Parziale risalita dei certificati per l’estero rilasciati dalla Camera di Commercio


Economia - pubblicata il 27 Agosto 2020


Fonte: ufficio stampa Camera di Commercio di Treviso Belluno|Dolomiti

Pozza: Nel mese di luglio tornano ad aumentare in modo significativo i certificati per l’esportazione rilasciati alle imprese. Si tratta pur sempre di un recupero parziale: i volumi sono
inferiori del -23,1% rispetto al luglio 2019. Ma erano crollati del 65% ad aprile, ed erano rimasti al -45,7% tra maggio e giugno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

Treviso, 22 agosto 2020.

In attesa dei dati ufficiali ISTAT sull’interscambio commerciale delle province ai primi 6 mesi dell’anno, che usciranno il 10 settembre prossimo, questa fonte amministrativa, relativa al rilascio dei
certificati per l’estero da parte della Camera di Commercio, approssima in modo interessante quelle che possono considerarsi le dinamiche di recupero parziale delle esportazioni da parte delle
imprese trevigiane e bellunesi, ormai a tre mesi dalla fine del lockdown.

E’ doveroso precisare che i certificati per l’estero vengono rilasciati solo per i mercati extra-Ue, qualunque sia la merceologia trattata. Quindi le dinamiche qui rappresentate non riguardano
le vendite nell’ambito dell’Unione europea.

Il grafico, come si vede, considera i volumi di certificati rilasciati dai Servizi
Certificativi per l’Estero tra febbraio (poco prima del lockdown) e luglio 2020 (linea rossa: ultima rilevazione al 31 luglio) e li mette a confronto con quanto rilevato durante lo stesso periodo
dello scorso anno (linea azzurra). L’asse X riporta il progressivo delle settimane (del 2020) e vi sono riportati i provvedimenti che hanno scansionato le diverse fasi del lockdown fino al Dpcm del
26 aprile, che ha segnato di fatto la ripartenza, almeno sulla carta, di tutto il manifatturiero.

Per ogni fase è riportata la differenza (in percentuale) tra i volumi 2020 e quelli del 2019. Prima del blocco delle attività, nel mese di febbraio 2020, i certificati risultavano perfino in
numero superiore a quelli del febbraio 2019 (+3,9%). Dal mese di marzo inizia la frenata (-11,7%), limitata probabilmente dallo “smaltimento” delle commesse in corso. In aprile la frenata diventa
caduta pressoché verticale delle attività: i certificati rilasciati per le due province si fermano a 925 contro i 2.681 nello stesso periodo dell’anno prima (-65%). Il punto di minimo viene proprio
raggiunto nell’ultima settimana di aprile, con 150 certificati rilasciati, contro i 460 dell’anno prima.

Cosa succede da maggio in poi, cessato formalmente il blocco delle attività? Il trend, certamente, si inverte (al di là delle oscillazioni congiunturali legate a ponti e festività). Torna a
risalire il numero dei certificati, indica il Presidente della Camera di Commercio Mario Pozza, ma con volumi che complessivamente restano ancora molto sotto i livelli del 2019. Da
quel punto di minimo di 150 certificati di fine aprile, si arriva a 461 certificati nell’ultima settimana di giugno. Ma sommando la totalità dei documenti rilasciati tra maggio e giugno 2020 e
confrontandoli con l’analogo periodo del 2019 emerge ancora un gap del -45,7%: sintomo di un’attività amministrativa verso i mercati extra-Ue quasi dimezzata.

Solo nel mese di luglio (ultima sezione a destra del grafico) i volumi risalgono in modo significativo. Nella parte centrale del mese si nota persino una dinamica analoga tra i due anni a
confronto (medesima inclinazione della curva). Ma siamo pur sempre al recupero parziale: rispetto al 2019 resta un gap del -23,1%. Nell’ultima settimana monitorata (27-31 luglio) sono stati
rilasciati 555 certificati, contro i 764 dello scorso anno.

Difficile dire se queste variazioni dei volumi amministrativi troverà pari riflesso nei valori economici scambiati dalle imprese del territorio. Gli ordini di grandezza, ad ogni modo, non sono
molto distanti dalle stime più recenti dell’ISTAT relative all’andamento nazionale delle esportazioni: in caduta del -45,8% tra marzo e aprile, in risalita del +35,8% nel mese di maggio (+36,5%
sui mercati extra-Ue). Nonostante il miglioramento la flessione su base annua delle esportazioni italiane (maggio 2020 su maggio 2019) resta del -30,4%, ma in evidente attenuazione rispetto ad
aprile (-41,5%).

Come più volte osservato, le imprese si sono trovate di fronte a mercati a velocità differenziate, a catene del valore disarticolate, sottolinea il Presidente Pozza, sia
a causa della geografia dei contagi (si pensi al Brasile, al Messico, agli Usa, ad altre economie emergenti che non trainano più la crescita mondiale), sia a causa di un calo generalizzato della
domanda indotto da Covid.

Però sono ormai diversi i segnali, fra loro convergenti, di un’attività manifatturiera in ripresa e soprattutto di un apprezzabile miglioramento delle condizioni della domanda. L’indice IHS
Markit PMI di luglio per il manifatturiero italiano, pubblicato il 3 agosto, si riporta a quota 51.9, in territorio espansivo, dal 47.5 di giugno (e analoghi segnali provengono da Germania e dal
complesso dell’Eurozona). Aumenta la produzione. Tornano ad aumentare, per la prima volta dopo due anni, i nuovi ordinativi, seppur con elementi di debolezza non risolti sul fronte della domanda
estera. Comprensibile, per quanto appena detto, considerati gli shock così estremi accusati dall’economia.

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