Pubblichiamo l’intervento del Presidente Pozza in occasione del convegno #Welfare e comunità.

Nei prossimi 30 anni il Veneto conoscerà una crescita della popolazione anziana di oltre mezzo milione di abitanti: oltre 200.000 saranno persone sopra gli 85 anni.


Economia - pubblicata il 22 Febbraio 2019


WELFARE DI COMUNITA’
Convegno Vittorio Veneto.
Venerdì 22 febbraio 2019. Museo Civico della Battaglia


Mi unisco anch’io, a nome di tutta la Giunta camerale, ai complimenti per gli organizzatori, per questa iniziativa, che ormai sta diventando un punto fisso di riferimento, nel territorio, per
discutere di welfare.
Trovo che sia fondamentale generare nuova consapevolezza attorno a questo tema. Quasi un atto di responsabilità dovuto.
Perché siamo in una società che sta conoscendo veloci trasformazioni, e altrettanto velocemente sta generando nuovi disagi. E con un Welfare pubblico che, rispetto a queste accelerazioni, non
riesce più a stare al passo.
Il convegno vedo che tocca le diverse dimensioni possibili del welfare di comunità: sia sul fronte del lavoro, che sul fronte dell’assistenza socio-sanitaria.
Ma mi voglio concentrare sul dato di fondo che condiziona le diverse possibili risposte, e che in generale segna irreversibilmente il destino di una comunità.
Mi riferisco al processo di invecchiamento della popolazione. Che ancora pochi si rendono conto quale bomba ad orologeria possa diventare per tutti noi, se non governato adeguatamente.
Ci sarà poi una relazione tecnica del nostro Osservatorio Economico, a cura del prof. Vittorio Filippi. Pertanto non entro nei dettagli, mi fermo soltanto ad alcune macro-evidenze che ritengo molto
significative.

Nei prossimi 30 anni il Veneto conoscerà una crescita della popolazione anziana di oltre mezzo milione di abitanti: oltre 200.000 saranno persone sopra gli 85 anni. Specularmente,
si contrae la popolazione attiva (15-64 anni) e mancheranno all’appello 90.000 giovani (0-14 anni).
Uno scenario che fa saltare tutti gli equilibri su cui finora si è retto il welfare pubblico. Dove i più lavoravano, e con i loro contributi sostenevano anche il resto della collettività.
Se a qualcuno pare troppo in là lo scenario 2050, è bene subito precisare che questa accelerazione sta già accadendo attorno a noi. Lo dimostrano ancora una volta i numeri. Prendo a riferimento
questa volta quelli italiani, ancora più impressionanti.
In Italia, nel 2001 gli over 65enni pesavano per il 18,4% sul totale della popolazione. Già nel 2016 sono arrivati a pesare per il 22,7% (per un totale di 14 milioni di persone).
Nel 2050 arriveranno ad essere oltre il 35% della popolazione (per un numero attorno ai 20 milioni di persone).
Già oggi, anticipando un dato della relazione del nostro Osservatorio, il vittoriese presenta un indice di vecchiaia superiore a 200: il che vuol dire che ogni 100 giovani 0-14 anni, c’è una
popolazione anziana doppia.
Già bastano questi numeri per giustificare momenti di riflessione come questi. Sono numeri fortemente impattanti. Che, ce lo dirà bene poi il nostro sociologo, Filippi, impongono un radicale
cambiamento di prospettiva su molti fronti.

Ne enumero quelli che a me paiono più importanti.

Il primo, più evidente, è il tema della sostenibilità. Dalle pensioni alla sanità all’assistenza sociale, dobbiamo tutti chiederci come ripensare il welfare a fronte di questo
formidabile rovesciamento della piramide demografica

Altro grande tema: abitare e invecchiamento. Già oggi in Italia come anche nel Nord-est 1 persona su 2, sopra i 65 anni, vive da sola. Modello badanti o modello casa di riposo
salteranno, per vincoli numerici ed economici. Ma, per i numeri in gioco, rischia di saltare anche il modello basato sul volontariato, se non riportato e ripensato dentro nuove reti
dell’innovazione sociale . Però nuovi approcci non paiono essere in cima alle nostre priorità, se è vero che si pensa poco ancora alla domotica per anziani, e se è vero che sulla
sanità digitale l’Italia si colloca al 18° posto in Unione Europea: solo per toccare due aspetti che possono aiutare a ripensare l’accesso ai servizi da parte
della popolazione anziana che vive sola e senza un parentado di prossimità.

Attenzione poi che parlare di anziano non significa, per fortuna, parlare soltanto di assistenza e malattia. Di ritiro progressivo dalla vita attiva. Da tempo è stata coniata l’espressione
Silver Economy” per riferirsi a quella parte della popolazione longeva che, proprio da uno stato di salute migliore, acquisisce consapevolezza per una nuova
stagione di bisogni e possibilità
. Legati allo sport, alla cura di sé, al turismo, alla cultura, anche a nuove forme di lavoro. Elementi che vanno a determinare un circolo virtuoso tra
“restare attivi”, “avere cura di se stessi”, e costo della salute a carico della collettività. Sono elementi che di fatto trasformano la longevità in un importante fattore di crescita. Ma che forse
non siamo ancora pronti a cogliere come tale.

Accenno infine ad un ultimo tema, sul quale secondo me si parla ancora poco: lavoro ed intergenerazionalità. Spesso è un tema che conosce soltanto contrapposizioni: chi esce e
chi entra nel mercato del lavoro; nativi e non nativi digitali; adeguatezza o non adeguatezza all’innovazione. Ecco, io credo che in una società già molto individualista e divisiva, mettere
giovani e meno giovani contro
non porti a niente. All’opposto, tenere insieme generazioni, aiutarle a parlarsi, aiuta a coniugare innovazione, esperienza, aiuta a rafforzare identità e
coesione delle organizzazioni. Questi sono i risultati che portano a casa le aziende lungimiranti che governano bene questo tema. Che lo trasformano in un asset strategico. Ma ne dobbiamo parlare
di più.

Mi fermo qui con le suggestioni, non voglio sottrarre ulteriore tempo al ricco programma della giornata. Il tema, perdonatemi, prende…
Da imprenditore e Presidente della Camera di Commercio ribadisco che questi momenti di riflessione sono davvero importanti.
Con questi scenari si sta creando un grande spazio per lo sviluppo di innovazione sociale. Che richiede nuove capacità imprenditoriali. E attori pubblici lungimiranti. Alcune
testimonianze in tal senso le ascolteremo anche oggi, con grande interesse. E ne faremo grande tesoro, per quel che ci è possibile fare come ente camerale.
Anche per questa opportunità, ringrazio ancora gli organizzatori e auguro a tutti buona giornata.

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