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Strategie di investimento per lo sviluppo del Patrimonio Unesco per le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene

22/10/2019 | Economia |  A cura del dott. Renato Chahinian

A cura del  dott. Renato Chahinian


Nel precedente articolo Economia e finanza sostenibili sono stati individuati i requisiti generali del riconoscimento dell’Unesco alle colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, quale patrimonio dell’umanità. In quella sede sono state segnalate le due principali funzioni di protezione (e conservazione) e di valorizzazione del sito in un’ottica di sviluppo di lungo termine sotto gli aspetti integrati: economico, sociale ed ambientale. Al riguardo,  sono stati indicati alcuni obiettivi generali che ora necessitano di qualche precisazione per quanto riguarda le strategie relative e gli investimenti da realizzare concretamente.

Innanzi tutto, si deve chiarire che non si fa riferimento alle strategie ed agli investimenti per lo sviluppo imprenditoriale delle produzioni del Prosecco, di cui già esistono molti indirizzi e che le imprese del settore (e di quelli collegati) stanno già in parte attuando. In questo caso l’attenzione viene posta sulla valorizzazione del patrimonio culturale, cioè del paesaggio e di tanti altri elementi materiali ed immateriali connessi, i quali richiedono comunque strategie ed investimenti notevoli (sia in termini di capitali che di attività lavorative) e non soltanto sporadiche spese di manutenzione e conservazione di quanto già realizzato.

In altri termini, se non vogliamo che il riconoscimento dell’Unesco risulti soltanto un’etichetta da presentare in occasione delle manifestazioni promozionali della nostra produzione e del suo territorio, dobbiamo pensare all’utilizzo di questo patrimonio a vantaggio della popolazione locale e come attrazione turistica per qualsiasi altro fruitore italiano e straniero. In virtù della diffusione della cultura, oggi i patrimoni culturali sono apprezzati da tutti: si tratta di renderli comprensibili e coinvolgenti, soprattutto mediante iniziative: innovative, orientate alla sostenibilità e che offrono la massima accessibilità (ovviamente entro i limiti di tutela ambientale). Inoltre, è da tener presente che un patrimonio culturale è un bene pubblico e come tale è non rivale (perché tanti soggetti lo possono fruire assieme) e non escludibile (nel senso che è aperto a chiunque), senza considerare che è pure non replicabile (se il Prosecco è purtroppo oggetto di tante contraffazioni, le sue colline sono uniche ed inimitabili).
Le principali strategie che si possono ipotizzare in un tale contesto sono:

  1. le innovazioni tecnologiche: innovazioni di processo e di prodotto, che migliorano il rapporto qualità/prezzo dei beni e servizi offerti relativi al patrimonio;
  2. le innovazioni non tecnologiche, che comprendono l’organizzazione delle iniziative ed il marketing per la promozione dello sviluppo locale;
  3. la presenza di requisiti di sostenibilità per quanto riguarda i tre aspetti integrati (economico, sociale ed ambientale), sia per la tutela e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici, sia per la loro funzione di attrazione turistica;
  4. la programmazione, monitoraggio e governo dell’accessibilità dei flussi turistici, per una migliore fruizione del territorio da parte dei residenti e, contemporaneamente, senza ridurre la soddisfazione dei turisti.

La difficoltà, pertanto, non è quella di porre in atto iniziative generiche di promozione e valorizzazione del patrimonio esistente, bensì di soddisfare i requisiti ora indicati.

Senza entrare nei dettagli di possibili azioni, è importante sottolineare che le strategie di sviluppo pubblico presentano aspetti particolari che vanno considerati in maniera diversa dalle strategie private e ciò anche se poste in essere da soggetti privati (terzo settore ed imprese). Infatti, oltre al non profit (che, per i suoi fini non lucrativi, crea i benefici dell’attività per lo più al di fuori dell’azienda), pure gli investimenti realizzati dalle imprese (quando non sono direttamente riferiti alla produzione per il mercato, ma vengono attuati a supporto ed integrazione di iniziative pubbliche per il miglioramento del territorio, come può avvenire per il miglioramento del patrimonio locale, nell’ambito della responsabilità sociale d’azienda) acquistano una loro portata ben più ampiaed i loro effetti non si limitano al solo profitto imprenditoriale, ma riguardano il valore aggiunto aziendale e quello trasferito a tutti gli stakeholder, compreso l’impatto sull’intera comunità locale. 

Si deve pure aggiungere che gli investimenti nel patrimonio culturale, oltre agli effetti diretti relativi alle singole iniziative, presentano effetti moltiplicatori estesi ad altre attività collegate del territorio, per cui il valore aggiunto dell’area di competenza e di quelle contermini risulta ben superiore a quello prodotto direttamente e può fruttare altri benefici reputazionali anche per le attività d’impresa più diverse. Al riguardo, un miglioramento del patrimonio culturale crea certamente notevoli effetti indotti sul turismo, sia italiano che straniero e bisogna pure tener presente che proprio il turismo straniero costituisce la più efficace e meno costosa forma di esportazione, con conseguenze ampiamente positive sull’afflusso di valuta, sull’equilibrio dei nostri conti con l’estero e sulla fidelizzazione della clientela con possibilità di nuove esportazioni future.

Secondo stime della Cassa depositi e prestiti relative all’anno 2016, infatti, i ricavi da turismo internazionale per sito Unesco sono stati quasi 1 miliardo di dollari in Italia, ma circa 1,5 miliardi in Spagna. Ciò significa che non solo i vantaggi turistici dei patrimoni riconosciuti dall’Unesco sono rilevanti, ma che pure possono fruttare di più se si riesce a realizzare una migliore fruizione del patrimonio stesso.

Al di là della promozione turistica e dell’organizzazione adeguata dei servizi territoriali, nonché del mantenimento del paesaggio culturale riconosciuto, la differenza di interesse per i potenziali visitatori di un sito culturale è data soprattutto dalla presentazione della cultura che il territorio ha maturato in passato e da quella che ancora oggi è in grado di implementare. A tal fine, una destinazione essenziale di nuovi investimenti innovativi dovrebbe essere costituita da una ricerca storica, culturale ed artistica di tutto ciò che ha caratterizzato e continuerà ad identificare le colline del Prosecco. Non si tratta tanto di organizzare eventi di un qualsiasi genere culturale per dimostrare l’interesse generico dell’area verso la cultura, ma di realizzare specifiche manifestazioni che attestino una visione permanente della cultura locale verso l’approfondimento della sua attività produttiva caratteristica. Ciò si potrebbe definire un valore aggiunto culturale, che merita un pari valore aggiunto economico per lo sviluppo di un patrimonio territoriale, di cui beneficia l’intera umanità.

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