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Commento del Presidente Pozza sulla demografia d’impresa nelle province di Treviso e Belluno al 31.12.2020

19/01/2021 | Economia |  In calo e modo più intenso rispetto al 2019 le sedi d’impresa nelle due province: -483 a Treviso e -194 a Belluno. In sofferenza anche la componente artigiana (-207 a Treviso e -67 a Belluno). Non ancora del tutto evidenti gli effetti-Covid che forse riusciremo a cogliere quando saranno disponibili i dati del primo trimestre 2021

Fonte: ufficio stampa Presidenza della Camera di Commercio di Treviso Belluno|Dolomiti

Treviso, 18 Gennaio 2020. 

Il commento del Presidente Mario Pozza


Non c’è tempo da perdere – commenta il Presidente della Camera di Commercio di Treviso-Belluno, Mario Pozza, pensando alle incomprensibili vicende della politica romana - nell’ultima parte dell’anno abbiamo registrato un’intensificazione delle chiusure d’imprese, in particolare aziende artigiane operanti nella manifattura e nei servizi.

Dopo la calma apparente dell’estate – continua il Presidente - fra settembre e dicembre le nostre province hanno perso nel complesso -328 sedi d’impresa, contro le -281 nello stesso periodo dello scorso anno.

Incominciano a concretizzarsi, purtroppo, gli effetti-Covid sull’economia: tra calo della domanda e misure di prevenzione dei contagi, una prima componente più fragile d’imprese decide con tutta evidenza di dare forfait. Ma siamo convinti – sostiene Pozza – che si tratti solo di una prima onda d’urto. Vedendo alcuni settori ancora non toccati dal segno negativo, come l’alloggio e ristorazione, è facile ipotizzare che il grosso delle chiusure le potremo contabilizzare sul piano statistico solo nel corso dei prossimi mesi.

Paradossalmente – precisa il Presidente - lo stesso commercio al dettaglio perde più imprese nella prima parte dell’anno piuttosto che durante la pandemia. Da ciò i nostri timori di un effetto ritardato nelle chiusure.     

Ma già così emerge un bilancio annuo preoccupante – dice Pozzainfatti, fra chiusure registrate nella prima parte dell’anno, quando ancora si accusavano gli effetti della debole congiuntura del 2019, e chiusure ora indotte da Covid, la provincia di Treviso perde quasi 500 imprese, di cui 207 artigiane, mentre la provincia di Belluno ne perde quasi 200, di cui 67 artigiane.

Consegno questi numeri alla politica – conclude accorato Pozza – affinché la smetta di perdere tempo e capisca quanto necessaria sia una strategia, una visione, un cronoprogramma per sconfiggere crisi economica e pandemia. Abbiamo ottenuto ascolto, una volta tanto, da Bruxelles. Non dobbiamo dissipare la credibilità ottenuta. Con il Recovery Fund possiamo rafforzare le filiere produttive, che sono la parte più dinamica e resiliente della nostra economia, e al tempo stesso investire nelle infrastrutture a vantaggio della competitività di sistema, nell’istruzione, nella sanità, per ridurre i divari territoriali.

Possiamo mobilitare le migliori energie del nostro Paese. Ma dobbiamo fare in fretta: - è l’appello del Presidente Pozza - dietro questi numeri ricordiamoci che ci sono imprenditori, le loro famiglie, i loro dipendenti.  La smetta, la politica, di far la conta delle poltrone per sopravvivere. Si apra piuttosto in ogni regione un veloce confronto per come spendere al meglio le risorse del Recovery Fund, sui problemi reali del Paese. Si sfrutti anche il sistema camerale, se serve, per questo confronto, vista la nostra vicinanza alle imprese e alle associazioni di rappresentanza. Noi siamo pronti. Ma facciamo presto. Il tempo è quasi scaduto.

 

Il consuntivo della demografia d’impresa di fine anno 2020 evidenzia, nelle due province di competenza, una contrazione sul numero delle sedi d’impresa, rispetto a dicembre 2019, in misura più accentuata rispetto a quanto avvenuto nello stesso periodo dell’anno precedente.

Per la provincia di Treviso tra dicembre 2020 e dicembre 2019 si registra un saldo negativo pari a -483 sedi d’impresa, contro le -221 sedi di un anno fa. Per la provincia di Belluno, nello stesso periodo si registra un saldo negativo pari a -194 sedi d’impresa, contro le -97 sedi di un anno fa.
Questa variazione negativa di sedi d’impresa è determinata, in misura rilevante, dal calo delle imprese artigiane: -207 in provincia di Treviso, -67 in provincia di Belluno. I settori più interessati dal calo delle artigiane, come si vedrà nel dettaglio, restano il manifatturiero, le costruzioni, i trasporti, i servizi alla persona.

Restano invece in crescita le unità locali (+238 a Treviso, +91 a Belluno), in linea con quanto rilevato lo scorso anno. Le più significative divergenze, fra calo delle sedi e crescita delle unità locali si registrano, a Treviso, nell’agricoltura (-100 le sedi; +50 le unità locali), nel settore della fabbricazione di prodotti in metallo (-35 le sedi, +30 le unità locali) e nell’alloggio e ristorazione (rispettivamente -58 e +28); a Belluno nel commercio al dettaglio (-69 le sedi; +12 le unità locali), nel manifatturiero (-39 le sedi; +14 le unità locali) e nell’alloggio e ristorazione, rispettivamente -31 e +26: in questo caso, la crescita delle unità locali, quasi tutta concentrata tra marzo e settembre, di fatto va pressoché a compensare la flessione delle sedi; da capire se per processi di aggregazioni interni, fra imprese bellunesi, o per processi di acquisizione che avvengono dall’esterno.

Difficile dire quanto di questo saldo negativo sia determinato dall’emergenza sanitaria e quanto invece sia indipendente dalla stessa. Per provare a dare una prima risposta al quesito, si scorpora il saldo annuale in tre periodi di osservazione: periodo pre-Covid (tra dicembre 2019 e marzo 2020), trimestri centrali dell’anno (con il secondo trimestre caratterizzato dal lockdown e un terzo trimestre di ripartenza) e ultimo trimestre dell’anno (con la seconda ondata della pandemia). L’andamento di ciascun periodo viene confrontato con le dinamiche dello stesso periodo nell’anno precedente.

TREVISO
Emerge quindi che in provincia di Treviso il saldo annuale negativo pari a -483 unità è determinato da una forte caduta avvenuta nel corso del primo trimestre dell’anno pari a -496 unità, più accentuata rispetto a quella dell’analogo periodo dell’anno precedente (-426), da un recupero registrato nel semestre marzo-settembre 2020 pari a +289 unità, ma sottotono rispetto a quello del corrisponde del 2019 (+442), ed infine da un’ulteriore contrazione registrata nell’ultimo trimestre dell’anno pari a -276 unità, anche in questo caso in peggioramento rispetto all’analoga variazione trimestrale del 2019 (-237).

Rispetto a questa segmentazione temporale, alcuni settori ricalcano l’andamento appena descritto, altri se ne differenziano in modo significativo.
Sono emblematici al riguardo, per ragioni diverse, il comparto manifatturiero e il commercio al dettaglio. Il primo entra in sofferenza nell’ultimo trimestre, il secondo accusa le contrazioni più significative nella prima parte dell’anno.

Nel dettaglio, le attività manifatturiere perdono -159 sedi nel corso del 2020, quando lo scorso anno la variazione era stata di -114 sedi. La quota più rilevante di queste contrazioni (-121) si registra fra settembre e dicembre 2020 (contro una flessione di -50 nel medesimo periodo del 2019).
Il comparto che presenta una maggiore discontinuità, in negativo, è la metalmeccanica: perde -64 sedi (contro le -28 del 2019). Questa discontinuità emerge in particolare nell’ultimo trimestre (-26 quest’anno contro -6 lo scorso anno); nella parte centrale dell’anno la flessione è minima (-10) ma si confronta con +7 dello scorso anno; nel primo trimestre del 2020 il comparto aveva accumulato già una flessione di -28 sedi, ma sostanzialmente in linea con l’anno precedente. Il settore più sofferente, all’interno del comparto, è quello della carpenteria metallica: perde 35 sedi, ma vede crescere quasi specularmente +30 unità locali.

Gli altri comparti che cedono imprese in modo significativo sono: il sistema moda (-39 quest’anno contro un -31 l’anno scorso, con scostamenti più marcati proprio nell’ultimo trimestre) e il legno arredo(-60 quest’anno, contro un -48 l’anno scorso, anche in questo caso con una più significativa flessione nell’ultimo trimestre (-40).

Restano infine in leggera contro tendenza alcuni settori manifatturieri, che nella parte centrale dell’anno avevano registrato una buona crescita. In particolare le attività di fabbricazione di prodotti in gomma e plastica (+12 sedi) e le attività di riparazione, manutenzione e installazione di macchine e apparecchiature (+18 sedi).
Come sopra anticipato, delle -159 sedi d’impresa perse in un anno nel comparto manifatturiero, -103 sono artigiane, operanti soprattutto nella metalmeccanica (-64) nel legno arredo (-15) nel sistema moda (-19).

Anche l’’intero comparto del commercio accusa importanti flessioni: -289 che però risultano sostanzialmente in linea, addirittura di poco inferiori, a quanto registrato lo scorso anno (-300). Sono colpiti tanto il commercio all’ingrosso (-141 sedi nel 2020, contro le -95 del 2019), quanto il commercio al dettaglio (-162 sedi nel 2020, -200 lo scorso anno), ma con alcune differenze.
L’ingrosso risulta palesemente più in difficoltà nel 2020 rispetto allo scorso anno, mentre il commercio al dettaglio perdeva più imprese nel 2019. Accade inoltre che in entrambi i settori la contrazione si concentri in prevalenza nel primo trimestre 2020. In particolare, per il commercio al dettaglio si evidenzia una flessione di -134 sedi nel primo trimestre, sulle -162 complessive dell’anno. Questo dato sembra confermare come gli effetti di Covid sulle chiusure delle imprese siano ancora congelati o forse rinviati al primo trimestre 2021. Emblematico, al riguardo, è poi il dato dell’ultimo trimestre, nel quale il commercio al dettaglio registra una variazione positiva, anche se di appena +5 sedi.

Anche l’atteso impatto di Covid sull’alloggio e ristorazione (oggettivamente colpiti dal doppio lockdown sia di primavera che d’autunno) non pare ancora emergere dai dati. Una frenata all’espansione storica del settore c’è: la flessione annuale è di -58 sedi d’impresa (contro le +4 dello scorso anno). Ma tale flessione è per oltre metà imputabile a cessazioni avvenute nel primo trimestre del 2020 (-35 contro -7 nel medesimo periodo del 2019).

In controtendenza positiva il settore dell’edilizia: nonostante la flessione dell’ultimo trimestre (-19 sedi) registra una variazione tendenziale positiva, +22 sedi rispetto al 2019, merito della crescita avuta durante i due trimestri centrali (+73 sedi nel 2020 rispetto alle +49 nel 2019), ma anche di un primo trimestre, dove si era registrata una variazione di -32 sedi, più attenuata rispetto al 2019, quando la variazione era stata di -73 sedi. Le artigiane non seguono il trend di recupero del comparto: il calo su base annua è di -50, e si concentra in particolare nel primo e nell’ultimo trimestre del 2020: -54 e -32 rispettivamente.

Con riferimento ai servizi alle imprese, il trend annuo resta positivo (+102 sedi nel 2020), ma caratterizzato da minore crescita rispetto all’anno scorso (+188). Questo rallentamento è particolarmente avvertibile nella parte centrale del 2020, nella quale il comparto cresce sì di +137 sedi d’impresa, ma non certo ai livelli del 2019 (+243). Il calo delle imprese nel settore dei trasporti è determinato soprattutto dalle aziende artigiane (-38).

Infine, il comparto dei servizi alla persona, chiude l’anno con una variazione irrisoria di -2 sedi. Tengono le attività culturali e ricreative, anche se ben toccate dai provvedimenti di restrizione o chiusura delle attività. Il settore degli altri servizi che ricomprende parrucchieri ed estetisti chiude l’anno con -30 sedi: ma paradossalmente la flessione più marcata (-57) si registra nel primo trimestre, mentre da marzo a dicembre si evidenzia una crescita di +27 sedi.Rilevante, nello stesso settore anche il calo delle imprese artigiane: -41, maggiore del calo complessivo delle sedi.

BELLUNO
In provincia di Belluno il saldo annuale pari a -194 sedi d’impresa, in peggioramento rispetto a quello del 2019 (-97 unità), è il risultato di un’importante contrazione avvenuta nel primo trimestre dell’anno, pari a -182 unità, più accentuata rispetto a quella dell’analogo periodo dell’anno precedente (-135) e da una ulteriore flessione registrata tra settembre e dicembre 2020, pari a -52 unità, sempre in peggioramento rispetto alla corrispondente di un anno fa (-44). La ripresa avvenuta nei due trimestri centrali dell’anno (+40 sedi, ma era di +82 la crescita nello stesso periodo del 2019) è servita solo ad attenuare l’entità di tali flessioni.

Fatta questa premessa è interessante analizzare quali settori presentano un andamento in linea con i valori medi provinciali e quali invece si discostano da tali valori. Commercio, manifatturiero ed alloggio e ristorazione, che accusano le flessioni più importanti nel corso del 2020 ed in misura amplificata rispetto al 2019, si caratterizzano per una concentrazione delle perdite nel primo trimestre dell’anno, seguite da ulteriori flessioni che si concentrano in prevalenza nell’ultimo trimestre dell’anno.

Il settore del commercio al dettaglio è quello che accusa la variazione annuale più significativa pari a -69 sedi d’impresa, in lieve peggioramento rispetto al saldo di un anno fa (-61); in recupero invece le unità locali (+12) in controtendenza rispetto al 2019 (-17 unità). Analogamente a quanto descritto per la provincia di Treviso, il settore registra la contrazione più importante nel primo trimestre dell’anno quando perde -54 sedi d’impresa (-33 nel 2019). Nel semestre centrale dell’anno il settore risulta pressoché stazionario (-2 sedi), mentre tra settembre e dicembre sconta altre -13 imprese, in linea con quanto accaduto nello stesso periodo del 2019. 
La perdita di sedi d’impresa nell’ ingrosso risulta raddoppiata rispetto all’anno precedente (-26, contro -13), per metà rilevate nel primo trimestre.

Le attività manifatturiere perdono -39 sedi nei dodici mesi, contro le -22 dell’anno scorso; anche questo settore è interessato da una crescita parallela delle unità locali (+14) in accelerazione rispetto al 2019 (+6). Il dato aggregato delle sedi d’impresa è determinato da contrazioni avvenute sia nel primo che nell’ultimo trimestre dell’anno (rispettivamente -22 e -15 sedi) mentre tra marzo e settembre prevale la stazionarietà (-2). Il comparto in maggiore sofferenza è quello della metalmeccanica: -27 sedi rispetto a dicembre 2019, in peggioramento rispetto ad un anno fa (-16). L’industria alimentare perde -5 imprese, in controtendenza rispetto a quanto avvenuto nel 2019 (+5). Da segnalare, con riferimento alla componente artigiana la perdita di -35 unità, in peggioramento rispetto all’anno 2019, di cui -23 nella metalmeccanica(erano -12 un anno fa).

Il settore alloggio e ristorazione evidenzia una controtendenza rispetto all’anno scorso: nel corso del 2020 il settore perde -31 sedi, contro le +11 guadagnate nel 2019. Non possiamo tuttavia parlare di effetti dovuti al Covid considerato che due terzi della flessione avvenuta nel 2020 (-21) è concentrata nel primo trimestre dell’anno (era -9 un anno fa) mentre la parte perdita residua si verifica negli ultimi tre mesi dell’anno.

L’edilizia registra una variazione annuale negativa nel corso del 2020 pari a -29 sedi, più amplificata rispetto all’analoga del 2019 (-14) e concentrata prevalentemente nel primo trimestre (-34) come accaduto l’anno precedente. Si differenzia tuttavia dagli altri settori per la ripresa (+14) che, seppur dimezzata rispetto a quella avvenuta nel 2019, ha interessato i due trimestri centrali dell’anno.

Anche l’agricoltura segue lo stesso andamento dell’edilizia: è in negativo nei dodici mesi (-8 sedi) rispetto alla stazionarietà del 2019 (+2).

Il comparto dei servizi alle imprese mantiene il trend in crescita dell’anno precedente (+25 sedi) grazie ai saldi positivi che caratterizzano tutti i periodi dell’anno, ma l’incremento più rilevante si riscontra tra marzo e settembre (+14) anche se dimezzato rispetto allo stesso periodo del 2019. Contribuiscono alla crescita del comparto soprattutto le attività immobiliari che guadagnano +30 sedi, contro le +14 dell’anno precedente, seguite dalle attività di noleggio e servizi di supporto alle imprese (+7) che invece risultano in lieve rallentamento rispetto al 2019 (+12) e dalle attività finanziarie e assicurative (+6) in controtendenza rispetto ai dodici mesi precedenti (-8). In negativo il settore trasporti (-15, contro il -4) per il forte calo della componente artigiana (-14); in controtendenza negativa invece le attività professionali, scientifiche e tecniche che perdono -5 sedi rispetto al saldo positivo del 2019 (+13).

Infine il comparto dei servizi alle persone(che include parrucchieri ed estetisti) risulta in flessione (-7 sedi), ma non come nel 2019 (-17): paradossalmente le maggiori perdite si addensano nel primo trimestre (-8), mentre si registra una lieve ripresa nei due trimestri centrali dell’anno (+4). Più in sofferenza la componente artigiana (-10 unità).

 


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Aggiornamento al 31 dicembre 2020

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