La congiuntura del manifatturiero nel primo trimestre 2021. La produzione torna quasi ai livelli pre-covid

Sia a Treviso che a Belluno il grado utilizzo degli impianti si riporta attorno al 74% e il portafoglio ordini assicura in media 50 giorni di produzione. Non per tutti i settori il rimbalzo ha la stessa intensità, ma si guarda con ottimismo anche al 2° trimestre: produzione e fatturato attesi in crescita per circa il 60% delle imprese intervistate


Economia - pubblicata il 28 Maggio 2021


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Fonte: ufficio stampa
Camera di Commercio di Treviso-Belluno

Treviso, 27 Maggio 2021 – Il commento del Presidente della Camera di Commercio di Treviso-Belluno|Dolomiti, Mario Pozza: In pochi mesi, grazie ai progressi nelle
campagne vaccinali, hanno preso forza a livello globale quei segnali di ripresa che ancora a fine anno restavano una mera ipotesi previsiva. Restano sfasati i tempi di ripresa, sia per ragioni
geografiche che per ragioni settoriali – spiega Mario Pozza, presidente di Unioncamere del Veneto -.

Nel primo trimestre del 2021, ad ogni modo, l’industria manifatturiera veneta ha registrato un andamento più che positivo (+3,1% rispetto al trimestre precedente) che ha proseguito, pur a
ritmi più normalizzati, il rimbalzo di attività evidenziato nella seconda metà del 2020. Anche le prospettive sono in netto miglioramento, stando alle valutazioni degli imprenditori e anche in
considerazione delle progressive riaperture di molte attività nei servizi. Fatto che – commenta Pozza – dovrebbe permettere anche a settori come l’alimentare e il
sistema moda, legati a filo doppio al turismo, alla ristorazione e in generale alla mobilità delle persone, di recuperare il terreno perso. È del 53% la quota di imprese che
prevede una crescita della produzione nei prossimi tre mesi, salita di oltre 20 punti rispetto a fine 2020.

Anche l’indagine Ihs-Markit sul manifatturiero italiano mostra simili evidenze: l’indice è salito in aprile ai massimi storici (60,7 da 59,8 di marzo), spinto dalla dinamica positiva della
produzione e dall’accelerazione degli ordinativi che non si vedeva da anni. Pur con tutte le cautele del caso, è ragionevole supporre – sono le conclusioni del Presidente
Pozza – che il contesto dell’industria regionale sia destinato a migliorare ulteriormente nei prossimi mesi, sostenuto dalla ripresa della domanda interna (+5,6%) ed estera
(+6% rispetto agli ultimi tre mesi del 2020), che finora sono state frenate a causa delle misure di contenimento del virus, per effetto dell’incertezza e delle preoccupazioni sull’evoluzione
della crisi sanitaria.

Restano certo aperte alcune incognite, quali il rincaro delle materie prime, lo sblocco dei licenziamenti, e se la crisi abbia intaccato la solidità finanziaria delle imprese. Sono aspetti
che abbiamo verificato – dice Pozza – sottoponendo alcune domande di approfondimento al medesimo campione utilizzato per il monitoraggio congiunturale.
In effetti, il 58% delle imprese intervistate ha percepito un aumento generalizzato dei prezzi delle materie prime rispetto al 2019, con un rincaro medio del
+12,7%. Ma il prezzo dei coils in acciaio è rincarato di quasi il +40% da agosto 2020 ad oggi. E si fa fatica ad approvvigionarsi di componentistica elettronica. Saranno
temporanei, questi rincari, come dicono gli analisti, ma intanto complicano non poco questa fase di ripartenza, perché talvolta le imprese si trovano nell’oggettiva difficoltà di evadere gli
ordini, per carenza di materie prime o semilavorati.
Meno critico lo scenario sull’occupazione: solo il 7% delle imprese intervistate pensa di dover ricorrere alla riduzione dell’organico una volta rimosso il blocco dei
licenziamenti.
Questo almeno è quello che emerge dal nostro campione – Pozza ci tiene a precisarlo – che analizza le imprese manifatturiere dai 10 addetti in su.
All’interno di questo sottoinsieme di imprese, potrà essere del 13% circa la quota di lavoratori a rischio licenziamento (quota che tende a salire per il sistema moda).
Riportando questi dati all’universo del comparto manifatturiero, la nostra stima è di circa 5.000-6.000 probabili esuberi in Veneto, allo stato attuale. Ma bisognerà capire la dinamica del
comparto (e di quei settori oggi meno agganciati alla ripartenza) al momento effettivo della rimozione del blocco.
L’ultimo aspetto che abbiamo indagato – conclude Pozza – riguarda la situazione finanziaria delle imprese: il 59% delle aziende
intervistate, dopo l’inizio della pandemia da Covid-19, non ha richiesto moratorie sui prestiti. Un altro 13% di imprese ha richiesto moratorie che però sono già
scadute. Poco più di un quarto del campione intervistato (il 28%) ha invece una moratoria ancora attiva: ma all’interno di questo gruppo, solo un 11% di imprese prevede
di essere in difficoltà nel ripagare il debito alla scadenza
e pensa di chiederne una ristrutturazione. In un quadro
complessivamente confortante, di solidità patrimoniale del comparto –
commenta Pozza -, questa è l’area di rischio che si riesce a circoscrivere, che interessa
trasversalmente i vari settori, con una maggiore intensificazione per il sistema moda e per i mezzi di trasporto.

Il quadro internazionale e nazionale

In pochi mesi, grazie ai progressi nelle campagne vaccinali, hanno preso forza a livello globale quei segnali di ripresa che ancora a fine anno restavano una mera ipotesi previsiva. Restano
sfasati i tempi di ripresa, sia per ragioni geografiche che per ragioni settoriali.

Il testo integrale nel documento in allegato.

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