Economia - pubblicata il 03 Gennaio 2018
Fonte: ufficio stampa Confartigianato Imprese Marca Trevigiana
Del 57% di fabbricati dismessi, 3.155 possono essere oggetto di agevolazioni per la riconversione e trasformazione ad esempio mediante cambi di destinazione d’uso, riduzione degli
oneri, sostegno al frazionamento, sostegno ad affitti agevolati. 2.885 possono avere riutilizzi alternativi come: leasing del lastrico solare, incentivi agli usi temporanei degli
spazi.
La ricerca, promossa da Confartigianato Imprese Veneto, in collaborazione con IUAV e Regione del Veneto e realizzata da Smart Land, per la prima volta, ha adottato un sistema misto di rilevazione
con l’utilizzo statistico dei PAT (Piani Assetto Territorio) forniti dalla Regione (che hanno dato il dimensionamento delle superfici e le indicazioni sulla destinazione d’uso) sovrapposti ai dati
catastali (che hanno dato indicazioni sulla numerosità) ed indagini originali attraverso gli strumenti forniti da google street view, è entrata anche nell’ambito del valore potenziale dato dalla
valorizzazione degli immobili recuperabili.
“La riconversione e il riutilizzo di questo patrimonio – spiega Vendemiano Sartor, presidente di Confartigianato Imprese Marca Trevigiana – riqualificandolo e intervenendo con azioni ad hoc,
potrebbe portare alla creazione di un indotto pari a 7,9 miliardi. Un ottimo motivo per impegnarsi tutti per migliorare la qualità delle aree industriali, soprattutto in collaborazione con gli
Enti locali. Anche la demolizione dei manufatti irrecuperabili e il recupero globale di aree abbandonate è un valore attraverso, ad esempio, le potenzialità della legge regionale 11 del 2004 sui
crediti edilizi, con recupero di suolo e “trasferimento” della volumetria demolita in altri luoghi, così da ridurre la perdita di valore dei manufatti esistenti e renderli commerciabili”.
Lo studio ha rilevato che in Veneto ci sono 5.679 aree produttive con una media di 10 aree produttive per comune e una superficie totale di 41.295 ettari. La provincia di Treviso è quella
con più aree produttive per comune, pari a 14 con una superficie media di 5,4 ettari. Vicenza è la provincia con il valore più alto di capannoni, pari al 22% del totale regionale, e di
capannoni dismessi, pari al 20% del totale regionale. L’area centrale del Veneto è quella con il numero più elevato di capannoni dismessi ma nella mappa è ben visibile tutta l’incidenza dell’area
produttiva e della pedemontana.
In Veneto le stime dell’indagine contano ben 135 comuni con una percentuale di capannoni dismessi sul totale del patrimonio inutilizzato (residenziale e non residenziale) superiore al 35%
In questo quadro, negli ultimi anni le compravendite di capannoni sono crollate (-41% rispetto al 2006) ma nonostante questo crollo la quotazione di mercato ha perso solo il 3,6% di valore,
passando da 500 a 482 euro/mq, un valore che in molti casi si può ritenere comunque non appetibile. Rispetto alla media nazionale c’è un incremento del valore medio delle quotazioni dei capannoni
in Veneto che si scontra con un uso più flessibile e un riuso economicamente appetibile di queste risorse oggi inutilizzate.
Il Veneto è la seconda regione in Italia per incidenza della superficie di territorio consumato, pari al 12,21% del territorio regionale, dove il 54% dei comuni superano la media regionale di
consumo di suolo e il 22% dei comuni supera il 20% di territorio consumato.
L’obiettivo che il sistema associativo intende perseguire è quello di Veneto più consu(meno) e meno consu(mone).
In che modo:
· innanzi tutto con le sinergie, partendo dal protocollo di intesa tra noi, IUAV e Regione Veneto che prende il via con questa prima mappatura e che proseguirà con la medesima metodologia a
livello territoriale al fine di portare Comune per Comune a capire cosa c’è e cosa farne;
· con la campagna del diversamente capannone per accompagnare i territori a trasformare edifici brutti che non portano ricchezza in nuovi luoghi anche del terziario
(scuole, biblioteche etc) con un po’ di fantasia (ci sono già start up in questo ambito).
· partendo dalla recente legge regionale sul contenimento del consumo di suolo, che offre ottime opportunità, si invita la Regione Veneto a redigere un decalogo di indicazioni concrete da
fornire ai comuni che devono attivarsi per procedere, con politiche specifiche di intervento anche nella logica win win di collaborazione pubblico/privato, a “portare a
terra” gli obiettivi della legge.
· Inoltre richiediamo l’intervento dell’Ente regionale affinché colmi, al più presto, il ritardo nel riordino delle aree attrezzate con gli APEA (aree produttive ecologicamente attrezzate) e
APSEA (aree produttive socialmente e ecologicamente attrezzate), già attivi su altre aree del Paese.