Gelo: a rischio kiwi, ciliegi e albicocchi. Preoccupazione per le colture arboree e per gli ulivi.

Ma potrebbero esserci anche risvolti positivi per la neve che sta cadendo sulle montagne, che ricaricherà i bacini acquiferi


Economia - pubblicata il 27 Febbraio 2018


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Fonte: ufficio stampa Confagricoltura Treviso

Treviso, 26 febbraio 2018 – Allarme maltempo nelle campagne per le gelate connesse al vento gelido siberiano. Confagricoltura Treviso sta monitorando costantemente la
situazione, anche attraverso le proprie strutture territoriali. Preoccupazioni si hanno soprattutto per le colture arboree che – dopo le temperature mediamente più alte delle settimane scorse –
potrebbero aver risvegliato le gemme. Si temono soprattutto ricadute sui frutteti, soprattutto per kiwi, albicocco, pesco e ciliegio, che resistono meno a basse temperature. Qualche disagio
potrebbe esserci anche negli allevamenti.

“Ci auguriamo che la gelata non si protragga a lungo – dice Renato Bastasin, direttore di Confagricoltura Treviso -. Se le gelate fossero intense e
prolungate, potrebbero arrecare danni notevoli. Se invece il fenomeno resterà circoscritto a pochi giorni, potrebbe avere risvolti anche positivi, in primis contro la siccità. La copiosa neve che
sta cadendo al Nord e in particolare sulle Alpi permetterà di ricaricare in modo adeguato i bacini acquiferi del Nord Italia, che tanto avevano sofferto per la siccità del 2017. Potrebbe anche
essere deterrente per cimice asiatica”.

In relazione alle temperature previste e alla durata dell’evento, Confagricoltura Treviso riassume i rischi relativi alle gelate e al rischio neve.

Possibili ricadute sui frutteti. Il kiwi è la pianta più a rischio perché non resiste a lungo alle basse temperature (in Piemonte vi sono più di 5.050 ettari di superficie
investita). Anche l’albicocco, come il pesco ed il ciliegio, inoltre, potrebbero subire perdite. Per il melo e pero nessun tipo di problema. Attenzione all’ulivo. Le coltivazioni orticole in pieno
campo potrebbero uscirne fortemente provate, sia per il gelo sia per la neve.

Disagi diffusi negli allevamenti a causa del servizio idrico con gelate alle condutture che portano acqua agli abbeveratoi; per la raccolta del latte nei comuni più isolati, per
danni alle strutture per la neve. I danni alle infrastrutture elettriche possono peggiorare notevolmente la situazione. Nelle situazioni più estreme si potrebbero riscontrare problemi agli animali.
La breve durata dell’evento però fa ben sperare.

Danni infrastrutturali per la neve, soprattutto ai cavi dell’energia elettrica. Occorre sollecitare da subito la Protezione civile e l’Enel a prevedere una strategia di primo
intervento.

Le aziende che possiedono serre sono costrette a tenere gli impianti di riscaldamento costantemente accesi per evitare che gelino le tubature, ma con il gasolio a costi elevati è
un ulteriore problema per il settore.

In passato si sono riscontrate gelate storiche connesse al freddo proveniente dalla Siberia nel 1929, nel 1956, nel 1985 e nel 2012. In queste annate la durata delle gelate fu lunga, superando in
alcuni casi i dieci giorni.

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