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Finanza sostenibile per lo sviluppo del Patrimonio Unesco delle Colline del Prosecco

22/01/2020 | Economia |  Rendimento sostenibile di un patrimonio sostenibile, le cui grandezze, fino a quando non intervengano fattori destabilizzanti che ne minino la sostenibilità, possono crescere indefinitamente autoalimentandosi.

A cura di Renato Chahinian


Nel secondo articolo sullo sviluppo sostenibile del patrimonio dell’UNESCO relativo alle colline del prosecco di Conegliano e Valdobbiadene (pubblicato nel sito di Treviso e Belluno System il 22 ottobre u.s.), si erano individuate alcune strategie generali di investimento pubblico e privato e si erano ipotizzati i possibili effetti d’impatto (compresi quelli moltiplicatori) per l’economia, la società e l’ambiente del territorio interessato. Al di là delle iniziative socio-economiche di sviluppo, che pur vanno mantenute e potenziate, si era posto l’accento sull’importanza di implementare un valore aggiunto culturale, in grado di promuovere un ulteriore valore aggiunto economico.

In questo modo, un approfondimento storico-artistico-culturale delle specifiche identità e tradizioni locali è certamente in grado di valorizzare l’esistente, di potenziarlo e di creare nuovi motivi di attrazione dall’esterno, ma anche da parte degli stessi abitanti. Il patrimonio dell’umanità, così come individuato dall’UNESCO, verrebbe successivamente incrementato, ad opera del territorio, a beneficio della stessa umanità. Infatti, se per valore aggiunto intendiamo non soltanto il reddito prodotto, ma anche tutti i benefici sociali ed ambientali che possono derivare da investimenti sostenibili nella cultura od in altri campi affini, il flusso dei benefici globali diventa elevatissimo e suscettibile di ulteriore crescita futura (anche economica) in una progressione sinergica senza limiti.

Si tratta, cioè, del rendimento sostenibile di un patrimonio sostenibile, le cui grandezze, fino a quando non intervengano fattori destabilizzanti che ne minino la sostenibilità, possono crescere indefinitamente autoalimentandosi.

Ma, per avviare un processo tanto virtuoso, occorrono nuovi investimenti orientati alla valorizzazione culturale e quindi pure nuovi finanziamenti di attuazione. A tale riguardo, sappiamo tutti quanto siano ancora radicati i luoghi comuni che osteggiano una simile azione, come, ad esempio:

  1. l’insensibilità nei confronti della cultura in genere;
  2. il pregiudizio che la cultura non dia vantaggi economici e quindi costituisca uno spreco di risorse;
  3. la carenza di fondi pubblici, perché si individuano altre priorità;
  4. la concentrazione delle attività private verso obiettivi di rendimento a breve.

In questo quadro desolante, tuttavia, si vanno formando anche nuove tendenze sempre più marcate verso la sostenibilità, per cui è bene richiamare alcune opportunità che, almeno in parte, potrebbero essere colte per raggiungere l’obiettivo di attuare nuovi investimenti destinati alla valorizzazione culturale del sito e conseguire i benefici già sommariamente delineati.

Innanzi tutto, sempre più numerosi studiosi ed esperti constatano che, se ci poniamo in un’ottica di lungo periodo:

 

  1. tutti gli investimenti che non tengono conto della sostenibilità, anche se immediatamente profittevoli, dovranno scontare in futuro maggiori costi di adeguamento per il peggioramento della situazione sociale ed ambientale;
  2. gli investimenti sostenibili, sebbene a breve possano produrre vantaggi economici modesti od addirittura nulli, creano le condizioni future per raggiungere notevoli risultati anche economici, mano a mano che l’interesse e la domanda crescono in relazione alla diffusione di una cultura sostenibile, che sta progredendo incessantemente ed in misura rilevante.

Per fare soltanto un sintetico esempio sull’argomento, basti pensare che la cultura artistico-musicale di un territorio (ma i campi di intervento potrebbero essere moltissimi) può:

  1. valorizzare le origini e l’identità dei suoi abitanti;
  2. stimolare nuove attività di ricerca, di aggiornamento e di miglioramento delle produzioni artistiche del passato;
  3. diffondere all’esterno interessi prima mai esistiti;
  4. conferire alle altre attrazioni locali (nel nostro caso, le produzioni locali ed il paesaggio) nuovi motivi di visibilità, sia a fini commerciali che turistici;
  5. attuare politiche di marketing del territorio molto più articolate ed attraenti.

Tutte queste fondamentali considerazioni ci portano sempre più ad apprezzare l’investimento culturale ed a considerarlo redditizio in tutti i sensi e pertanto ad indirizzare preferibilmente verso di questo i mezzi finanziari necessari, in quanto il corrispondente rating (economico-finanziario di sostenibilità) consentirà l’affidamento,nella previsione che si genereranno sufficienti ritorni economici, sociali ed ambientali.

Iniziando dai fondi pubblici (comunitari, nazionali, o di enti locali) che si potrebbero ottenere per simili investimenti, è da tener presente che proprio recentemente a livello comunitario è stata annunciata l’intenzione di mobilitare somme molto ingenti (si parla di 1.000 miliardi) per investimenti sostenibili da effettuarsi nel prossimo decennio. Inoltre, l’UE sta programmando regole ed agevolazioni per la finanza sostenibile e si propone di supportare ed incoraggiare la progettazione di iniziative sostenibili. Quindi anche a livello nazionale e locale potranno essere disponibili più fondi pubblici per la valorizzazione culturale dei territori.

Per i finanziamenti privati (di imprese e di organizzazioni non profit), in linea generale si può osservare che la finanza sostenibile, ossia gli investimenti di investitori individuali od istituzionali (soprattutto fondi comuni e fondi pensione) con la sottoscrizione di capitale di rischio (azioni) e di capitale di credito (obbligazioni) in emittenti che si propongono risultati in termini di obiettivi sostenibili, sta diffondendosi sempre più a tassi di crescita rilevanti. In altri termini, un’azienda  che voglia investire in un obiettivo sostenibile quale quello culturale riesce ad ottenere dal mercato fondi anche consistenti offrendo tassi di rendimento contenuti, purchè sia ben chiaro e trasparente l’obiettivo ed i mezzi per raggiungerlo.

Attualmente sono sempre più numerose le imprese di un certo rilievo che, in aggiunta o ad integrazione della propria attività strettamente economica, raccolgono capitali per iniziative sostenibili o addirittura spostano verso la sostenibilità il loro core business. D’altro canto, gli investitori si sentono progressivamente coinvolti in fini etici, per cui sono propensi a rinunciare a parte dei loro potenziali guadagni speculativi (sull’argomento generale si veda l’articolo di Treviso System sulla finanza sostenibile del 18/04/2019).

Ma anche per iniziative di minori dimensioni dello stesso tipo può essere più agevole il finanziamento da parte di PMI, se si tiene conto che già varie banche hanno stanziato plafond destinati all’affidamento di iniziative sostenibili con appositi rating ed a condizioni di favore rispetto al credito ordinario. Inoltre esistono pratiche di finanza alternativa (mini bond, crowdfundinged altro) che possono completare le esigenze di maggiori finanziamenti.

In sintesi, la valorizzazione culturale del patrimonio delle colline del prosecco non soltanto è auspicabile per l’importanza riconosciuta al sito come patrimonio dell’umanità, ma è pure possibile economicamente e finanziariamente e l’impatto che ne deriverà sarà soddisfacente sotto ogni aspetto (sociale, ambientale ed economico).

 

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22/10/2019
Strategie di investimento per lo sviluppo del Patrimonio Unesco per le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene
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