Fatturazione elettronica, ecco come il terziario sta vivendo la rivoluzione digitale

ConfCommercio Treviso ha “mappato” le scelte di un gruppo selezionato di associati


Economia - pubblicata il 14 Gennaio 2019


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Fonte: ufficio stampa ConfCommercio Treviso



La fatturazione elettronica: nella tabella le scelte di un campione di 1200 imprese del terziario

Formula

Percentuale

Numero

Quantità di fatture emesse su base annua

All inclusive

20%

240

da 0 a 40

Portale Ascom

40%

480

Da 40 a 120

Get Your Bill e altro

30%

360

Oltre 120

Totalmente autonomi

con propri software

10%

120

Oltre 120

Fonte: uffici Confcommercio Treviso su un campione di imprese associate a Treviso e comuni limitrofi

Sono passati tutto sommato senza grossi traumi, ma con notevole sforzo ed impegno, i primi 12 giorni di rivoluzione digitale che- come è stato ampiamente ricordato- impone a tutti i soggetti con
partita iva (escluse alcune categorie), di emettere fattura digitale. Ovvero un file che viene canalizzato direttamente al cliente e all’Agenzia delle Entrate e conservato digitalmente. Un obbligo
che interessa tutto il mondo del lavoro autonomo, in pratica tutti i soggetti che contribuiscono alla costruzione del Pil, annunciato da oltre 1 anno, frutto di un processo di modernizzazione
imposto dal Governo e prima ancora dall’Europa che chiede – di fatto – alle imprese di entrare nel digitale partendo dalle necessità quotidiane più impellenti.

Confcommercio- e come esso tutte le Associazioni di categoria ed il mondo della consulenza- si sono organizzati per offrire servizi, soluzioni ed offrire a tutte le imprese e professionisti il
necessario accompagnamento.

“Varie le soluzioni offerte da Confcommercio che hanno consentito”- spiega il vicepresidente Federico Capraro- “non solo di affrontare con la necessaria serenità questa rivoluzione
che impatta sul quotidiano di ogni impresa, in particolare quelle del commercio a diretto contatto con il consumatore finale, ma di non farsi travolgere passivamente dall’ondata digitale”.

“E la mappatura fornita da Confcommercio ed elaborata su un campione selezionato rappresentativo, a 10 giorni data da inizio “ora x”, dimostra come ad ogni obbligo corrisponda una scelta
intelligente- segno evidente- “sottolinea Capraro- “della “reattività” e dell’adattabilità che è propria del settore”.

Dal campione di associati analizzato (1200 imprese del commercio, del turismo e dei servizi, su un totale di oltre 5000 associati) risulta che un 10% (circa 120 imprese) ha scelto di arrangiarsi
completamente, utilizzando software verticali forniti da Ascom o anche da terzi e dialoganti con l’Agenzia delle Entrate, avendo la capacità, lo spazio e il personale dedicato alla fatturazione. Lo
zoccolo duro, il 40% (circa 480 imprese e professionisti del campione ), ha scelto di utilizzare la piattaforma Ascom (portale start) che a sua volta dialoga con l’Agenzia delle Entrate, un sistema
che lascia autonomia ai singoli nei tempi e nell’elaborazione della fattura, ma che garantisce la copertura digitale e la conservazione, alla quale hanno aderito una vasta gamma di piccole e medie
imprese, agenti di commercio, edicolanti e professionisti che emettono un numero medio e medio basso di fatture /anno, da 40 a 120 circa, senza necessità di emetterle in brevissimo tempo. Tra
questi, anche un gran numero di panifici, che, quando consegnano a pubblici esercizi, mense o scuole devono emettere il documento di consegna con fattura elettronica. Un sistema che ha il vantaggio
di garantire autonomia senza doversi occupare di risolvere eventuali disservizi del canale dell’Agenzia delle Entrate. Un secondo zoccolo, che in termini percentuali, corrisponde al 30% (circa 360
imprese), significativo e ben caratterizzato, riguarda scelte tipo: get your bill o altro, formula gradita soprattutto a benzinai, pubblici esercizi, bar e ristorazione, ovvero soggetti costretti
ad emettere un alto numero di fatture al giorno ed all’anno, ben più di 120, con il cliente davanti e con pochi minuti a disposizione. Nello stesso tempo del pagamento si emette anche la fattura
digitale, come con un bancomat, garantendo al consumatore un servizio rapido ed efficace. Infine, la formula all inclusive, che delega tutto ad Ascom, senza alcun coinvolgimento digitale
dell’imprenditore, riguarda solo un 20% del campione e corrisponde a tutti quei soggetti che emettono poche fatture all’anno e con date programmabili, mediamente operano da soli e spesso non hanno
tempo di adempiere agli obblighi fiscali e burocratici.

“Nell’insieme”- conclude Federico Capraro– “abbiamo dimostrato, con le nostre imprese, di sapere reggere le rivoluzioni e di trasformare le difficoltà in cambiamenti, pur in un
territorio carente di infrastrutture digitali e di banda larga. Le imprese hanno fatto – e stanno facendo – la propria parte per contribuire all’europeizzazione del paese ed essere al pari delle
imprese tedesche ed europee che operano in contesti evoluti, bisogna però che questo sforzo non sia a senso unico che il cambiamento entri anche nei meandri della burocrazia e dell’apparato
statale”.

E’ bene chiarire che sono esonerati dalla e-fattura, imprese e professionisti che rientrano in: regime di vantaggio; regime forfettario; piccoli produttori agricoli (esonerati per
legge dall’emissione di fatture anche prima dell’avvio della fatturazione elettronica obbligatoria). I titolari di partita IVA nel regime dei minimi e i forfettari potranno scegliere di adottare il
metodo di fatturazione elettronica, sia per l’emissione che per la ricezione e conservazione. Anche medici e farmacisti sono esclusi per tutte le prestazioni che verranno poi
inviate al Sistema TS per il 730 precompilato.
Per loro un vero e proprio divieto di fatturazione elettronica, al fine di tutelare il diritto alla privacy dei cittadini che l’attuale sistema potrebbe compromettere.

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