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Giovani protagonisti
Intervista a Elena Donazzan Assessore Regionale alle Politiche dell'Istruzione, della Formazione e del Lavoro.

Elena  Donazzan
24 aprile 2012 - Mi reco a Venezia a Palazzo Balbi, sede della Giunta Regionale del Veneto, per incontrare l'Assessore alle Politiche dell'Istruzione, della Formazione e del Lavoro Elena Donazzan. Dopo una breve attesa, l'assessore mi accoglie con un solare saluto, entriamo nel suo ufficio e ci soffermiamo a parlare di un'APP del tablet che ho con me. Introduco la rubrica Giovani protagonisti. L'intervista inizia.

Desideravo chiederle quali possono essere le professioni di cui non si parla, a cui un giovane non pensa mentre sceglie il proprio indirizzo di studi. Professioni che non rappresentano le mansioni abituali.

Proprio questo è il tema principale, io credo che oggi siano le professioni che non esistono ancora o meglio, sono le esigenze del nostro mondo del lavoro o delle imprese o delle professioni che hanno bisogno di competenze che non sempre sono immediatamente riconducibili a titoli di studio.

Faccio un esempio l’università Cà Foscari di Venezia si sta interrogando proprio sulle competenze che servono all’impresa e hanno notato un aumento di iscritti a cinese. Non serve il traduttore di cinese, serve una figura che abbia competenze di management che sia un dirigente del domani che abbia competenze tecniche che possa muoversi nell’ambito della tecnologia, dell’ingegneria o dell’economia aziendale e che sappia perfettamente l’inglese perché quello è il mercato di riferimento oppure un altro esempio, non esistono studi legali che si occupino di commerciale dedicato al mercato tedesco eppure le imprese venete sono terzisti del mercato tedesco, esportiamo soprattutto verso la Germania, ma non esiste consulente legale che abbia competenze di lingua tedesca o che conosca il diritto commerciale tedesco o che conosca le regole del diritto internazionale applicato al commercio.

Queste sono figure di alta professionalità che non si ascrivono ad una professione specifica, oggi, dobbiamo interrogarci su un mercato del lavoro in continua evoluzione alla ricerca però di nuove e qualificate competenze.

Per arrivare ad un ambito di scelta tra la scuola media e superiore che tanto inquieta le famiglie piuttosto che i ragazzi, mancano,oggi, figure professionali che abbiano specialità tecniche, eppure continuiamo ad assistere i nostri giovani che si iscrivono ad alcuni percorsi generalisti come il liceo.

Dare un’occhiata a che cosa accade nel mercato del lavoro significa anche poter fare la cosa che ci piace di più perché il percorso di studi e il percorso di lavoro deve piacerti dal momento che la maggior parte della tua vita la passi maggiormente al lavoro. Lavorare significa anche apprendere sempre, essere sempre curiosi, avere la fame di assumere competenze.
Ci sono delle figure professionali che sono richieste eppure non c’è un equivalente.

Con lo stesso modello realizzato con l’Università, stiamo ragionando condividendo una bella idea dei Giovani di Confindustria Veneto, del gruppo Education che hanno proposto a noi Regione e noi ci siamo buttati a capofitto, una valutazione dopo aver seguito i giovani che escono dagli istituti tecnici che vanno a lavorare. Chiediamo ai ragazzi se quello che hanno appreso è servito loro in quel posto di lavoro.
Alle aziende chiediamo se quel ragazzo con quelle competenze è stato utile per quel posto di lavoro.

Posso dire che non esistono professioni di ieri, esistono professioni del domani che richiedono tanto sacrificio, tanta voglia di fare, e tanta voglia di assumere competenze sempre nuove.

Come fa un giovane laureato o diplomato ad essere una figura attrattiva in questo momento per catturare l’attenzione delle aziende che ora sono in crisi.

Un consiglio, io vado a visitare almeno due aziende alla settimana e faccio interviste perché, mi interessa capire che cosa ha bisogno l’impresa perché oggi è molto difficile per l’impresa fare impresa, alla domanda come selezioni il tuo personale, mi rispondono che guardano molto alla motivazione del giovane al di là di un curriculum che pure deve esserci e che deve essere di tutto rispetto, aldilà di come si presenta il giovane per iscritto, c’è un dato personale, la motivazione, dare il senso del sacrificio, del senso delle regole di far capire che sia lì per crescere e non per chiedere subito "quale sarà il mio stipendio, starò a casa il sabato e la domenica", il dato della motivazione quello che fa scegliere o meno un giovane.

I giovani devono avere come obiettivo l’Italia, l’Europa o non avere più il concetto di confine territoriale, così pure il concetto di orario nel senso tradizionale in un mondo globalizzato?

La mia esperienza in questi 7 anni, quasi 8 da Assessore al Lavoro all' Istruzione e Formazione del Veneto è stata quella di vedere davanti a me imprese che se reggono e quando reggono, reggono bene, sono imprese che si sono internazionalizzate, non che hanno delocalizzato.

Che sono andate a vendere all’estero che hanno anche aperto filiali all’estero, ma che hanno mantenuto una forte vocazione di identità, allora cosa consiglierei ad un giovane di fare esperienze all’estero perché questo ti aiuta a capire che il mondo è molto diverso ed anche ad assumere ulteriori competenze certamente la lingua, la capacità di muoversi in un ambiente esterno, di essere intraprendente di non temere il confronto, ma poi di mantenere una forte vocazione identitaria perché se c’è successo per le nostre imprese è perché sono italiane, è perché il made in Italy non è solo un dato della moda del fashion, perché il successo del made in Italy sono le tre F: food, furniture, fashion; Cibo - mobilia- Stile di vita e Moda.

Il Made in Italy è alta qualità ,creatività, design e questo lo hai se mantieni la tua identità molto forte.

Io vorrei immaginare il giovane che nel futuro intraprende che diventa un buon manager, un imprenditore della propria azienda, con una forte identità, ma con una mente aperta. Questa è la ricetta del futuro anche per continuare a far crescere un sistema economico che in Italia un pochino sta seduto sugli allori, perché in definitiva stiamo bene, viviamo in un paese il più bello del mondo. Questo non lo diciamo noi lo dicono tutti gli altri, ma noi non possiamo sederci sugli allori.

Quali conoscenze essenziali, relative alle offerte formative, devono ora essere conosciute dai giovani per poter individuare le professioni vincenti così pure il mercato giusto per poter avere maggiori occasioni per trovare un’occupazione? Cosa non può non sapere un giovane circa la formazione in Veneto?

Un giovane non può non sapere che ci sono mille occasioni per apprendere e che la sua formazione è in parte a scuola e all’università e in buona parte al lavoro e quindi nell’esperienza.

Un giovane di oggi che poi sarà il dirigente di domani, deve sapere che si farà le ossa nella palestra della vita che è l’insieme tra scuola e lavoro non è solo l’una o solo l’altra. Un giovane oggi deve sapere che qualche esperienza all’estero gli può essere utile per tornare ad aprire nuovi canali, per tornare a bussare alle porte delle aziende italiane, per dire - io ho un valore aggiunto, ti posso accompagnare io in quei mercati -.

Un giovane che si sta formando e che aspira, io spero a fare anche l’imprenditore perché la nostra terra è di grande vocazione imprenditoriale, deve sapere che da solo oggi non ce la può fare, e che l’imprenditore da solo, di un tempo, quello che ha fatto la storia di tante imprese nel Veneto, oggi deve poter ragionare in squadra.

Questa è una microcritica che faccio anche a noi stessi, anche alla sottoscritta. Come la politica si è mossa di autoreferenzialità , il decisore politico calava dell’alto le proprie decisioni, invece oggi dobbiamo sentirci parte di una grande squadra, dovremmo essere tutti dei patrioti, pronti alla battaglia, perché è oggi questo di cui parliamo, di difesa delle nostre imprese che diventa promozione delle nostre imprese, non solo battaglia di retroguardia, ma di aggredire la globalizzazione che è molto aggressiva a sua volta e se pensiamo di difenderci solo con il fioretto si rischia di vederci soccombere, mentre il Veneto e l’Italia hanno molte carte da giocare. Io vengo da una famiglia di militari, per tornare alla metafora della guerra, di questo si tratta, molti giornali anche importanti che si occupano di finanza, parlano di guerra finanziaria, di speculazione, noi che armi abbiamo: un’identità molto forte, grande creatività, siamo un popolo di generosi. I nostri soldati sono più amati degli altri all’estero perché si sanno ben comportare anche i nostri imprenditori sono così ,anche il mondo del lavoro è fatto di generosità, di capacità e qui bisogna metterci qualcosa in più.

Dobbiamo avere una strategia comune, c’è bisogno di un sistema paese per andare all’estero, c’è bisogno della difesa attraverso leggi che tutelino il Made in Italy, oggi non è tutelata la nostra prima ricchezza, quindi mi aspetto che i giovani, che si affacciano al mondo del lavoro che saranno la classe dirigente o che faranno l’operaio, l’idraulico tutti insieme si sentano parte di un'unica missione.

La ringrazio.
Grazie a lei della cortesia.

Silvia Trevisan

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