Orari festivi, domeniche e flessibilita’: dal dibattito ai fatti, Treviso ha sempre fatto da apripista

Di Renato Salvadori Presidente Unascom-Confcommercio Treviso


Promo - pubblicata il 08 Febbraio 2019


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Fonte: ufficio stampa Unascom-Confcommercio Treviso
Il dibattito apertosi intorno ad orari ed aperture domenicali ha costruito squadre di tifoseria contrapposta. Come se, una questione fondamentale per il commercio, la sua tenuta ed il suo sviluppo
futuro possa ricondursi semplicemente ad un referendum pro o contro la comodità dell’acquisto festivo.
In realtà, avendo a suo tempo duramente contestato la riforma Bersani, ritenuta pericolosa in termini di despecializzazione, eccesso di offerta e quindi destabilizzazione del mercato. Avvisando che
avrebbe presentato un conto salato ad operatori e consumatori. Così è stato. Con una ricaduta molto pesante a giudicare dal numero di chiusure nei centri storici ed urbani; cui va sommato il mezzo
disastro in termini di minore o mancato servizio commerciale reso alle periferie. Ciononostante, oggi possiamo dire che, sia pur faticosamente, il comparto ha raggiunto un proprio equilibrio tra
costi e benefici (basta pensare alle aperture domenicali degli alimentari). E quindi mal sopporterebbe, sul tema degli orari che è uno degli aspetti fondamentali della competitività aziendale, una
retromarcia normativa costruita sui principi e non su dati di fatto. Con il rischio che, senza realmente tutelare nessuno, si aggiungano costi ed inefficienze di gestione, che potrebbero
addirittura peggiorare tempi di vita e di lavoro per lavoratori ed imprenditori. A cominciare, sulla base delle bozze di provvedimento che girano, dalla distinzione tra comuni turistici ed i
rimanenti; tra centri importanti e periferie dimenticate. Quindi una competizione sbilanciata che rischia di farsi ancora più scomposta nel rischio di un’autonomia senza regole, conferita ai
comuni. Confusione, poca coscienza o semplicemente ricerca di un consenso che, fermandosi alla superficie, rischia di scontentare i più facendo, in ultima analisi, un pessimo servizio a cittadini e
consumatori? L’economia non si crea con le leggi, ma si aiuta con provvedimenti equilibrati pensati per risolvere le questioni anziché crearle.E il mercato ha delle regole che non possono essere
saltate. A rischio della sua stessa distruzione.
Per questo, conoscendo bene il problema, Confcommercio e Cgil, Cisl,UIL della provincia di Treviso, lo hanno affrontato costruendo soluzioni concrete. Da ciò è nato il ” contratto integrativo
territoriale” (firmato da Unascom e Parti sociali nel 2015 per gestire lavoro domenicale e la flessibilità) che ha posto al centro la flessibilità d’impresa coniugata ai diritti dei lavoratori
avendo come capisaldi: il riconoscimento della “stagionalità” come elemento specifico di programmazione imprenditoriale a tutela ed incremento dell’occupazione; le aperture festive articolate su 21
domeniche, limite oltre il quale scatta la maggiorazione economica; l’ “orario medio” con possibile compensazione del lavoro festivo con riposi compensativi di identica durata. Un contratto, unico
ed innovativo. Un punto di riferimento sui cui la provincia di Treviso fa da apripista. A dimostrazione che Confcommercio e Sindacato non inventano l’acqua calda, ma se messi nella condizione,
fanno il proprio mestiere dando risposte concrete a problemi veri. In modo efficace perché conoscono il territorio e le sue esigenze, ascoltando i lavoratori e le imprese. Senza fare promesse
elettorali. Se, come purtroppo sembra, la crisi non è finita, occorre guardare al mercato, tralasciando la ricerca del consenso, orientandosi alle soluzioni di lungo periodo. A tutela dei
consumatori più deboli ed anziani soprattutto se vivono nei paese e nelle periferie; facilitando il fisiologico ricambio imprenditoriale, recuperando la voglia dei giovani di trovare occupazione
nel commercio. E’ così, e solo così, che si creano sviluppo ed occupazione.
Il contratto integrativo territoriale è un segnale concreto che aiuta lo sviluppo del territorio in un’ottica di flessibilità mettendo al centro le imprese ed i lavoratori, ma perché non resti un
insieme di norme evolute in un mondo fermo ed ingessato, bisogna che i principi contenuti nei nostri accordi vengano metabolizzati dalla comunità tutta, che deve porre in essere anche altri
strumenti di conciliazione vita lavoro ed incentivare il welfare in tutti i modi. Quindi anche altre Istituzioni devono fare la loro parte, senza fermare un meccanismo che Unascom-Confcommercio e
Parti Sociali hanno avuto il merito di avviare.

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