Economia - pubblicata il 05 Marzo 2024
Fonte: Giada Gubert stageur presso la Camera di Commercio di Treviso-Belluno|Dolomiti
Già a partire dagli anni ‘80, il processo di internazionalizzazione ha coinvolto sempre più non solo grandi corporations multinazionali, ma anche piccole e medie imprese, permettendo a queste realtà di instaurare relazioni di investimento con l’estero. Proprio per questa ragione, negli anni ‘90 abbiamo assistito ad un boom degli IDE (Investimenti Diretti all’Estero) che si è affiancato ad una liberalizzazione in materia di investimenti e alla messa a punto di strumenti internazionali per la protezione/promozione degli stessi.
Nonostante la diminuzione degli accordi di investimento internazionali a cui stiamo assistendo negli ultimi decenni, causata dall’aumento dell’instabilità e dell’incertezza a livello globale, gli investimenti esteri in Italia, così come quelli italiani all’estero, rappresentano una grande opportunità di sviluppo. Rimangono quindi di fondamentale importanza gli accordi di promozione e protezione degli investimenti che disciplinano le condizioni giuridiche per lo sviluppo di questo tipo rapporti economici tra i paesi.
Che cosa sono i BIT?
Uno degli strumenti più utilizzati in materia di protezione degli investimenti stranieri è il cosiddetto BIT (Bilateral Investment Agreement), ovvero un trattato bilaterale tra due Stati che stabilisce termini e tutele relativi agli investimenti privati da parte di persone fisiche e giuridiche di uno Stato contraente (Stato di origine) nel territorio dell’altro (Stato ospitante). Si tratta di uno strumento giuridico che consente ampia flessibilità nella definizione delle clausole, permettendo agli Stati contraenti di modulare obblighi e diritti derivanti dal trattato.
Possiamo riassumere le principali funzioni di un BIT in 3 punti:
E’ bene ricordare che i BIT sono solo una della fonti giuridiche del diritto degli investimenti esteri, e si associano a:
Alcuni principi base dei BIT
Le norme contenute in un BIT mirano a ridurre la libertà dello Stato nell’esercizio della propria autorità verso i beni stranieri, in modo da salvaguardare questi ultimi e contestualmente incentivare gli investimenti.
Alcuni esempi di principi base solitamente espressi in tali accordi sono:
Inoltre, i BIT contengono disposizioni che stabiliscono le modalità di risoluzione delle controversie tra investitore estero e Stato ospitante, attraverso strumenti di risoluzione alternativa delle controversie come il negoziato e l’arbitrato o facendo ricorso ai tribunali nazionali.
Se così stabilito dal BIT in parola, come espressione della volontà delle parti contraenti, le controversie possono essere portate davanti a istituzioni internazionali come il Centro Internazionale per la Risoluzione delle Controversie sugli Investimenti (ICSID), e vi è persino la possibilità di istituire un tribunale ad hoc per la risoluzione delle controversie.
Le Camere di Commercio Italiane all’Estero: un punto di riferimento fondamentale
Le Camere di Commercio Italiane all’Estero rappresentano un punto di riferimento fondamentale per le aziende che desiderano approcciarsi al mercato estero e limitare i rischi connessi all’internazionalizzazione. Si tratta di una vera e propria infrastruttura capillare che offre supporto concreto in ogni fase del processo di internazionalizzazione.
Le Camere di Commercio mettono a disposizione degli investitori italiani una serie di servizi. Tra i più comuni troviamo ad esempio:
L’esperienza maturata sul campo e la conoscenza specifica dei mercati locali fanno delle Camere di Commercio Italiane all’Estero un partner strategico per le aziende che desiderano investire all’estero ed internazionalizzarsi con successo, riducendo al minimo i rischi e massimizzando le opportunità.
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Fonti
Porcasi, V. (2003). Strumenti di protezione e di garanzia degli investimenti diretti esteri. In: Guida agli investimenti esteri delle imprese italiane. Vol.1 Come Investire. Camera di Commercio Italo-Araba, pp.63–95.
Sunset Clause: una clausola strategica per la protezione degli investimenti all’estero