Il presidente della CCIAA Treviso Belluno Mario Pozza ha esposto alla stampa le dinamiche dell’industria bellunese e trevigiana nel 2° trimestre. Sottolineando un rimbalzo congiunturale positivo per il manifatturiero.

Pozza - La Camera di Commercio, come Ente terzo si impegnerà molto nel ripristinare la fiducia sui funzionamenti più strutturali dell’economia, che è il presupposto per ripartire davvero, fare investimenti, creare mercati, sviluppare conoscenze e saperi.


Economia - pubblicata il 11 Agosto 2016


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Le dinamiche dell’industria bellunese e trevigiana nel 2° trimestre 2016

RIMBALZO CONGIUNTURALE POSITIVO PER IL MANIFATTURIERO

Vanno bene produzione, fatturato e raccolta ordini, dopo le flessioni dello scorso trimestre. Confermato il trend di crescita annuo per la produzione: +3,6% a Treviso, +5,0% a Belluno. In recupero
il grado di utilizzo degli impianti, oggi al 75%.

Il quadro generale

Stando all’indagine campionaria di Unioncamere Veneto, il passo congiunturale dell’industria trevigiana e bellunese è stato particolarmente vivace, come in parte anticipato dalle previsioni
raccolte a marzo. Non cambiano di molto, però, i tendenziali annui della produzione e del fatturato: e dunque sembra più corretto parlare di rimbalzo congiunturale del manifatturiero, dopo le
flessioni registrate nel I trimestre. Ciò, all’interno di un trend di fondo che resta comunque di crescita, soprattutto se confrontato con il dato nazionale, dal quale emerge invece una produzione
stazionaria e un fatturato in lieve contrazione (anche al netto del settore energetico). Il trend positivo del manifatturiero trevigiano e bellunese è sostenuto da una raccolta ordini in crescita,
su base congiunturale, sia sul fronte interno che estero; trend che è in grado di determinare, a livello di funzionamenti aziendali, un lieve miglioramento nel grado di utilizzo degli impianti.

“Qualcuno potrebbe insinuare che questo quadro congiunturale non sia più attuale, perché si riferisce a situazioni ante-Brexit. In realtà – ci tiene a precisare il Presidente della Camera di
Commercio, Mario Pozza – l’incertezza geopolitica e il rallentamento delle economie emergenti pesano assai di più, al momento, dell’incognita Brexit, e in qualche modo sembrano già
metabolizzate dal sistema produttivo e incorporate in questi dati”. “In filigrana al quadro positivo di fondo non mancano infatti segnali da leggere con attenzione – sottolinea Pozza-
la dinamica tendenziale del fatturato, più debole della produzione, evidenzia che le aziende stanno limando i prezzi di vendita, pur di mantenere quote di mercato, mettendo sotto pressione i
margini. Ciò a fronte di una crescente incertezza sulla tenuta della domanda estera, come appare dalla dinamica piuttosto schizofrenica della raccolta ordini esteri in entrambi i territori: per
alcune componenti industriali in aumento, per altre in rallentamento se non addirittura in contrazione”. Dunque – aggiunge Pozza – la situazione resta fluida, molto complessa, e
impone di non fermarci ai segni “più” o “meno”, ma di comprendere in profondità i tratti inediti di questa fase dell’economia. Così da definire azioni di supporto alle nostre imprese all’altezza
della complessità del momento. La fiducia dei nostri imprenditori, almeno quella riposta sul ciclo congiunturale, non pare adombrata da particolari timori, nel breve, considerato che per il terzo
trimestre prevalgono sostanzialmente indicazioni di stazionarietà, in linea con l’anno scorso. Ma c’è un altro tipo di fiducia che bisogna ricostruire, che va ben oltre il ciclo congiunturale e
riguarda i funzionamenti più strutturali dell’economia. La Camera di Commercio, come Ente terzo, si impegnerà molto nel ripristinare questo tipo di fiducia, che è il presupposto per ripartire
davvero, fare investimenti, creare mercati, sviluppare conoscenze e saperi: definire insomma una competitività di sistema di lungo periodo che permetta alle nostre imprese di muoversi da
protagoniste in questi nuovi scenari, senza essere semplicemente in ostaggio delle oscillazioni congiunturali”

L’analisi di dettaglio degli indicatori per il manifatturiero bellunese

1) Produzione

L’indice di produzione del manifatturiero bellunese ha ripreso a muoversi con vigore dopo i segnali di decelerazione evidenziati nelle rilevazioni precedenti. Nel secondo trimestre 2016 la
produzione industriale ha registrato un aumento del 7,1% rispetto al primo trimestre e del 5% su base annua. Parallelamente il grado di utilizzo degli impianti si è rafforzato, passando al 77,3%
dal 75,3% espresso nella prima frazione d’anno. Il recupero tendenziale risulta più significativo per le imprese con oltre 50 addetti (+6,9%), meno marcato per le altre realtà aziendali, arrivando
ad indicare uno stallo nella classe dimensionale 10- 49 addetti. In termini congiunturali, tuttavia, i ritmi di crescita risultano soddisfacenti per tutte le tipologie d’impresa. Il quadro
previsionale, come anticipato, è sostanzialmente condizionato dall’andamento stagionale e dal fermo estivo dell’industria: permane peraltro, sull’andamento della produzione nel terzo trimestre, un
saldo positivo tra indicazioni di crescita o di flessione (6,5% di giudizi), ma la maggioranza assoluta delle imprese (52%) si polarizza su giudizi di stazionarietà.

2) Fatturato e nuovi ordinativi

Buoni i riscontri anche a livello di fatturato, dove la variazione tendenziale, +7,9%, sintetizza un andamento favorevole per tutte le classi dimensionali, sostenuto soprattutto dal fatturato
estero che evidenzia un incremento annuo dell’11,5%. La lettura congiunturale presenta una dinamica decisamente espansiva (+10,9%), di rimbalzo rispetto allo scorso trimestre, come si diceva, che
premia in particolar modo, ma non solo, le imprese maggiori. Non emergono particolari differenze, nei rimbalzi, tra fatturato interno e fatturato estero. Questo recupero nelle vendite pare
supportato da una buona raccolta ordini: del +7% è la variazione congiunturale dal mercato interno, addirittura del +22% quella dai mercati esteri, per effetto combinato di alcuni player di grosse
dimensioni, con andamenti delle vendite marcatamente stagionali, ma con riverberi importanti lungo tutta la filiera dell’indotto. Questo “effetto-filiera” traspare anche dall’allungamento del
portafoglio ordini: il calendario della programmazione aziendale si porta da 44 a 59 giorni di produzione assicurati. Qualche interrogativo sulla volatilità dei mercati internazionali viene posto
comunque dalla variazione tendenziale su base annua della raccolta ordini dall’estero, che volge inaspettatamente in negativo (-0,6%).

Le stime per i prossimi tre mesi non sembrano però adombrate da particolari timori, per quanto riguarda l’estero: le aziende che prevedono un aumento (26,1%) continuano a prevalere nettamente su
quelle orientate per un calo (+10,7%), benché tale scostamento appaia in riduzione rispetto alle rilevazioni precedenti. Di fondo, come per la produzione, e visto il trimestre innanzi, prevalgono
giudizi di stazionarietà.

L’analisi di dettaglio degli indicatori per il manifatturiero trevigiano

1) Produzione

In provincia di Treviso
la produzione industriale ha conosciuto un rimbalzo del +6,2% rispetto al trimestre precedente, dopo la flessione del primo scorcio d’anno. Un risultato che
coinvolge in modo omogeneo l’insieme di imprese con 10 addetti e più; di minore intensità invece (+3,0%), ma pur sempre significativo, il recupero congiunturale per la piccola impresa (5-9
addetti).

Migliora anche il grado di utilizzo degli impianti, che passa nel complesso dal 72,3% del primo trimestre al 74,8%. Di rimbalzo è opportuno parlare, considerato per l’appunto l’andamento negativo
dello scorso trimestre. Ma non è da trascurare il fatto che il tasso annuo di crescita della produzione, nonostante queste oscillazioni congiunturali, si mantenga stabile, da tre trimestri a questa
parte, attorno al 3,5%. Letta questa dinamica attraverso l’indice destagionalizzato della produzione, si può affermare che, con il II trimestre 2016, la produzione industriale trevigiana si riporta
ai livelli del II trimestre 2011: quando la prima fase di recupero, dentro la grande recessione, venne interrotta dalla crisi dei debiti sovrani.

Le previsioni per il III trimestre 2016, per questo indicatore, scontano il consueto rallentamento per la pausa estiva, ma non sembrano incorporare particolari segnali critici. Predominano i
giudizi di stazionarietà (51,2% degli intervistati), mentre di poco prevalgono i giudizi di flessione rispetto a quelli di aumento (3%), abbastanza in linea con quanto rilevato un anno fa.

2) Fatturato e nuovi ordinativi

Anche sulle vendite si registra un importante rimbalzo congiunturale, ma più disomogeneo fra classi dimensionali d’impresa rispetto a quanto visto per la produzione. Nel complesso la variazione
congiunturale del fatturato risulta del +7,2%; sale al +9,1% per le imprese con 50 addetti e oltre; si ferma al +2,2% con riferimento alla micro impresa (5-9 addetti), che in quota parte sembra
risentire di una flessione, sempre rispetto al trimestre precedente, tanto nelle vendite all’estero (-6,7%) quanto nella raccolta ordini dall’estero (-11%). Queste differenti dinamiche delle
vendite, su base trimestrale, non intaccano però il tasso annuo di crescita del fatturato totale, che si attesta al +2,8%, senza significativi scostamenti tra classi dimensionali di imprese.


Più articolata la situazione, in tema di raccolta ordini dall’estero: accanto all’appena citata flessione congiunturale della micro impresa, troviamo all’opposto
una piccola impresa (10-49 addetti) che mette a segno l’incremento più consistente dei propri ordini dall’estero su base trimestrale (+9,9%). Mentre la media impresa (50 addetti e oltre) si deve
accontentare di un +2,0%. Ciò ha ripercussioni anche sulle variazioni tendenziali dell’indicatore (su base annua): robuste per la piccola impresa (+7,0%), moderatamente positive per la micro
impresa (+2,0%), con accenno di flessione (-0,9%) per la medio-grande impresa. Per effetto dei pesi (si ricorda che i risultati dell’indagine campionaria sono pesati sul fatturato delle imprese),
il dato complessivo della raccolta ordini dall’estero resta in trend positivo (+2,5%), ma in rallentamento rispetto al trimestre precedente (+3,6%), in linea con quanto evidenziato anche dal PMI
Index per il manifatturiero italiano. Gli ordini dal mercato nazionale, per anni in sofferenza, paiono invece attestarsi su una dinamica più solida: il trend annuo accelera, passando dal 3,3% dello
scorso trimestre, al 4,2% del trimestre attuale. Previsioni senza particolari sorprese, su questi indicatori: come per la produzione, i giudizi si addensano sulla stazionarietà e i lievi sbilanci
dei giudizi negativi per fatturato totale e ordini interni scontano, come già detto, la pausa estiva.

Nota metodologica

L’indagine Veneto Congiuntura è realizzata da Unioncamere del Veneto: per la provincia di Treviso si basa su 302 imprese intervistate, per un totale di quasi 14.000 addetti; per la provincia di
Belluno si basa su 108 imprese intervistate, per un totale di 5.500 addetti.

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