Intervento del Presidente della Camera di Commercio Mario Pozza in occasione del convegno sulle agromafie.

C'è un’economia parallela che sottraendo quote di mercato ai prodotti tutelati, determina pesanti danni alle aziende. Tale fenomeno si concretizza nell’utilizzo di denominazioni geografiche, immagini e marchi che evocano l’Italia, per promozionare e commercializzare prodotti affatto riconducibili al nostro Paese.


Economia - pubblicata il 02 Dicembre 2016


https://www.trevisobellunosystem.com/tvsys/img/notizie/fbpresidente-pozza-intesvistatato-da-rai.jpg

Con grande piacere intervengo in apertura di questo incontro, voluto dall’Ente camerale e realizzato in collaborazione con l’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema
agroalimentare e con Coldiretti Treviso Belluno, che ringrazio sin d’ora per la disponibilità assicurata e la preziosa attività svolta.


Il contesto in cui si inserisce l’iniziativa di oggi è rappresentato da fenomeni che talora – purtroppo – sono sottovalutati e che, invece, vanno decisamente affrontati e
combattuti: parliamo della contraffazione e della falsificazione dei prodotti alimentari, che sono veri e propri attacchi criminali alla salute di ognuno di noi in quanto consumatori ma anche al
Made in Italy, a tutto danno delle nostre imprese.


Secondo una recente indagine proprio di Coldiretti, due prodotti alimentari di tipo italiano su tre in vendita sul mercato internazionale sono il risultato dell’agropirateria
internazionale. In testa alla classifica dei prodotti più “taroccati” ci sono i formaggi, a partire dal Parmigiano Reggiano e dal Grana Padano che, ad esempio negli Stati Uniti, in quasi nove casi
su dieci sono sostituiti dal Parmesan, magari prodotto in California. Poi ci sono i nostri salumi più prestigiosi, il Parma, il San Daniele, spesso “clonati”, ma anche gli extravergine di oliva, le
conserve. E come dimenticare le truffe ai danni del prosecco, prodotto simbolo del nostro territorio, molto imitato e altrettanto contraffatto, lasciando da parte le polemiche degli ultimissimi
giorni. O ancora il radicchio, solo per citare i più famosi.

A questa realtà se ne aggiunge un’altra, altrettanto insidiosa: l’esistenza di un’economia parallela che, sottraendo quote di mercato ai prodotti tutelati, determina pesanti danni alle
aziende. Tale fenomeno si concretizza nell’utilizzo di denominazioni geografiche, immagini e marchi che evocano l’Italia, per promozionare e commercializzare prodotti affatto riconducibili al
nostro Paese. Ciò rappresenta la forma più eclatante di concorrenza sleale e truffa nei confronti dei consumatori, soprattutto nel settore agroalimentare. Accade quindi che c’è chi importa materia
prima (latte, carni, olio) dai Paesi più svariati, la trasforma, ricavandone prodotti successivamente venduti come italiani senza lasciare traccia, attraverso un meccanismo di dumping che danneggia
e incrina il vero Made in Italy, non esistendo ancora per tutti gli alimenti l’obbligo di indicare la provenienza in etichetta.


Questo contesto ha solleticato anche gli interessi della malavita perché, in tempi di crisi, le ha consentito di infiltrarsi in modo capillare nella società civile e condizionare la
vita quotidiana della persone, in termini economici e salutistici. Al recente forum dell’agricoltura di Cernobbio è emerso che le agromafie rappresentano un business da 16 miliardi, mentre gli
strumenti normativi che servirebbero latitano ancora.


Parallelamente, il fenomeno della contraffazione viene alimentato dalla non conoscenza del consumatore di norme e tutele a suo favore, e dal perdurare delle difficoltà
economiche.
Le scelte di acquisto a livello familiare, infatti, sono spesso impostate sul risparmio, il più delle volte illusorio, che non prendono in considerazione i danni che lo stesso acquisto può
comportare.


I problemi assumono dunque notevole rilievo sia sotto il profilo della contraffazione dei marchi e dei prodotti alimentari sia sul piano delle pratiche commerciali scorrette, in
particolare quando hanno per oggetto alimenti di consumo diffuso.
Tutte queste questioni rappresentano per le Istituzioni aree di intervento prioritarie. Tanto più per le Camere di Commercio, che sui temi della regolazione del mercato, della tutela del
consumatore e della fede pubblica tanto investono, anche in forza delle competenze stabilite per legge, tra l’altro confermate anche dalle previsioni contenute nella recentissima legge di riforma
degli Enti camerali.


Oggi l’attenzione di molti consumatori è giustamente sempre più riservata alla qualità. Ben vengano quindi le notizie che ci rassicurano: ad esempio, la recente introduzione
dell’obbligo – a partire dal gennaio prossimo, con il via libera della Commissione Europea – di indicare l’origine del latte a lunga conservazione (per quello fresco l’obbligo c’è già), dello
yoghurt e dei formaggi (ad esclusione di quelli DOP: anche qui l’obbligo è già previsto).
Non dobbiamo scordare che il patrimonio agroalimentare italiano – dato da un insieme combinato e armonioso di ambiente, suolo e territorio – è unico al mondo per valore e assortimento. La
cultura gastronomica e i prodotti agroalimentari nazionali sono famosi ed apprezzati dai consumatori di molti paesi.


Se poi pensiamo alla nostra realtà con una visione più marcatamente aziendale, vediamo che nelle province di Treviso e Belluno vi sono ben 18.020 imprese attive nel settore
agroalimentare, per un totale di quasi 25.000 mila addetti. Aggiungiamo a questi dati, perché complementari, quelli relativi alle attività di trasformazione e vendita di prodotti alimentari, di
alloggio e ristorazione nonché le attività di supporto, così da contare ulteriori 11.500 unità locali operanti tra Treviso e Belluno.
Insomma, una filiera allargata che è importantissima, vitale e preziosa. E che va supportata, garantendo il miglioramento di investimenti, fatturati e occupazione, anche a fronte dei rincari
delle materie prime.


Per i dati completi rimando all’interessante brochure da noi realizzata, qui in distribuzione, oltre al volume “La tutela del Made in Italy nel settore agroalimentare” realizzato
dall’Osservatorio con il contributo della Regione Veneto: a me preme qui sottolineare l’unicità, la distintività e la qualità dei prodotti agroalimentari delle nostre due province, prodotti che più
volte sono stati oggetto di premi e riconoscimenti a livello nazionale e internazionale.
Con questa iniziativa – abbinata com’è alla “Mostra del Falso”, allestita nella sala Consiglio qui a fianco e che vi invito a visitare – vogliamo dunque aiutare a diffondere la comprensione del
fenomeno della contraffazione, favorendo nel contempo la cultura della legalità e la specialità delle produzioni: tutto ciò per aiutare i consumatori a effettuare acquisti consapevoli e
responsabili.


Raggiungere questi obiettivi non deve essere un semplice auspicio ma, al contrario, un imperativo categorico, su cui convergere senza esitazioni.

Mario Pozza
Presidente della Camera di Commercio di Treviso – Belluno

Corsi e convegni

Economia

Economic Report

Eventi

News Europa

Promo

Sport