Distretti: la mappa dell’Italia “che va”. Conta 278mila imprese, 1,4 milioni di addetti, crea 75 miliardi di Pil, ha un saldo attivo import-export di 77 miliardi di euro.

Alimentare Veneto superstar. E chiede meno tasse, più infrastrutture e un credito più friendly


Economia - pubblicata il 11 Aprile 2014


Fonte:Ufficio stampa Unioncamere

Roma, 10 aprile 2014 – C’è (ancora) un’Italia che va. Ha perso qualche pezzo in questi anni, cedendo fatturato e riducendo occupazione, ma ha conquistato notevoli quote di mercato all’estero,
arrivando a superare lo scorso anno i 77 miliardi di euro in termini di saldo commerciale.
Un’Italia ancorata al proprio territorio, che si riposiziona e individua nuove strategie, che si
evolve ed innova.

Sfatando così almeno due miti: che la globalizzazione avrebbe azzerato la connessione tra impresa e territorio e che i settori “maturi” sarebbero stati sopravanzati dalla concorrenza dei Paesi
emergenti.
Questa Italia “che va”, che guarda al domani con qualche speranza, è l’Italia delle 278mila piccole e medie imprese operanti nei 100 distretti monitorati dall’Osservatorio
nazionale, nei quali operano quasi 1,4 milioni di addetti e alle quali si devono circa 75 miliardi di euro di valore aggiunto prodotto. Considerando il complesso delle aree distrettuali, queste
imprese concentrano oltre il 50% dell’occupazione manifatturiera italiana. Un modello – tutto italiano – il cui campione assoluto (in termini di performance economiche nel 2013) è il
Metadistretto alimentare Veneto, “tallonato” da due leader toscani: il distretto delle pelli cuoio e calzature di Valdarno Superiore e quello del tessile-abbigliamento di Empoli. Un’Italia
che delocalizza meno (e che in qualche caso addirittura dall’estero ritorna “a casa”) e che cerca sempre di più la strada della collaborazione con altre imprese (anche all’estero) per essere
competitiva.
E’ questo il Paese “reale” che viene descritto nel Rapporto sui Distretti 2014, promosso da Unioncamere e presentato oggi [10 aprile 2014] a Roma.

“La proiezione sui mercati internazionali delle filiere distrettuali ha il suo fondamento in quella cultura del produrre fatta di qualità, genialità, tradizione che nessuno potrà mai imitare,
perché ha valori fondanti nel territorio e nei saperi locali, che la globalizzazione esalta anziché distruggere”, ha detto il presidente di Unioncamere, Ferruccio
Dardanello
. “Ma nelle filiere lunghe come in quelle a chilometro zero, il territorio potrà continuare a rappresentare un forte vantaggio competitivo solo a patto che le aziende vi
riescano ancora a trovare una risposta rapida ed efficace alle proprie istanze: in termini di servizi avanzati, ricerca, innovazione, formazione, strumenti finanziari, fornitori specializzati. Le
Camere di commercio – di concerto con gli altri soggetti che operano accanto alle imprese e per le imprese – rappresentano l’indispensabile cinghia di trasmissione tra le esigenze di ogni singolo
territorio e la risposta che le istituzioni possono dar loro”.

Consulta il comunicato integrale e le tabelle e l’infografica

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