Eventi - pubblicata il 10 Ottobre 2017
Fonte: ufficio stampa Sportello csr Camera di Commercio Treviso-Belluno
Giovedì 28 settembre 2017, con la visita presso la Cooperativa Sociale Terra Fertile, si è aperto il 9° ciclo di Open Day in tema di Responsabilità Sociale d’impresa per conoscere le
aziende del territorio e le best practice da loro adottate, organizzato dallo Sportello CSR e Ambiente della Camera di Commercio Treviso – Belluno e giunto ormai alla nona edizione.
Terra Fertile è una Cooperativa sociale, nata nel 1997 che segue diversi progetti per la comunità e per l’ambiente. In origine il nome era Cooperativa Fenderl, nome importante per la città di
Vittorio Veneto che ricorda l’omonimo ingegnere, conosciuto per essere l’inventore dei coriandoli e per il suo impegno a livello sociale. Infatti per garantire un futuro al proprio figlio affetto
da disabilità psichiatrica, creò una fondazione che in seguito si occupò di assicurare l’assistenza ad altri soggetti indigenti. Poiché numerose sono le organizzazioni culturali e di volontariato
locali che recano nella propria denominazione il nome Fenderl, al fine di evitare un’errata identificazione della mission e delle finalità stesse della Cooperativa sociale che ci ha ospitato,
l’organizzazione ha deciso quindi, a partire dal mese di luglio 2017, di cambiare nome in “Terra Fertile”, nome ripreso da un progetto di agricoltura biologica sociale iniziato nel 2009.
L’obiettivo principale di questa Cooperativa è promuovere l’inclusione sociale gestendo centri diurni per persone disabili, garantendo un posto di lavoro a soggetti deboli e investendo nel
territorio. Si vuole inoltre promuovere un tipo di agricoltura rispettosa del territorio, anche attraverso la coltivazione di piante officinali e la loro vendita diretta al pubblico.
Un altro importante obiettivo è creare una rete di aziende, scuole, istituzioni e cooperative sociali per promuovere un’economia sostenibile che crei valore sociale e culturale per la comunità.
L’incontro si è aperto con la presentazione del dott. Antonio Biasi, Responsabile dello Sportello CSR e Ambiente della CCIAA di Treviso – Belluno, che ha illustrato il programma del nuovo
ciclo di Open Day CSR dal titolo “Cultura & Musei d’azienda”.
A seguire, l’Assessore alla cultura di Vittorio Veneto, dott.ssa Antonella Uliana, ha portato i saluti del Sindaco e con il suo intervento ha spiegato il ruolo della Cooperativa nella
gestione del Museo del baco da seta. Infatti il Comune ha deciso di affidare a Terra Fertile il Museo, collocato in un’ex filanda dismessa negli anni ’60, con lo scopo di partire dal passato per
guardare al futuro, valorizzando il patrimonio culturale e investendo per lo sviluppo nel territorio.
Quindi il Presidente della Cooperativa, Massimo Ciacchi, ha illustrato la storia dell’organizzazione e si è poi soffermato sull’importanza del Museo e del suo ruolo relazionale, in quanto,
al suo interno, è possibile organizzare visite guidate, laboratori per le scuole, cene, riunioni, convegni, seminari ed altri eventi, per valorizzare il patrimonio storico e gli ambienti
ristrutturati di recente.
La dott.ssa Elisa Bellato, antropologa e insegnante all’Università Ca’ Foscari di Venezia e all’Università degli Studi della Basilicata, incaricata per l’allestimento del Museo, ha poi
raccontato come in un primo momento la creazione del Museo è stata osteggiata, perché vista come un’iniziativa priva di utilità, qualcosa di statico e simbolo della fine di un’attività che aveva
portato ricchezza nel territorio del vittoriese. Invece il patrimonio culturale deve essere visto come qualcosa che si integra con la realtà sociale contemporanea, che deriva da una visione diversa
della storia. Il messaggio che deve passare è quello che il patrimonio non può essere inteso come ambito culturale elitario, per pochi, visto che appartiene a tutti e fa parte di una storia
condivisa. Alla base di questo concetto ci sono alcune Convenzioni europee ed internazionali, come ad esempio quella di Faro del 2005 che parla di eredità culturale e comunità di eredità: le
persone hanno diritti e doveri perché si riconoscono anche in una certa eredità culturale. Alla data odierna i principali dubbi sulla validità dell’esposizione museale sono stati superati, i
visitatori e le scolaresche iniziano a riempire gli spazi e riaffiorano così i ricordi di un tempo fondamentale per lo sviluppo economico di tutto il Veneto.
È stata poi descritta la storia del Museo ed il procedimento per la creazione della seta. Questo Museo rientra all’interno del patrimonio della città di Vittorio Veneto, che nel XX secolo ha visto
una notevole espansione anche grazie all’economia bachisericola. A partire dalla fine dell’Ottocento questa cittadina divenne famosa per il suo seme bachi di particolare qualità e prodotto con il
metodo cellulare. Infatti a metà Ottocento la diffusione della pebrina, una malattia del baco priva di cura, è stata debellata grazie al metodo Pasteur – Cantoni e quindi attraverso un controllo
serrato di ogni singola farfalla madre. In contemporanea sono sorti numerosi stabilimenti bacologici specializzati nella riproduzione controllata, il tutto facilitato grazie anche al clima mite e
al territorio con diverse altitudini che permetteva di scaglionare in più settimane le fasi concitate della sfarfallatura (uscita delle farfalle dal bozzolo).
Le famiglie contadine vittoriesi si specializzarono nel baco da seta perché questo poteva essere allevato a partire da giugno, quando la famiglia era ancora inattiva e impiegava una manodopera
femminile e anche minorile, dando il primo guadagno della stagione. Lo stesso gelso, fondamentale per la crescita del baco, si è inserito perfettamente nel sistema economico veneto maritando le
viti. Il baco veniva poi essiccato e portato in filanda, dove le operaie, scoatìna, ingropina e mistra in base al loro ruolo, traevano dai bozzoli un filo di seta. Questo fece si che nel
1930 la provincia di Treviso divenne la prima produttrice in Italia con 5.500.000 kg di prodotto.
A partire dagli anni ’60 molte filande vennero smantellate; nella nostra regione la produzione è rimasta bloccata fino a due anni fa, quando sono iniziate le prime sperimentazioni a Vicenza (per
piccoli numeri), dedicate al momento all’uso della seta per la realizzazione di gioielli e prodotti di bellezza e per la cura del viso.
La descrizione di quest’intensa attività è proseguita con la visita al Museo, nato e realizzato attraverso un impegno fattivo della comunità locale che ha donato i propri cimeli. Il Museo è stato
pensato seguendo un percorso che inizia dal seme bachi e procede fino alla creazione del filo di seta. Si possono quindi apprendere, anche grazie a pannelli e didascalie, arricchiti da aneddoti e
modi di dire in dialetto veneto, le metodologie allora utilizzate per giungere al prodotto finale ed a vedere l’allestimento di alcuni ambienti domestici corredati dagli strumenti ed utensili
originali. Si tratta di un Museo non soltanto espositivo, ma completo di testimonianze video e multimediali di coloro che hanno partecipato in prima persona all’allevamento dei bachi da seta ed
alla loro successiva lavorazione in filanda.
Qui, però, il Museo non testimonia più solo una parte della tradizione del territorio trevigiano, ma si integra nella realtà sociale contemporanea andando a creare un importante spazio relazionale.
Riportando le parole dell’Assessore alla cultura di Vittorio Veneto: “La cultura e l’azienda non sono un ossimoro ma vanno di pari passo”. La Cooperativa sociale Terra Fertile ha fatto
proprio questo messaggio e con la sua attività ha reso possibile l’incontro tra queste due realtà, trasformando il Museo da uno spazio prettamente espositivo ad un luogo messo a disposizione
dell’intera comunità per costruire relazioni.
Alla fine tutti i partecipanti hanno apprezzato molto la visita e la disponibilità dei relatori che si sono succeduti impegnandosi a far conoscere ancor di più questo Museo, segno tangibile della
storia trevigiana all’interno del territorio.
Treviso, 9.10.2017
Natasha Pettenò