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Il commento del Presidente della Camera di Commercio di Treviso – Belluno Mario Pozza

22/05/2020 | Economia |  Gli effetti dell’emergenza Covid-19 sul manifatturiero trevigiano e bellunese.

Fonte: ufficio stampa Presidenza della Camera di Commercio di Treviso Belluno|Dolomiti




 

Treviso, 21 maggio 2020. Prima di qualsiasi numero, credo sia doveroso sottolineare un aspetto di fondo – ci tiene a sottolineare il Presidente della Camera di Commercio di Treviso e Belluno, Mario Pozza.In questi giorni stiamo uscendo dal lockdown, stiamo provando a tornare ad una quasi- normalità delle nostre relazioni sociali ed economiche.La battaglia contro il virus non èancora vinta, ma sta girando a nostro favore. Questo è stato possibile grazie allo sforzo di tanti: i medici e gli infermieri che hanno accudito i nostri malati; gli scienziati che hanno supportato le scelte di fondo dei nostri Amministratori; le forze dell’ordine e tutte le persone (imprenditori e lavoratori) che a vario titolo hanno garantito i funzionamenti essenziali del nostro vivere e del nostro essere comunità. Non è stato facile. Non è stato indolore. Ma tutto questo – sottolinea con forza il Presidente Pozza - oggi ci permette di ripartirepiù uniti di prima,come persone, pur fra mille incognite.

Certo, le ferite inferte dal Covid-19 alla nostra economia sono profonde. Si è presi dallo sconforto – ammette Pozza - quando si è costretti a commentare flessioni di produzione e fatturato nell’ordine del 10% nei nostri territori, rispetto al trimestre precedente. Flessioni che si portano anche al -13/-15%, sempre come dato medio, se prendo a riferimento l’andamento del fatturato (tanto a Belluno quanto a Treviso) per le imprese già da marzo interessate dalla sospensione delle attività. Per trovare cadute così intense degli indicatori congiunturali, bisogna risalire al 2009.

La cosa che più preoccupa– continua Pozza - è che questi sono dati relativi ad un trimestre solo in parte interessato dal lockdown. Per il secondo trimestre dell’anno gli imprenditori ci hanno rilasciato previsioni molto pessimiste, che arrivano anche a prefigurare ulteriori contrazioni del 20% per produzione e fatturato. Contrazioni che non risparmiano neppure la domanda estera.

Si può comprendere – aggiunge Pozza – che questo sentiment sul futuro risenta del momento particolare in cui gli imprenditori hanno fornito le loro risposte: era il mese di aprile, nel pieno dellockdowne ancora in assenza di una prospettiva di uscita dalla fase più acuta dell’emergenza sanitaria. Non è escluso che nei prossimi mesi il motore dell’economia possa tornare a girare meglio di quanto previsto, come già sta succedendo nei Paesi usciti prima di noi dal contagio.Già un 20% delle imprese manifatturiere intervistate ha tradotto l’emergenza in opportunità, convertendo la propria produzione (mascherine, camici ospedalieri, dispositivi di protezione).

Certo, come già è stato osservato, l’economia non è come spegnere o accendere un interruttore. Non si riparte soltanto per decreto, occorre riallineare tante condizioni. La pandemia – sottolinea Pozza – sta impattando in modo grave tanto sui consumi quanto sulla regolarità di funzionamento delle imprese.Il problema principale che lamentano le aziende riguarda il numero crescente di clienti che non pagano o ritardano a pagare: lo segnala il 63% delle imprese intervistate a livello regionale (68% a Treviso, 58% a Belluno).

Ne discende un problema di liquidità: oltre la metà del campione regionale d’imprese (il 55%) lamenta difficoltà a sostenere le spese correnti, con differenze minime tra province, ma con alcuni settori che sentono il problema in modo più acuto: sistema moda e legno-mobilio.

Già da questi dati si comprende bene – dice Pozza – come ci si trovi di fronte ad una combinazione di fattori negativi senza precedenti. Speriamo allora – continua Pozza -  che anche le politiche di sostegno all’economia siano senza precedenti, adeguate alla situazione che abbiamo di fronte. Speriamo ad esempio che i Paesi dell’Unione europea non si perdano in ulteriori discussioni per la definizione del Recovery Fund, dopo lo spiraglio d’intesa che si è aperto in queste ore tra Francia e Germania. Speriamo che il decreto rilancio non sia soltanto burocrazia.

Speriamo soprattutto – conclude Pozza – che vengano ascoltate le esigenze delle imprese, per le quali tre sono le priorità in questa fase di ripartenza: 1) facilitare l’accesso al credito: soprattutto non applicare in modo automatico le procedure standard di valutazione del merito di credito, del tutto incongrue rispetto alla caduta dei fatturati e all’incremento degli insoluti da parte dei clienti; 2) il rinvio delle scadenze fiscali: di tutte, non solo dell’IRAP, che forse è un modo migliore per avere liquidità dallo Stato anziché indebitarsi; 3) il potenziamento della Cassa Integrazione: da intendersi come potenziamento delle coperture finanziarie per l’istituto. Indicazione che può essere letta come un segnale positivo da parte delle imprese: che vogliono il più possibile preservare i livelli occupazionali, per poi essere pronte a ripartire, assieme alle loro maestranze.

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