Made in Italy: le esportazioni in Cina dei prodotti alimentari italiani segnano un aumento del 20% nel 2019

Le analisi della Coldiretti basate sui dati Istat relativi al mese di Gennaio 2019


Economia - pubblicata il 22 Marzo 2019


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Fonte: ufficio stampa Coldiretti Treviso

Balzo record del Made in Italy alimentare in Cina che segna un aumento del 20% delle esportazioni nel 2019. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi al
mese di gennaio divulgata in occasione della visita del presidente cinese Xi Jinping in Italia. Si rafforza una tendenza in atto da anni con le esportazioni di prodotti agroalimentari Made in Italy
in Cina che hanno raggiunto nel 2018 il record storico di 439 milioni di euro, un valore che è più che triplicato negli ultimi 10 anni (+254%) con la progressiva apertura del gigante asiatico a
stili di vita occidentali: “Le produzioni di qualità vengono premiate ed è per questo che bisogna tutelarle dagli inganni e dalle contraffazioni – sottolinea Giorgio Polegato,
presidente di Coldiretti Treviso – La Marca trevigiana ha moltissimi prodotti certificati e di estrema qualità: dai formaggi al vino, dall’ortofrutta alla zootecnia stiamo parlando di vere
eccellenze invidiateci in tutto il mondo. Si tratta di un patrimonio che fa parte dello scrigno agroalimentare del made in Italy che i mercati premiano se c’è la certezza dell’origine”. Il
prodotto più esportato in Cina – precisa la Coldiretti – è il vino per un valore di 127 milioni di euro nel 2018 con l’Italia che ha sorpassato la Spagna ed è diventata il quarto esportatore verso
Pechino. A frenare le spedizioni agroalimentari Made in Italy sono le barriere tecniche ancora presenti per le produzioni nazionali. Se infatti è stato rimosso nel 2016 il bando sulle carni suine
italiane e nel 2018 le frontiere si sono aperte in Cina per l’erba medica italiana, al momento per quanto riguarda la frutta fresca – continua la Coldiretti – l’Italia può esportare in Cina solo
kiwi e agrumi mentre sono ancora bloccate le mele e le pere oggetto di uno specifico negoziato. La Cina – conclude la Coldiretti – è peraltro al secondo posto a livello mondiale tra i Paesi che
hanno fatto scattare maggiori allarmi alimentari nell’Unione Europea nel corso del 2018 ed è per questo importante garantire la sicurezza e il rispetto dei diritti dei lavoratori dei prodotti che
varcano la frontiera.

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