131 tassisti, 151 fotografi e 21 videoperatori.
Oltre all’abusivismo professionale, a colpire l’artigianato è anche la contraffazione, che incide in particolare sul settore moda. Nel 2024 in provincia ci sono stati 302 sequestri, pari al 55,7% del totale dei sequestri negli ultimi 12 anni, per un valore di 102 mila euro.
Far rispettare le norme e tutelare la legalità è fondamentale, ma non sufficiente per sconfiggere queste piaghe di illegalità – conclude il presidente Armando Sartori. È necessario strutturare anche delle azioni premianti, sia per le imprese che per i cittadini, di concerto con il governo e gli organi di controllo. Serve prevedere delle facilitazioni in termini di bonus e di sgravi per chi opera nella legalità, magari agendo concerto con le compagnie di assicurazione.




