Recovery Fund: valorizzare il contratto di rete nel piano nazionale di ripresa e resilienza

I risultati del 2° Rapporto dell’Osservatorio sulle Reti d’impresa: aumentano crescita, produttività, occupazione e sono strumenti efficaci per affrontare crisi, innovazione e cambiamento


Economia - pubblicata il 21 Gennaio 2021


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Fonte: ufficio stampa InfoCamere

Roma, 20 Gennaio 2021. Collaborare fa bene alle imprese e aumenta le possibilità di innovare e affrontare con successo il percorso di uscita dalla crisi pandemica.
Questa è la fotografia fornita dal 2° Rapporto dell’Osservatorio nazionale sulle reti d’impresa realizzato da InfoCamere, RetImpresa e Dipartimento di Management
dell’Università Ca’ Foscari.
Il contratto di rete rappresenta per le imprese aderenti un’importante opportunità di miglioramento dei risultati in termini di fatturato, occupazione, produttività e redditività, e un efficace
strumento per affrontare la crisi e rispondere alle sfide dell’innovazione e del cambiamento. Il focus dell’edizione 2020 è proprio l’analisi della performance delle imprese in rete e
l’approfondimento di alcuni settori nei quali presentano un elevato tasso di rappresentatività e di crescita come agrifood, costruzioni e l’ambito dei Confidi.
Secondo l’Osservatorio, le reti costituiscono un modello di collaborazione in costante crescita per quanto riguarda i numeri: 6.657 reti registrate in Italia a fine 2020, che coinvolgono 38.381
imprese, con un incremento del 13% (+757 reti) nell’ultimo anno, diffuse in tutte le province italiane e che complessivamente occupano quasi 1 milione di addetti, in gran parte assorbiti dalle
aziende medio-grandi (78%).
Dall’analisi qualitativa condotta su un campione di 1.633 imprese in rete, operanti prevalentemente nei settori dei servizi (38%) e dell’industria e artigianato (38%), si evidenzia la
correlazione positiva tra l’appartenenza a una rete e la crescita e l’aumento di redditività delle imprese che ne fanno parte. In particolare, le imprese in rete indagate mostrano
migliori risultati in termini di fatturato e valore della produzione (35% del campione), di ROI (25% del campione) e di numero addetti (30% del campione) nel triennio successivo all’ingresso nella
compagine aggregativa. Migliore conoscenza della gestione e organizzazione della rete, esperienza e vocazione all’innovazione sono le leve capaci di rendere le imprese più preformanti.
Dall’Osservatorio emergono segnali incoraggianti, che vanno valorizzati dalle politiche nazionali, soprattutto per il contributo che questo modello di collaborazione
partecipata e innovativa può offrire alla costruzione dei progetti previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza del Next Generation Italia. È il messaggio lanciato da Fabrizio
Landi,
Presidente di RetImpresa.
Emerge chiaramente come le reti d’impresa non abbiano esaurito la loro spinta competitiva e si siano anzi dimostrate strumento flessibile e resiliente, in grado di aiutare le imprese a
fronteggiare il cambiamento, sia quello legato a innovazione e sostenibilità quanto quello causato dagli shock sistemici. Soprattutto – continua Landi – viene riconosciuta la loro
funzione solidaristica e anticrisi. Bisogna, pertanto, continuare a credere nelle reti con misure legislative di promozione e sostegno sul piano fiscale, finanziario e lavoristico a partire dal
completamento della disciplina sulla codatorialità, su cui attendiamo da mesi un decreto ministeriale, che potrà dare un impulso straordinario alla gestione e alla valorizzazione del
capitale umano nelle reti.
La complessità degli scenari economici e la crescente velocità con cui cambiano le variabili che li governano, rendono sempre più determinante il ruolo dei Big Data per intercettare e
prefigurare le possibili traiettorie di sviluppo di un tessuto imprenditoriale – ha detto il Direttore Generale di InfoCamere, Paolo Ghezzi-. Il Registro delle Imprese
delle Camere di Commercio, gestito da InfoCamere, è uno strumento fondamentale su cui costruire una conoscenza più ravvicinata e qualitativamente più solida di fenomeni importanti come quello delle
reti d’impresa. Grazie all’Osservatorio Nazionale, questa realtà può essere oggi esplorata e raccontata in modi sempre più efficaci, a beneficio di azioni di policy che meglio rispondano alle
esigenze delle imprese.

Questa seconda edizione dell’Osservatorio sulle Reti d’Impresa ci offre ulteriori conferme ed indicazioni rispetto alle opportunità offerte dai contratti di rete come strumento per sostenere la
competitività, l’innovazione, e quindi, la resilienza delle imprese Italiane. Ma risultati indicano in modo chiaro che non tutte le reti sono altrettanto efficaci: il ricorso a strumenti
organizzativi e manageriali specifici delle relazioni inter-organizzative sono il fattore discriminante tra le esperienze di successo e quelle di insuccesso. Tale considerazione ha importanti
implicazioni sia per le strategie d’impresa e di rete, sia per il futuro indirizzo dei policy maker: è per questo che la prossima edizione dell’Osservatorio sarà orientata ad approfondire la
relazione tra elementi strutturali, organizzativi, e resilienza delle imprese – spiegano Anna Cabigiosu e Anna Moretti, docenti del Dipartimento di Management dell’Università
Ca’ Foscari Venezia e coordinatrici scientifiche dell’Osservatorio.

*****

OSSERVATORIO NAZIONALE SULLE RETI D’IMPRESA 2020

Abstract

Il contratto di rete rappresenta un’importante opportunità di miglioramento delle performance per le imprese aderenti, in termini di fatturato, occupazione, produttività e
redditività, e un efficace strumento per affrontare la crisi e rispondere alle sfide dell’innovazione e del cambiamento
.
È quanto emerge dal Rapporto dell’Osservatorio nazionale sulle reti d’impresa 2020, che quest’anno dedica il proprio focus – il 2° dalla sua costituzione nel 2018 su iniziativa di
InfoCamere, RetImpresa e dell’Università Cà Foscari di Venezia – all’analisi della performance delle imprese in rete e all’approfondimento di alcuni settori nei quali le reti presentano un
elevato tasso di rappresentatività e di crescita.

Lo Scenario del fenomeno e l’identikit delle imprese in rete

Secondo l’Osservatorio nazionale, le reti costituiscono un modello di collaborazione organizzata del business in costante crescita per quanto riguarda i numeri (6.657 reti registrate in
Italia a fine 2020, che coinvolgono 38.381 imprese) e in grado di incidere positivamente sui risultati economico-finanziari delle imprese. Gli ultimi dati disponibili attestano un incremento del
13% (+757 reti) nell’ultimo anno (in media +63 contratti al mese).
Contratti di rete e imprese coinvolte per tipologia di contratto
(valori cumulati a dicembre di ogni anno, salvo diversa indicazione)

2010

2011

2012

2013

2014

2015

2016

2017

2018

2019

2020*

Reti contratto

25

252

640

1.253

1.711

2.250

2.846

3.708

4.357

5.040

5.579

Reti soggetto

6

81

216

346

474

610

778

860

956

Contratti di rete

25

252

646

1.334

1.927

2.596

3.320

4.318

5.135

5.900

6.535

Imprese coinvolte

137

1.366

3.323

6.001

9.662

13.008

16.893

23.352

31.405

34.911

37.762

* al 3 novembre
Fonte: elaborazioni InfoCamere su dati Registro Imprese

L’Osservatorio 2020 mette anzitutto in luce come l’andamento del fenomeno, fin dalla sua introduzione nel 2009, rifletta la dinamica delle politiche legislative, nazionali e regionali, che in
questi 11 anni ne hanno a fasi alterne accompagnato e incentivato lo sviluppo: dopo un periodo iniziale di crescita esponenziale dei numeri dei contratti registrati, seguito da una fase connotata
da ritmi meno sostenuti, il trend delle reti vive ora una fase di assestamento, che esprime la maggiore maturità anche sul piano organizzativo e manageriale da parte delle imprese che
utilizzano lo strumento e che potrebbe nei prossimi tempi far registrare una accelerazione grazie ad una rinnovata attenzione delle Istituzioni.
L’analisi presentata, basata sulla fotografia scattata da InfoCamere sui dati del Registro Imprese al 3 giugno 2020,descrive un fenomeno composto da oltre 36mila imprese, diffuse in tutte le
province italiane, che complessivamente occupano quasi 1 milione di addetti, in gran parte assorbiti dalle aziende medio-grandi (78%). Si tratta prevalentemente di imprese di micro e piccola
dimensione (72%), che operano con la forma giuridica delle società di capitali (48%, di cui il 38% circa Srl) e delle imprese individuali (28%), seguite dalle società di persone (15%) e dalle
cooperative (9%).
Sotto il profilo della densità imprenditoriale, i contratti di rete aggregano prevalentemente meno di 10 imprese, di cui quasi il 50% è costituito da micro-aggregazioni (2-3 imprese).
Il modello preferita dagli imprenditori si conferma quello più flessibile e senza soggettività giuridica della rete-contratto (86%, 5.265 in valori assoluti), a fronte della forma contrattuale
della rete-soggetto (14%, 889 in valori assoluti) che dà vita a un’entità giuridica nuova e diversa dalle imprese retiste.
Rispetto alla precedente rilevazione dell’Osservatorio, il grado di concentrazione geografica delle imprese in rete rimane stabile, con prevalenza delle reti uniregionali (73%) rispetto alle reti
pluriregionali (27%), che pure fanno segnare un lieve incremento (+0,5%) sia nella forma delle reti-contratto che delle reti-soggetto. Le reti tendono a svilupparsi nella medesima macro-area
geografica, con prevalenza al Nord (41,7%), e a seguire al Sud (21,6%) e al Centro (20%).
Raffinando l’analisi a livello territoriale spiccano le reti tra imprese della stessa provincia (circa il 51%) su quelle che coinvolgono imprese di due province (29%) o di almeno tre province
diverse (20%). Tuttavia, è interessante il caso delle reti interregionali (16,6% del totale), che aggregano imprese di differenti aree geografiche contigue (31% tra Nord-Centro, 25% rispettivamente
tra Centro-Sud e Nord-Sud, e 18% trasversalmente tra Nord-Centro-Sud), evidenziando la capacità del contratto di rete di collegare e integrare filiere, sistemi produttivi e competenze differenti
che, insieme, consentono alle imprese di ottenere performance economiche difficilmente raggiungibili autonomamente.
L’eterogeneità delle interrelazioni in rete trova riscontro anche osservando la composizione settoriale delle imprese: il 63% delle reti esistenti aggrega imprese di diversi settori, anche se tale
dato mostra un calo negli ultimi anni a vantaggio della tendenza – e probabilmente della maggiore facilità – degli imprenditori a fare rete tra realtà produttive simili (37% reti uni-settoriali),
con meno oneri organizzativi e di coordinamento, al fine principale di superare i limiti del nanismo dimensionale e la frammentazione aziendale. Questo avviene principalmente nel settore agricolo e
agroalimentare, molto meno nel terziario avanzato e nel manifatturiero, dove le imprese registrano un elevato livello di complementarietà nell’utilizzo del contratto di rete per accrescere la loro
competitività.
Per quanto riguarda l’analisi della diffusione delle reti per macro-settori omogenei, sulla base della classificazione delle divisioni di attività economica Ateco in 17 raggruppamenti, è
l’agroalimentare il settore leader per numero di imprese in rete (22% del totale), seguito da commercio (15%), costruzioni (11%), servizi turistici (10%), meccanica e servizi professionali
(entrambe al 6%), trasporti-logistica e servizi operativi (4%). Tuttavia, la maggiore vocazione alla collaborazione in base al numero delle imprese registrate per settore, spetta ai servizi per la
salute (300 imprese ogni 10mila registrate) e, più distanziate, alle utilities e servizi ambientali (133), alla meccanica (108) e ai servizi ICT (105).
A livello regionale, il Lazio resta la prima regione per numero di imprese in rete (9.112, in prevalenza nella forma della rete-soggetto), concentrando il 25,3% del totale nazionale; seguono a
netta distanza la Lombardia (10,2%), il Veneto (7,9%), la Campania (7,6%), la Toscana (6,8%), l’Emilia-Romagna (6,2%) e la Puglia (5,8%), per rimanere tra quelle con oltre 2mila unità aggregate. La
maggiore “vocazione retista” va però al Friuli Venezia Giulia (177 imprese ogni 10mila registrate), di poco superiore al Lazio (138) e, con una soglia superiore alle 100 unità ogni 10mila, alla
Calabria (117) e alla Valle d’Aosta (106).
L’analisi qualitativa delle performance delle imprese in rete

L’analisi qualitativa condotta su un campione di 1.633 imprese in rete, operanti prevalentemente nei settori dei servizi (38%) e dell’industria e artigianato (38%), evidenzia la
correlazione positiva tra l’appartenenza a una rete e la crescita e l’aumento di redditività delle imprese che ne fanno parte.
In particolare, le imprese in rete indagate mostrano migliori performance in termini di fatturato e valore della produzione (35% del campione), di ROI (25% del campione) e di numero
addetti (30% del campione) nel triennio successivo all’ingresso nella compagine aggregativa, in linea con i risultati positivi emersi anche dalla I° edizione dell’Osservatorio nazionale, che si era
soffermata sulla performance complessiva della rete, e dai precedenti studi di letteratura sul tema.
Il Rapporto 2020 dell’Osservatorio sottolinea come l’aggregazione in rete significhi per le imprese adottare un approccio dinamico e flessibile (è questa la principale leva che spinge gli
imprenditori verso questa forma di collaborazione) e intraprendere un percorso soggetto a un continuo adattamento rispetto all’organizzazione e alla definizione/raggiungimento degli obiettivi, che
può anche condurre all’evoluzione verso modelli più strutturati di aggregazione.
I risultati confermano che per appropriarsi dei benefici derivanti dall’attività di rete è importante, non solo aderire al network, ma
anche capire come organizzare e gestire la rete
.
Secondo l’Osservatorio, le imprese più performanti appartengono, infatti, a reti senior, con più esperienza alle spalle, e organizzate, che hanno sviluppato nel tempo meccanismi di
coordinamento formale, un modello manageriale di pianificazione delle attività e standard comuni. L’esperienza, da un lato, e gli aspetti organizzativi e manageriali, dall’altro, incidono
sulla capacità della rete di aggiornarsi e rinnovarsi in funzione degli obiettivi da realizzare e delle condizioni di contesto, consentendo così alle imprese retiste di ottenere benefici.
D’altra parte, l’Osservatorio rileva che l’esperienza di rete, se protratta oltre una certa soglia temporale e priva di elementi di rinnovamento, rischia di trasformarsi in un aspetto di rigidità
delle imprese (core rigidity o effetto a U rovesciata), vanificando l’opportunità di apprendimento e di innovazione connaturata alle relazioni inter-organizzative con un conseguente
effetto negativo sulla performance aziendale.
Il Rapporto 2020 sottolinea, infine, le migliori performance in termini di redditività delle imprese che appartengono a una rete-contratto e che perseguono obiettivi di innovazione
congiunta.
Si tratta, quindi, di un modello che dopo 11 anni non ha perso la sua attrattività, ma che anzi potrebbe vederla fortemente rilanciata nei prossimi mesi proprio grazie alle caratteristiche di
flessibilità e resilienza dello strumento, su cui anche il Legislatore ha puntato in funzione anticrisi, introducendo il contratto di rete di solidarietà.
Il Rapporto 2020 evidenzia le potenzialità di questa nuova modalità di fare rete – che sarà oggetto di futuri approfondimenti dell’Osservatorio – introdotta per sostenere le imprese di filiere
colpite da crisi economiche a collaborare per tutelare l’occupazione attraverso una gestione sinergica e flessibile del capitale umano grazie agli istituti del distacco semplificato e della
codatorialità. In particolare, l’analisi dell’Osservatorio conferma l’efficacia del distacco/codatorialità rispetto alla crescita delle imprese in reteper fatturato e numero di addetti, suggerendo
che la scelta del Legislatore sulle reti di solidarietà(la cui efficacia al momento è limitata al 2021)possa effettivamente rappresentare una possibile risposta alla crisi attuale.
I risultati dell’Osservatorio indicano complessivamente l’opportunità rappresentata dai contratti di rete e dallo strumento della codatorialità per sostenere la ripresa economica e l’occupazione
nei prossimi anni, evidenziando alcuni fattori specifici che caratterizzano le reti maggiormente promettenti per il raggiungimento degli obiettivi di competitività e innovazione. Fondamentale sarà
per i prossimi anni l’intervento dei policy maker per orientare l’utilizzo efficace di questi strumenti a sostegno delle imprese italiane duramente colpite dalla crisi, e per realizzare alcuni
interventi specifici quali, ad esempio, il completamento della disciplina della codatorialità con il previsto decreto del Ministero del Lavoro per la definizione delle modalità per effettuare le
comunicazioni obbligatorie agli enti competenti.
Il focus sulle filiere: il settore agroalimentare, delle costruzioni e dei confidi

Il Rapporto 2020 analizza, infine, alcuni settori ritenuti rappresentativi del fenomeno: l’agrifood, che con il 22% del totale delle imprese in rete è la prima filiera per numero di
collaborazioni in rete, le costruzioni (11% del totale), che occupano il terzo posto (dopo il commercio con il 15% e prima del turismo con il 10%), e l’ambito dei Confidi – consorzi di garanzia
collettiva dei fidi, il principale operatore finanziario a utilizzare il contratto di rete, sia rispetto al totale delle imprese dei servizi finanziari in rete sia rispetto al totale dei confidi
esistenti in Italia (oltre il 50% ricorre a questo strumento).
In linea con l’analisi generale, dal Rapporto 2020 emerge che in tutti gli ambiti settoriali considerati la rete-contratto risulta essere la tipologia più utilizzata.
Più in dettaglio, nella filiera agroalimentare la rete rappresenta uno strumento per concretizzare l’idea di filiera, consentendo di ovviare alla parcellizzazione del segmento
agricolo e di quello industriale e di integrare processi produttivi, asset e competenze degli attori della filiera in modo da valorizzarne le complementarità e la competitività sul piano
interno e internazionale.
La filiera agroalimentare in rete si dimostra forte da Nord a Sud (8.091 imprese) e si caratterizza per l’elevata propensione ad aggregarsi delle aziende di trasformazione, specie quelle del
settore bevande.
Dall’analisi dell’Osservatorio emerge inoltre la tendenza delle reti agroalimentari ad adottare logiche basate sull’informalità e su dinamiche relazionali emergenti, a scapito di un maggiore
livello di formalizzazione. Questo approccio agile, se da un lato ha finora rappresentato la principale leva all’uso – e al successo – dello strumento nel settore, dall’altro spinge a ragionare
sull’esigenza di introdurre forme di coordinamento e gestione delle reti più organizzate e manageriali, che potrebbero incidere notevolmente sulle stesse perfomance aziendali, orientandole
maggiormente all’innovazione e al cambiamento indotto dalla crisi, come dimostrato dai risultati dell’Osservatorio 2020.
Nella filiera delle costruzioni le reti sono un fenomeno relativamente giovane, ma diffuso sull’intero territorio nazionale (3.974 imprese), specialmente al Nord, con un maggior
uso di questo contratto da parte di imprese impegnate in lavori di costruzione specializzati e nell’edilizia residenziale e non residenziale.
Le imprese delle costruzioni preferiscono il modello della rete verticale (67%) e multisettoriale per integrare diverse fasi della stessa catena del valore e affrontare insieme le sfide della
trasformazione tecnologica e digitale e della sostenibilità, dando vita a operatori di mercato più forti contrattualmente nei confronti dei partner esterni (52%), nelle attività di
promozione e marketing (41%), nei processi di innovazione (40%), nella condivisione di acquisti, forniture e tecnologie (38%), oltre che nella partecipazione a bandi e gare (35%).
Le reti del settore mostrano una significativa attenzione agli assetti organizzativi e di governance (Organo comune, Presidente, Assemblea) e alla definizione di regole per il
funzionamento dell’aggregazione e per il monitoraggio delle performance. Da potenziare, invece, sono la capacità manageriale e i meccanismi di coordinamentodei network operanti
nel settore, specie sul piano economico finanziario (es. business plan di rete).
Con riferimento al mondo dei Confidi, la rete rappresenta lo strumento di collaborazione più utilizzato per aumentare l’efficienza ed efficacia operativa, per migliorare le
condizioni di accesso al credito, ampliare la gamma di servizi per le imprese associate e per ottenere una maggiore capacità di interazione con e tra diversi stakeholder (imprese
associate, banche, enti pubblici e autorità di vigilanza). Interessante la motivazione “relazionale” che spiega la scelta del modello a rete da parte dei Confidi, consentendo di sperimentare i
vantaggi derivanti dalla crescita dimensionale e organizzativa nella prospettiva di realizzare successivamente forme più intense di aggregazione.

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