Studio sulle possibili iniziative da attivare per sostenere l’economia di vicinato nei comuni “confinanti e contigui” della provincia di Belluno


Economia - pubblicata il 31 Ottobre 2017


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Fonte: ufficio stampa Camera di Commercio di Treviso-Belluno
26 Ottobre 2017

S I N T E S I d e l l ‘ I N D A G I N E

La ricerca realizzata per conto dell’Amministrazione Provinciale di Belluno dall’Osservatorio Economico e Sociale con la collaborazione ed il sostegno della Camera di Commercio di
Treviso-Belluno
ha avuto come obiettivo quello di fornire una mappatura delle condizioni in cui versano le 474 frazioni nei comuni confinanti e contigue della provincia di Belluno. Da
questa, attraverso una modellazione sulle possibili dinamiche di sviluppo delle stesse, si è cercato di dare conto delle relazioni tra contesto territoriale e stati d’animo e atteggiamenti degli
imprenditori locali.

I risultati qui brevemente riportati costituiscono un primo step di tipo conoscitivo a supporto delle attività della Provincia di Belluno che, nei prossimi mesi, vedranno l’Amministrazione definire
e lanciare un bando volto a sostenere finanziariamente l’economia di vicinato nei comuni confinanti e contigui del proprio territorio.

Sintesi dell’indagine

L’analisi si è concentrata sui comuni confinanti e contigui della provincia di Belluno. Si tratta di 40 comuni sui 64 totali e in cui risiede oltre il 55% del totale della popolazione bellunese.
L’unità di analisi adottata sono state le “frazioni” che rappresentano di fatto il nucleo attorno cui vivono e si distribuiscono le persone che hanno fatto nascere e crescere
l’organizzazione economica di base del territorio.

Il percorso di ricerca ha previsto la realizzazione di tre fasi:

– un’analisi delle frazioni dei comuni confinanti e contigui della provincia di Belluno sulla base di dati di fonte secondaria

– una modellizzazione delle possibili dinamiche di sviluppo nelle frazioni

– un’indagine di tipo qualitativo realizzata incontrando imprenditori delle diverse vallate bellunesi, di rappresentanti istituzionali e di associazioni economiche e sociali locali.

L’analisi delle frazioni dei comuni confinanti e contigui della provincia di Belluno

Prendendo in esame l’orografia del territorio, il numero di residenti e di case vuote, le caratteristiche del pendolarismo delle persone che si spostano quotidianamente, l’attrattività turistica e
la presenza di insediamenti produttivi, commerciali e di servizio nelle diverse aree, è stata elaborata una classificazione che restituisce in termini quantitativi le condizioni in cui versano le
frazioni (posizionamento di condizione). Seguendo questa analisi, è stato possibile suddividere le 474 frazioni dei comuni confinanti e contigui della provincia di Belluno in 4 possibili condizioni
di stato:

– le frazioni in dispersione sono quelle che si possono definire dell’abbandono da parte dei residenti; sono luoghi già abbandonati o con pochi residenti anziani

– le frazioni a rischio di dispersione sono quelle che si possono definire della marginalità e le cui traiettorie di sviluppo (o regressione) dipenderanno da come
riusciranno ad integrarsi nell’economia dell’area in cui sono situate

– le frazioni in tenuta sono quelle che si possono definire dell’integrazione possibile, contesti locali in cui lo sviluppo può consolidarsi a patto che trovi il
modo per cogliere le opportunità e affrancarsi dai rischi di andare in dispersione

– le frazioni consolidate sono quelle che si possono definire del presidio, in cui lo sviluppo è più solido e riconosciuto; sono luoghi che si giocano il futuro
puntando sulla distintività del posizionamento competitivo della propria offerta (turistica, localizzazione produttiva, qualità della vita, residenziale ecc.).

L’analisi ha evidenziato come più della metà delle frazioni dei comuni confinanti e contigui sia attualmente in uno stato di dispersione o a rischio di dispersione: su 474 frazioni
complessive, 152 sono a rischio dispersione e 123 in dispersione (Figura 1). Per quanto riguarda la loro collocazione, 125 di queste si trovano nei comuni confinanti (di cui 73 a rischio
dispersione e 52 in dispersione) e 150 in comuni contigui (79 a rischio dispersione e 71 in dispersione).

Collocando nel loro contesto di vallata le frazioni descritte sopra, emergono differenze sostanziali tra le diverse valli che richiamano la necessità di politiche di sviluppo e di
sostegno che, contemporaneamente, tengano conto sia del livello di area sia di quello di singola frazione.

Le elaborazioni (Figura 3) mostrano come le vallate che presentano le situazioni più critiche siano quella del Medio Agordino, di Zoldo, del Comelico-Sappada e del Basso Agordino dove, in
percentuale, le frazioni in dispersione e quelle a rischio dispersione superano l’80% delle frazioni della vallata (nello specifico, 87,5% di frazioni in dispersione e a rischio dispersione nel
Medio Agordino; 85,7% a Zoldo; 84,2% nel Comelico-Sappada; 82,9% nel Basso Agordino). Viceversa, la situazione si capovolge nella Val Boite, in Valbelluna e nell’Alto Agordino dove a superare la
quota del 50% sono invece le frazioni in tenuta o consolidate (rispettivamente, 77,8%; 60,5%; 52,9%).

I possibili scenari di sviluppo locale delle frazioni dei comuni confinanti e contigui della provincia di Belluno

A partire dall’analisi sul posizionamento di condizione delle frazioni nei comuni confinanti e contigui, l’indagine ha provato a descrivere uno scenario di sviluppo locale in cui le stesse frazioni
potessero ritrovarsi (posizionamento di sviluppo). Il modello descrive le possibili dinamiche di sviluppo nelle frazioni, movimenti che si stanno plasmando nel tempo e che con molta
probabilità si rafforzeranno nei prossimi anni.

Possibile scenario di sviluppo locale

Area di ricaduta

Dati strutturali di contesto

Possibile evoluzione della frazione

Politiche ed azioni più opportune mirate al loro sostegno/sviluppo

Frazioni in dispersione

Area dell’abbandono

– Frazioni con accelerati processi di diminuzione del numero dei residenti
– Collocate in zone isolate e “scomode” da raggiungere
– Limitate attività economiche presenti, basso indice di turisticità

Altissima probabilità di non avere più una comunità di residenti e rimanere deserte con la morte dei loro ultimi anziani

Gestire ed accompagnare una situazione oramai segnata. Importanza delle azioni di tipo sociale anche rispetto agli esercizi commerciali di vicinato

Frazioni in trasformazione in periferia distaccata

Area della marginalità

– Frazioni che perdono residenti e dove una parte rilevante della popolazione attiva che vi abita è pendolare
– Sufficientemente collegate per arrivare ad altri centri di rilevanza della zona (aree industriali, centri servizi ecc.), hanno impatti contenuti in relazione alle condizioni climatiche
avverse che si possono manifestare
– Contenuti costi per viverci

Frazioni che hanno già subito una trasformazione di funzione, diventando “quartieri dormitorio”

Si tratta di contesti “problematici” che richiedono specifiche attenzioni per comprendere se sono destinate a perdere residenti (e divenire frazioni in dispersione), o se riescono a
rimanere in una fase di stallo finché le condizioni di insieme non cambiano oppure se, puntando su fattori specifici che creino nuove condizioni di sviluppo, possano invertire il trend
attuale

Frazioni in trasformazione in periferia aggiunta

Area dell’integrazione

– Frazioni che mantengono o acquisiscono nuovi residenti, in particolare giovani
– Rilevano bassi costi per viverci e accessibilità di raggiungibilità ai vari “poli” di interesse
– Situate in zone vicine ai centri maggiori che con queste formano una continuità di “circondario sub-urbano”

Frazioni che hanno e/o stanno perdendo tutte le connotazioni di frazione indipendenti con una loro comunità per divenire periferia di un conglomerato sub-urbano allargato che, soprattutto
per i giovani e per chi lavora, diventa il nuovo riferimento culturale

Il riferimento primario risiede nel mantenere alta la qualità dei servizi di trasporto e la qualità della vita (tessuto urbanistico, servizi ai cittadini presenti) e alcune specificità di
insediamento proprie (es. aree produttive, vicinanza ad un centro commerciale ecc.). L’economia di vicinato in questi contesti cambia configurazione relazionale e di mercato: vive da vicino
la “concorrenza” sia della grande distribuzione che quella della qualità dell’offerta

Frazioni in ridefinizione funzionale

Area
del presidio

– Frazioni che registrano un certo ricambio generazionale
‘- Sono “centri” riconosciuti, capaci di affrontare i cambiamenti ed i fabbisogni contemporanei e a rimodellarsi cercando di non perdere le proprie identità e peculiarità
‘- Prevalentemente a vocazione turistica e in quota parte con presenza di insediamenti produttivi nell’area

Frazioni in grado di dare sviluppo a nuove progettualità, ritagliarsi nuove funzioni, comunicare la loro identità, valorizzare la comunità, puntare sull’attratività

Sono realtà che devono essere brave a rimodulare dinamicamente la propria offerta rispetto ai fabbisogni e alla domanda degli ospiti (nel turismo) e delle imprese (produzione, servizi).
Nelle aree a vocazione turistica, diventa fondamentale dare coerenza di offerta integrata sui diversi segmenti di mercato e coniugare le specificità delle diverse località. Nelle aree in
cui sono concentrate le attività produttive, le strategie e le politiche di sviluppo devono riuscire a far contemperare sia la domanda delle imprese che quelle dei cittadini, lavorando
sulla tutela delle condizioni di mantenimento del valore di comunità


L’imprenditoria nel contesto locale di frazione

Da ultimo, è stata realizzata un’indagine sul campo attraverso cui sono state raccolte diverse testimonianze di imprenditori nelle varie vallate bellunesi, di rappresentanti istituzionali e di
associazioni economiche e sociali locali. Sulla base di quanto emerso, è stato possibile tracciare tre profili distinti sulla base dell’età o classe generazionale dell’imprenditore che opera in
esercizi di vicinato (giovani, di mezza età, anziani) e 4 tipologie di imprenditore definite in relazione all’insieme degli atteggiamenti e stati
d’animo rilevati (i “rassegnati“, ovvero chi ha smesso lottare; i “sofferenti“, quelli che non hanno ancora metabolizzato i cambiamenti e la crisi; i
reattivi“, che prendono atto della situazione che vivono e cercano soluzioni; gli “innovativi“, coloro che guardano al contesto alla ricerca di opportunità).

Sulla base della rappresentazione del contesto locale di frazione e dei possibili scenari di sviluppo in cui gli imprenditori che gestiscono esercizi di vicinato operano e delle loro
caratteristiche anagrafiche e di atteggiamenti e stato d’animo, è stato ricomposto il seguente quadro:

– L’aspetto che appare chiaro è che in molti esercizi situati non ci sono più le condizioni strutturali economiche per restare aperti: si sopravvive perché in molti casi i locali
sono di proprietà e si “lavora” sul contenimento dei propri compensi. In una serie di situazioni, l’esercizio resta aperto perché il conduttore non ha alternative per procurarsi un reddito; in
altri, l’attività svolta è così connaturata alla sua vita che, pur potendo smettere in quanto pensionato, continua a lavorare, a tenere aperto il “presidio” per sentirsi un po’ vivo ed un po’ parte
della comunità.

– I conduttori anziani e quelli di “mezza età” non mostrano interesse o intenzione ad investire nella loro attività. Sono consapevoli che le loro attività non hanno sviluppo ed è
importante mantenere gli equilibri minimi per poter continuare ad andare avanti.

– I giovani che prendono in gestione le attività familiari e che ne iniziano una propria sono consapevoli che lavorare sul mantenimento non dà loro prospettive. Hanno
chiaro che per andare avanti devono trovare cose nuove da fare
, comprendere i mercati e le nicchie di questi per inserirsi.

Alcuni giovani imprenditori cercano di creare o rinsaldare legami con le filiere corte del territorio per costruire un’offerta differenziata che punti a specifici target con
disponibilità di spesa; altri lavorano sul format di offerta (es. da negozio alimentare tradizionale si spostano sull’offerta degustativa e ristorativa, sulla creazione di eventi
di richiamo ed intrattenimento).

Tra i giovani c’è anche una certa propensione a fare rete per creare le masse critiche sufficienti per stare sui mercati, pensando a questi in modo più ampio e non solo a quelli
locali. C’è un interesse a sviluppare canali di vendita con l’e-commerce e inventarsi servizi di domiciliazione. Nell’attenzione alla loro rete di fornitori
rilevano la debolezza di quelli locali (soprattutto nell’agroalimentare artigianale) in termini organizzativi e di capacità imprenditoriali per garantire standard e quantità nel tempo.

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