#festivalstatistica #statisticall: Treviso è la settima provincia d’Italia per valore delle esportazioni. Il discorso del Presidente della Camera di Comemrcio di Treviso Belluno Mario Pozza

Il Veneto esporta merci per 57 miliardi: l'equivalente di quattro Paesi come Lituania, Estonia, Lettonia e Croazia. Più del totale export della Finlandia.


Eventi - pubblicata il 07 Ottobre 2016


Inizia presso Il Campus Treviso – Università Ca’ Foscari Venezia la I sessione del Festival della statistica e presentazione del rapporto @ICE a Treviso.

Ha aperto i lavori il Rettore Cà Foscari Venezia Bugliesi Michele a seguire l’intervento di Giancarlo Corò della presidente della Società Italiana di Statistica Monica
Pratesi
, il Presidente ISTAT Giorgio Alleva. Il Prefetto Laura Lega,ha sottolineato l’importanza dei big data, di dati intelligenti, fruibili, intellegibili grazie
all’interconnessione dei data base che permette la conoscenza vera di un territorio.
Monica Pratesi Presidente SIS ha sottolineato come il dato permetta di diffondere un modo di leggere la realtà che è indispensabile per comprendere e decidere.
La II sessione del festival della statistica è continuata in Camera di Commercio di Treviso-Belluno. Ha aperto i lavori del seminario L’Italia nell’economia Internazionale il presidente
della Camera di Commercio Treviso Belluno Mario Pozza che ha esposto i dati dell’export di treviso, del Veneto e del Nordest.
Ha informato che Treviso è la settima provincia d’Italia per valore delle esportazioni.
Nel 2015 -continua- abbiamo esportato merci per quasi 12 miliardi di euro, e con una crescita del 5% rispetto all’anno precedente.
Il Nordest Triveneto ed Emilia Romagna assieme genera quasi 1/3 del totale export nazionale – puntualizza -.
Se al Nordest sommiamo la Lombardia, per evidenti ragioni di contiguità del sistema produttivo, arriviamo ad un contesto territoriale che genera quasi il 60% dell’export nazionale.
Dopo la presentazione dei dati sull’eccellenza export di Treviso, del Veneto e del Nordest e dell’evidenza che sono motore dell’export Italiano, rileva il contrasto con la ricentralizzazione
delle politiche per l’internazionalizzazione, attorno alle funzioni dell’ICE.
Ci convince – chiede – questo disegno di riassetto istituzionale? Non ho nostalgia – puntualizza – per i tanti soggetti frammentati in tema di promozione estera inefficace. Sono
per un ICE più forte, ma vicino, nelle decisioni, ai territori che esportano. Da qui la domanda provocatoria del Presidente – Perché non immaginarsi un ICE che sposta i suoi centri decisionali
nel Nordest?
Intervento del Presidente della Camera di Commercio Mario Pozza

Benvenuti in Camera di Commercio. Benvenuti a questa seconda sessione del convegno che dall’Università si sposta nella “casa delle imprese”.
L’obiettivo di questa sessione è quello di sviluppare delle riflessioni, speriamo utili, in tema di politiche a sostegno delle imprese per l’internazionalizzazione. A discuterne, abbiamo
chiamato mondo dell’impresa, dell’università, delle banche, delle istituzioni.
Il tema dell’internazionalizzazione, va da sé, è cruciale per il nostro territorio.
Restando per un attimo ai numeri, visto che l’evento si inserisce nella cornice del Festival di Statistica, ricordo soltanto che:
1.
Treviso è la settima provincia d’Italia per valore delle esportazioni. Nel 2015 abbiamo esportato merci per quasi 12
miliardi di euro, e con una crescita del 5% rispetto all’anno precedente
2.
Allargando lo sguardo a tutto il Nordest (Triveneto ed Emilia Romagna assieme), questo contesto geografico genera quasi
1/3 del totale export nazionale
3.
Se al Nordest sommiamo la Lombardia, per evidenti ragioni di contiguità del sistema produttivo, arriviamo ad un contesto
territoriale che genera quasi il 60% dell’export nazionale
Questi dati portano ad evidenziare un tema cruciale che la tavola rotonda affronterà, non il solo ma, io penso, uno dei più importanti:
A)
Sono ben evidenti i territori che in Italia sono motore dell’export. Ed evidente al tempo stesso una ricentralizzazione
delle politiche per l’internazionalizzazione, attorno alle funzioni dell’ICE. Ci convince fino in fondo questo disegno di riassetto istituzionale?
Sia chiaro. Non ho nostalgia per i tanti soggetti frammentati che nei territori volevano fare di tutto e di più in tema di promozione estera, in modo irreparabilmente inefficace.
E sono anche consapevole che l’ICE negli ultimi anni ha cambiato pelle in modo significativo. Con i suoi RoadShow nei territori, uno svolto anche qui a Treviso lo scorso Maggio, non è
rimasto soltanto, mi si passi l’espressione, accanto ai Ministeri. Ciò peraltro anche all’interno di un diverso coordinamento interministeriale, che per l’agroalimentare italiano ha dato
sicuramente interessanti frutti.
Tuttavia mi sembra importante chiederci se questo auspicabile rafforzamento dell’ICE, come soggetto attuatore e coordinatore delle politiche per l’internazionalizzazione, non possa andare di
pari passo con un rafforzamento di una filiera di soggetti, che nei territori, per ruoli complementari, concorre a definire le strategie e ad attuarle. Concorre a modificare il modello di
governance e il processo decisionale dell’ICE stesso.
La questione dell’interazione ICE-territori non significa un ritorno al passato, ma un tener conto, in prospettiva, dell’inedita complessità degli scenari internazionali, per attrezzarci di
conseguenza.
B)
Gli economisti ci dicono che stiamo andando verso una stagnazione delle economie avanzate. Alcune economie emergenti sono
entrate in crisi. Non è facile oggi definire strategie e priorità.
E’ allora fondamentale decidere assieme non solo il che fare, ma anche il come sviluppare determinate azioni, in modo coerente con le caratteristiche dei diversi settori e delle diverse
tipologie di imprese.
Bisogna poi aver chiaro, come ci diranno oggi le imprese, che la proiezione all’estero delle imprese passa per un pacchetto articolato di misure.
Non solo la promozione in senso classico e l’accompagnamento sui mercati, ma anche l’esplorazione di nuove opportunità di business, gli scambi tecnologici, la crescita manageriale delle PMI…

Va detto che anche su quest’ultimo aspetto ci sono segnali di novità importanti: accanto ai consolidati Master dell’ICE per export mànagement, ha avuto interessanti riscontri questa nuova
iniziativa dell’export temporary manager, voluta dal Ministero per lo Sviluppo Economico e poi veicolata nel territorio dalle associazioni di categoria. In Veneto ne hanno beneficiato da subito
250 imprese.
Ma credo ci siano tutti i margini per ampliare la platea dei beneficiari, in particolare le piccole imprese: per sperimentare, a partire da questo terreno, un coordinamento più stretto fra
attori nel territorio, compreso il sistema universitario. Forse non è solo in gioco l’innesto di figure manageriali in azienda, che può essere ottimamente gestito dalle associazioni
imprenditoriali, ma anche l’emersione di un bisogno di professionalità, cui l’impresa non ci aveva mai pensato per affrontare un certo mercato estero.
Insomma, come vedete, c’è un complesso mosaico di azioni da considerare. Bene allora un ICE più forte (ma vicino, nelle decisioni, ai territori che esportano); al tempo stesso vedo
necessaria una filiera altrettanto forte e coordinata di attori, capillare nei territori, specializzata per ruoli.
Qui c’è ampio margine per ridefinire, assieme all’ICE e ai Ministeri competenti, il ruolo del sistema camerale assieme a quello associativo, il ruolo delle banche, del sistema universitario,
delle Regioni….
Con modalità che escano dallo schema logoro “centro-periferia”, ma che mettano al centro, scusate il gioco di parole, la varietà delle specializzazioni d’impresa e i loro correlati
bisogni.
Non sottraggo altro tempo alla discussione. Questi gli spunti che mi sembrava interessante porre in apertura dei lavori. E che ora affido al Direttore Paolo Possamai per approfondirli nella
Tavola Rotonda.

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