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L'INTERVISTA
UN TREVIGIANO A LOSANNA , SVIZZERA. INTERVISTA A MASSIMO BRUGNERA

[PUBBLICITA’] [GRAFICA 3D] [ESTERI]

Abbiamo il piacere di incontrare il dott. Massimo Brugnera nato a Motta di Livenza che ha studiato disegno industriale allo IUAV di Treviso e al Politecnico di Milano; ora vive in Svizzera e lavora presso l’agenzia di pubblicità Leo Burnett.


1/Ciao, iniziando dai tuoi percorsi di studio cosa ti ha spinto a scegliere l’indirizzo universitario di disegno industriale? 

Il fatto di aver lavorato ai tempi delle scuole superiori durante le vacanze estive in diverse aziende del trevigiano come apprendista metalmeccanico è stato sicuramente molto utile per capire che non avrei voluto fare quel tipo di professione. Mi piaceva l’idea di poter maneggiare e trasformare i materiali e di avere un ritorno economico dal mio impegno, ma mancava del tutto l’uso dell’immaginazione a discapito della produttività.
A dire la verità ci sono sempre state delle cose che avrei e che non avrei voluto fare, credo che sia una questione innata per qualsiasi persona,  e anche di educazione.
Volevo andare all’università, imparare a progettare. Volevo assolutamente che il mio futuro professionale avesse in seno la creatività e l’invenzione.
Il resto vien da sé, dopo aver superato i test d’ingesso per le facoltà di ingegneria meccanica a Trieste e di disegno industriale a Treviso ho capito che quest’ultima era la strada che faceva per me; l’estetica, la semiotica, l’arte e l’innovazione sono sempre state in primo piano rispetto alla fattibilità, per la quale avrei molto probabilmente trovato in un secondo momento soluzione.

2/Dopo quanto tempo dalla laurea hai trovato lavoro? Quali incarichi hai ricoperto?

Durante i miei studi a Treviso e a Milano ho collaborato continuativamente con studi professionali del settore.
Devo dire che sia a livello universitario che professionale è stato molto utile spostarmi da Treviso una volta conclusa positivamente la laurea triennale (testardo, nonostante avessi ricevuto un’ottima offerta di lavoro da una grossa azienda dell’automazione e della domotica). Non perché Treviso, ma in quanto un territorio differente per tessuto storico e sociale si è dimostrato fondamentale per ampliare le mie conoscenze e vedute.
Era cambiata la mentalità all’interno dell’ambiente universitario, non bastava inventare e spingersi oltre, bisognava prima di tutto essere consapevoli di quello che si stava proponendo, riportare dati, confrontare, descrivere; la proposta concettuale e ancora di piu’ quella visiva facevano parte tutto a un tratto dell’ultima fase del progetto, quasi fossero a quel punto giusto un corollario.
Anche professionalmente i miei part time sono cambiati: da disegni tecnici di scaffalature da riprodurre nelle tre dimensioni, mi sono ritrovato a proporre per lo studio di design Fenizia gli allestimenti per le vetrine di alcune marche del lusso a livello globale. Resterà sempre il ricordo di quando ho lavorato al design per un evento di Bulgari gioielli, mentre seguivo il montaggio dell’allestimento alla Scala di Milano, quando da una finestra in alto ho visto arrivare i furgoni blindati scortati dalle volanti della polizia, come in un film, e quando poi ho conosciuto il responsabile del brand. Tutte le icone, i miti, sono sembrati molto piu’ a portata di mano.
In generale, la città di Milano, dove ho vissuto 5 anni, mi ha trasmesso la consapevolezza di quanto sia importante relazionarsi con le persone, mettere in gioco la propria faccia (questo atteggiamento mi ha permesso di collaborare a un progetto di projection mapping per Samsung, esterno all’azienda per cui lavoravo, per esempio); il fatto di svolgere il lavoro con professionalità, qualità e puntualità, sarebbe stato scontato.
Questo risulta ancor piu’ vero adesso, in Svizzera, in un’azienda internazionale, dove i rapporti con i clienti e con i colleghi sono centrali, assieme ai modi e alla qualità della comunicazione; se poi sei qui è perché qualcuno ha capito che il tuo lavoro lo sai fare bene.
A Losanna lavoro come art director in Leo Burnett, la stessa azienda che mi ha ingaggiato a Milano 5 giorni dopo la laurea specialistica.  

3/Qual è stato il percorso professionale che ti ha portato a ricoprire questo ruolo?

Ho vinto alcuni premi da studente, tra cui il Samsung Young Design Award, Fiat Design the Italian Way e Osaka Design Competition i principali. Questo potrebbe aver influito sulla mia convocazione in azienda.
Dal momento in cui sono passato dall'università al mondo del lavoro mi sono ritrovato quotidianamente a tu per tu con professionisti dalle attitudini diverse a seconda del ruolo e delle esperienze. Da subito sono stato affascinato dai talenti e ho cercato di imparare il piu’ possibile da loro. Intendiamoci, perché ho studiato disegno industriale non significa che sia incuriosito unicamente dalle persone con competenze affini; mi ritengo fortunato di aver lavorato e lavorare con creativi, ma anche account, planner, fornitori e clienti, alcuni, decisamente sopra la media. Da queste figure – certi diventeranno amici, altri vorresti ammazzarli - si impara. Si impara soprattutto dalla personalità che mettono sul lavoro.
Questa nuova sensibilità unita alla dovuta ricerca personale (insieme al buon uso dell’inglese) sono le caratteristiche che mi hanno permesso di passare al contesto internazionale.

4/ Consiglieresti a un giovane di intraprendere il tuo percorso di studio, visti i successi raggiunti?

Niente consigli precisi a riguardo, troppo generico nel senso che dipende molto dalla persona e dal caso. Ogni ragazzo si informerà e capirà cosa è meglio per lui, spero lo sappia già da tempo, perché allora è il percorso migliore.
Di sicuro oggigiorno in Italia e nel mondo ci sono miliardi di designer, è diventata una moda. C’è quindi un elevato livello di competizione. 
I migliori del settore che ho conosciuto sono designer dentro, amanti della materia, stilisti, tecnici, inventori e sognatori; probabilmente consiglierei di seguire un corso di studi alternativo, che ampli le vedute, se uno è nato e cresciuto designer. Proprio come un’esperienza fuori casa.
 
5/Dal tuo punto di vista quali possono essere le professioni di cui non si parla, cui un giovane non pensa mentre sceglie il proprio indirizzo di studi? Professioni che non rappresentano le mansioni abituali?

La domanda è buona, nel senso che - vuoi la mia impreparazione a riguardo, vuoi la carenza di informazione dalle scuole e sulle scuole - io il test d’ingresso per lo IUAV lo abbia raggiunto di corsa perché avevo scoperto la mattina stessa da un conoscente dell’esistenza di quella facoltà. Ed è stata la base per la mia professione finora.
Alcune delle parole chiave che ritornano di frequente: Digitale, Gaming, Servizi, Artigianato, Narrazione/Storytelling.
In ogni caso, piu’ che pensare a una specifica mansione o professione, cercherei delle Idee uniche, sono ancora oggi incontestabili produttrici di capitale.
Abbiate delle idee.



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