Il sito di DG REGIO (Politiche Regionali) http://ec.europa.eu/regional_policy/index_en.cfme quello del Governo italiano http:// www.opencoesione.gov.it/ contengono le informazioni sui programmi specifici.
Anche la
Banca Europea di Investimento è particolarmente attiva: gli investimenti complessivi della Banca in Italia nel quinquennio 2011-2015 hanno superato i 47,3 miliardi di euro. Il 38% degli investimenti è andato alle PMI e alle aziende mid-cap, mentre un altro 35% all’energia, telecomunicazioni e trasporti (
http://www.eib.org/ products/index.htm ).
La Commissione (e quindi anche il JRC) può inoltre fornire alle regioni un forum di discussione e di confronto con altre realtà locali e favorire il coordinamento degli sforzi collettivi.
Che passaggio culturale è necessario per creare più collaborazione tra l’economia regionale del Veneto e quella europea?
Conciliare la visione locale con quella più globale e transnazionale è necessario affinché le politiche europee rispondano alle necessità dell’economia reale e della società ed abbiano quindi una maggior efficacia quando implementate. Da parte nostra, sicuramente dobbiamo essere più sensibili alle problematiche locali e dobbiamo “ascoltare” di più. Un grosso sforzo si sta facendo attraverso le “consultazioni pubbliche” dove, cittadini e organizzazioni possono esprimere il loro parere su tematiche che saranno oggetto di regolamentazione europea (si è appena chiusa quella sulla regolamentazione dei servizi finanziari, dove era richiesto un feedback su casi di regolamentazione eccessivamente restrittiva ed onerosa in modo da poter studiare modifiche della normativa in vigore).
Da parte del cittadino e della comunità locale si richiede una maggiore partecipazione attiva alle iniziative europee disponibili. Il che implica a mio parere la necessità di: un coordinamento locale pro-attivo (una sorta di sportello regionale) che cerchi le iniziative potenzialmente interessanti e aiuti l’imprenditore a usufruirne (aiuto con documentazione e reporting); un coordinamento politico che inserisca l’input che proviene dall’Europa in una politica di sviluppo regionale in modo che gli interventi europei siano “moltiplicatori” di sviluppo e non si esauriscano nella partecipazione al progetto. Informazioni addizionali L’Unione Bancaria è uno dei quattro pilastri della politica finanziaria dell’euro, insieme a quel lo fiscale, economico e politico.
E’ un progetto avviato dall’ Unione Europea nel 2010, riguarda i sistemi di vigilanza e ristrutturazione delle banche per la stabilità finanziaria della zona euro e ha l’obiettivo di evitare nuove crisi della zona euro.
A livello globale, l’Unione Bancaria è in linea con gli impegni assunti dall’UE in seno al G20 e negli Accordi di Basilea III.
L’Unione Bancaria si basa fondamentalmente su tre pilastri: il Meccanismo di Vigilanza Unico (Single Supervisory Mechanism – SSM) entrato in vigore nel 2013 ma operativo da novembre 2014, il Meccanismo Unico di Risoluzione delle Crisi (single resolution mechanism -SRM) che entrerà in vigore nel 2016 e il Fondo Unico di Risoluzione (Single Resolution Fund -SRF) che dopo una fase transitoria, a partire dal 1 gennaio 2015, sarà a regime dal 2025.
Meccanismo di Vigilanza Unico: la supervisione è affidata alla Banca Centrale Europea (BCE) attraverso un meccanismo di vigilanza unico (vigilanza diretta su circa 130 banche “sistemiche” e delegata alle autorità nazionali per le altre, circa 6000).
Meccanismo Unico di Risoluzione: nel caso in cui, malgrado la vigilanza rafforzata, una banca soggetta al Meccanismo di Vigilanza Unico dovesse trovarsi in gravi difficoltà, il Meccanismo Unico di Risoluzione delle crisi permetterebbe di gestire la sua crisi in modo efficiente, riducendo al minimo i costi per i contribuenti e l’economia reale e prevede un accentramento della facoltà di decidere circa il salvataggio o il fallimento di una banca sotto la supervisione della BCE. L’efficacia di questo meccanismo è garantita dalla creazione di un fondo ad hoc, il Single Resolution Fund.
Inoltre, un comitato formato da rappresentanti delle autorità nazionali, il Single Resolution Board che opera sotto la direttiva della BCE, ha il compito di controllare la normale esecuzione delle manovre di salvataggio o di un eventuale fallimento di una banca. Questo nuovo organo va a modificare i compiti della già funzionante European Banking Authority (EBA).
Single Resolution Fund (SRF): gli Stati hanno dato vita ad un fondo “salva-banche” unico, finanziato con prelievi sugli istituti di credito a livello nazionale. L’SRF sarà finanziato mediante prelievi sulle banche che inizialmente saranno gestiti a livello nazionale, poi confluiranno gradualmente in 10 anni in un unico fondo europeo. gli oneri connessi alle crisi bancarie saranno posti a carico, nell’ordine, degli azionisti, degli obbligazionisti e dei depositanti per le giacenze superiori a 100 mila euro.
Nel complesso i privati dovranno necessariamente coprire le perdite della banca in default per un ammontare almeno pari all’8% degli attivi dell’istituto (bail-in). Oltre tale soglia, interverrà in seconda battuta il SRF per un ammontare del 5% degli attivi della banca, qualora dovessero necessitare di ulteriori risorse i Governi potranno intervenire attraverso il Meccanismo Europeo di Stabilità (MES).
L’Unione dei Mercati dei Capitali è un insieme di iniziative volte a sviluppare il prestito non bancario ed il finanziamento del mercato dei capitali in Europa, con l’attenzione puntata su infrastrutture e PMI. L’obiettivo è anche quello di utilizzare il mercato dei capitali come mezzo per migliorare l’integrazione europea, attraverso l’eliminazione delle barriere nazionali e l’armonizzazione delle regole inerenti alla libera circolazione dei capitali. L’idea quindi è che, con un mercato europeo dei capitali più armonizzato, il ventaglio di possibilità di accesso al
credito per cittadini e imprese si allarghi, migliorando e omogeneizzando la loro inclusione finanziaria, indipendentemente dallo Stato Membro nel quale risiedono.