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Nuove competenze per il PNRR

14/12/2021 | Economia |  Occorrono solide competenze per raggiungere obiettivi di sviluppo sostenibile in un orizzonte di lungo termine.

Fonte: ufficio stampa di Renato Chahinian

In due articoli precedenti (del 18 maggio e del 15 giugno 2021) avevamo parlato del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e, oltre a mettere in evidenza la grande opportunità per una disponibilità eccezionale di finanziamenti, si era richiamato il fatto che la ripresa derivata dagli investimenti finanziati da questo strumento doveva riguardare quasi completamente obiettivi di sviluppo sostenibile e pertanto occorreva un miglioramento del capitale umano da parte di tutte le organizzazioni interessate.

Ora che lo stesso Piano è stato già avviato e si sta iniziando a realizzare, balza ancor più all’attenzione l’esigenza che non basta condividere a livello ideale gli obiettivi di sviluppo sostenibile, ma bisogna pure avere le competenze per conseguirli. Ciò è tanto più importante quando sono le stesse imprese a doverli raggiungere con i finanziamenti del Piano, in quanto queste non possono rinunciare alla sostenibilità economica (ossia al conseguimento di un equo profitto nel tempo) per ottenere soltanto una sostenibilità sociale ed ambientale.

Poiché non tutti gli investimenti economici sono sostenibili e non tutte le iniziative sostenibili sono economiche, il problema difficile ed impegnativo è proprio quello di scegliere, nell’ambito delle multiformi opzioni aziendali, quelle che possono assicurare il completo soddisfacimento dei tre requisiti contemporaneamente (economico, sociale ed ambientale). In realtà, per accedere con successo ai finanziamenti del PNRR, nell’ambito dei diversi obiettivi previsti, e poi per realizzare gli investimenti finanziati con risultati positivi per l’azienda e per il Paese, occorre spesso ripensare la propria attività con la formulazione di una nuova strategia conforme alle predette esigenze. Ma per far ciò non basta vincere le resistenze di coloro che sono contrari al cambiamento, oppure aggiungere qualche iniziativa sostenibile a tante altre che non lo sono, oppure ancora apportare qualche piccola variazione a quanto è apertamente insostenibile, con il supporto di una forte campagna di comunicazione (cioè con azioni di green washing e di social washing), ma occorrono solide competenze per ideare, definire, monitorare e rendicontare un processo virtuoso verso la sostenibilità aziendale in un orizzonte di lungo termine.

Ciò comporta l’utilizzo di nuovi criteri nella valutazione delle scelte strategiche e dei processi operativi di realizzazione, generalmente diversi rispetto a quelli sinora praticati (che sono stati già ampiamente codificati e collaudati alla luce di principi economici esclusivamente aziendali). Infatti i nuovi criteri richiedono nuove competenze ancora non abbastanza diffuse e comunque non universalmente accettate e poco sperimentate. Pertanto occorre l’introduzione di queste, che affianchino l’esperienza economico-tecnica delle vecchie per arrivare ad una gestione integrata e innovativa del business aziendale.

Tali competenze, pertanto, non vanno a sostituire quelle preesistenti in azienda, ma si aggiungono a queste per ottenere un patrimonio aziendale complessivo di conoscenze e di comportamenti in grado di realizzare l’auspicato cambiamento verso lo sviluppo sostenibile.

In altri termini, le operazioni da svolgere sono essenzialmente due:

 

  1. aggiungere nuovo personale con le opportune competenze per collaborare con il vecchio;
  2. accrescere le competenze del personale attuale mediante nuove conoscenze in materia di sostenibilità.

E’ pure possibile servirsi di esperti esterni all’organizzazione, ma in ogni caso sono indispensabili referenti interni che abbiano almeno le basi cognitive della gestione di un business sostenibile.

Quindi, in linea generale, se si vuol operare per il meglio, occorre un sia pur lieve incremento dell’organico con personale di adeguato livello, il quale, ovviamente, comporterà maggiori costi aziendali e questo appare il maggior fattore di freno ad un’espansione diffusa delle pratiche di responsabilità sociale d’impresa.

Ma, in realtà, ciò avviene soltanto all’inizio, in quanto, con il procedere del cambiamento, sarà possibile:

 

  1. migliorare il business con: diffusa reputazione di mercato, maggiore competitività e produttività e ricavi superiori;
  2. ottenere minori costi unitari per innovazioni di prodotto e di processo;
  3. beneficiare di vantaggi collaborativi da parte degli stakeholder (dipendenti, clienti, fornitori, comunità locali, opinione pubblica) per i benefici a loro volta ricevuti con l’attività virtuosa d’impresa.

Tutto ciò è possibile per le aziende che vogliano intraprendere concretamente la strada dello sviluppo sostenibile e che ora possono pure accedere ai finanziamenti del PNRR nei limiti delle azioni generali ivi previste. 

Ma lo stesso Piano ha pure messo a disposizione ingenti interventi in materia di formazione, la quale da un lato è destinata alla formazione di chi è disoccupato o dequalificato, ma dall’altro prevede pure interventi per rafforzare proprio le nuove competenze digitali e di sostenibilità. Ovviamente tutti gli stanziamenti, seppur elevati (oltre 7 miliardi di euro), non bastano per gli immensi fabbisogni formativi del nostro complessivo sistema economico, ma le imprese che partiranno per prime probabilmente potranno ottenere adeguate agevolazioni.

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