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Esportazioni in aumento del +18-20% a Treviso a Belluno su base annua, ma la crescita dell’import è del +40%

20/09/2022 | Economia |  I dati dell’interscambio con l’estero ai primi sei mesi del 2022

Fonte: Ufficio stampa Camera di Commercio di Treviso Belluno|Dolomiti



La sostenuta dinamica export incorpora certamente l’onda lunga della crescita 2021

ma anche un parziale trasferimento sui prezzi finali dei forti rincari

degli energetici e delle materie prime.


Treviso, 19 settembre 2022.

Commento del Presidente della Camera di Commercio di Treviso - Belluno |Dolomiti Mario Pozza

Per il Veneto e per le sue province siamo in presenza di un bilancio positivo sui dati export al primo semestre, ma - avverte subito il Presidente della Camera di Commercio di Treviso-Belluno, Mario Pozza - dobbiamo essere consapevoli che queste variazioni a due cifre sono riferite all’export in valori, e dunque sarebbero meno brillanti se andassimo a depurare la componente prezzi.

Sui prezzi all’export - spiega Pozza - le aziende hanno iniziato a trasferire i rincari degli energetici e delle materie prime. Ma in modo parziale, con situazioni diverse in base al settore e alla pressione competitiva internazionale

La riprova? Basta vedere la dinamica dell’import - dice Pozza - che cresce molto più rapidamente dell’export: a Treviso, a fronte di una variazione tendenziale dell’export del +18%, l’import cresce quasi del +40%; accade lo stesso a Belluno, con un export al +20,2% e un import al +41,5%. E nelle nostre province non abbiamo import di prodotti energetici - precisa il Presidente - quindi quasi tutta la dinamica dell’import è sostenuta da voci quali la metallurgia (incrementi prossimi al 50%), i prodotti chimici di base e fertilizzanti, le apparecchiature elettriche.

Il caro energia lo si vede guardando al dato import nazionale - spiega Pozza - Le voci riconducibili agli energetici crescono del +180%, di cui gas naturale +337% ed energia elettrica +294%. Una cosa inaudita e inaccettabile, anche perché determinata dalla speculazione: qui è davvero urgente che l’Unione europea faccia qualcosa, superando gli egoismi nazionali - è l’appello del Presidente.

Quanto queste dinamiche export siano viziate dai rincari lo si capisce confrontando i flussi in valore e in quantità - aggiunge Pozza – cosa, però, che le statistiche ci permettono di fare solo a livello regionale: l’export veneto in valori è cresciuto del +19,3% su base tendenziale, mentre quello in quantità è cresciuto molto meno, +2,3%. Ancor più marcato il differenziale per l’import: in valori cresce del +41,2%, in quantità del +8,3%.

Per quanto riguarda i settori, quasi tutti, sia a Treviso che a Belluno, sono interessati da queste variazioni a due cifre - spiega il Presidente -. Fanno però eccezione, a Treviso, gli elettrodomestici (appena un +4%), il settore legato alla componentistica automotive (+6,9%), e l’elettronica (-1,4%), mentre a Belluno si discostano dalla media provinciale il settore dei macchinari (+2,4%) e quello della gomma plastica (-16,2%).

Interessante il quadro che emerge dall’analisi dell’export per mercati nel medio periodo, considerando la situazione pre-Covid - conclude Pozza - gli unici segni negativi riguardano sostanzialmente Cina, Russia e Regno Unito. Trainano molto, invece, le vendite verso gli USA (+38,6% per Treviso, quasi +30% per Belluno, sempre rispetto a giugno 2019) e, soprattutto, verso i principali partner europei. Una tendenza che sembra anticipare gli scenari di ri-regionalizzazione degli scambi di cui spesso si parla, come effetto della pandemia e della guerra, ma forse – resta prudente Pozza – è ancora troppo presto per trarre conclusioni al riguardo.

 

Il quadro generale

I dati relativi all’interscambio commerciale dell’Italia e dei territori nei primi sei mesi del 2022, resi noti dall’Istat qualche giorno fa, ripropongono dinamiche e temi già commentati in occasione della fotografia al primo trimestre.

L’export italiano, come quello delle regioni, continua a conoscere dinamiche positive sull’onda degli ordini acquisiti (e non evasi) nel corso del 2021, salvo un marginale accenno di calo nel mese di giugno. Tuttavia, il dato di fondo è che le variazioni in valori, quasi tutte a due cifre, sono condizionate pesantemente dalla componente prezzi.

In Veneto, la variazione export in valori, su base annua, è del +19,3% (quasi in linea con l’Emilia Romagna), in quantità si ferma al +2,3%. Ancor più marcato il differenziale per l’import: in valori l’import veneto cresce del +41,2%, in quantità del +8,3%. Questi sono i dati di cornice che dobbiamo tenere in conto per tutta l’analisi che segue.

Con queste variazioni a due cifre, in effetti, si superano facilmente i valori export raggiunti nel primo semestre 2019, pre-Covid; ma risulta del tutto comprensibile come queste variazioni siano “pompate” da prezzi che incorporano, pare anche parzialmente, i maggiori costi all’importazione, non solo per gli energetici ma anche per determinate materie prime.

Tra gennaio e giugno, l’import italiano è cresciuto, nel complesso, di oltre il 44% in valore. Pesano gli energetici che registrano nel semestre dinamiche a tre cifre: +180,2% rispetto ai valori del primo semestre 2021.  Nel dettaglio: gas naturale (+336,8%), energia elettrica (+293,8%) e petrolio (+99,3%). Anche l’insieme delle merceologie riconducibili alla metallurgia aumentano quasi del 50% in valori rispetto ai primi sei mesi del 2021.

Analoghe dinamiche si riscontrano per il Veneto: +41,2% in valore. Pesano in particolare le importazioni di gas naturale (+441,7% in valori), prodotti chimici e fertilizzanti (+47,9%), prodotti metallurgici (+44,7%), apparecchiature e componenti elettrici e prodotti legati all’agroalimentare. Il valore degli approvvigionamenti regionali dall’area Extra Ue 27 cresce del +70,7% in un anno, scorporando le industrie estrattive (per la maggior parte gas), l’aumento è del +41,9%.

CS commercio estero al 30.06.2022 TV-BL_03_Tavole

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