Il primato di Treviso e di Belluno nella gestione dei rifiuti
In questa Rubrica è già stato trattato il posizionamento delle province di Treviso e di Belluno rispetto ai principali obiettivi dell’Agenda 2030 (si veda in proposito l’articolo “L’Agenda 2030 nelle province di Treviso e Belluno”).
In questa sede, intendiamo far riferimento ad un primato che godono le due province in materia ambientale: si tratta della gestione dei rifiuti e, particolarmente, della raccolta differenziata dei rifiuti urbani.
Secondo gli ultimi dati ufficiali dell’ISPRA relativi al 2023, la regione Veneto è la prima in Italia con una quota di differenziata rispetto al totale di rifiuti raccolti del 77,7%. Ma all’interno della regione medesima spicca ancor più la quota della provincia di Treviso con l’89,1%, seguita da quella di Belluno pari all’85,8%. Il risultato di queste due province rappresenta rispettivamente anche il 1° ed il 3° posto a livello nazionale.
Ma c’è di più. Il comune di Treviso è pure il primo in Italia tra i comuni capoluogo di provincia con l’84,5% di raccolta differenziata, mentre Vedelago (TV) guida la graduatoria nazionale dei comuni sopra i 15.000 abitanti e Possagno quella dei comuni più piccoli (sotto i 5.000 abitanti).
E’ quindi un primato assoluto del nostro territorio e che dura praticamente da qualche anno, cioè da quando la raccolta differenziata dei rifiuti urbani si è diffusa un po’ ovunque. Ma tale lusinghiero posizionamento è ancor più significativo se si tiene conto che pure il nostro Paese è primo in Europa e l’Europa è prima nel mondo in questo campo. Pertanto, pur non disponendo di dati particolareggiati per le diverse aree mondiali, si può presumere un primato assoluto delle nostre due province a livello globale.
Tale eccellenza non può essere considerata soltanto una curiosità od un requisito autoreferenziale di comportamento virtuoso, ma va inquadrata nell’ambito più generale del processo di raccolta e riciclo dei rifiuti, ossia come la prima fase del più vasto sistema di economia circolare: un percorso di sviluppo sostenibile che permette di ridurre al massimo i rifiuti e parallelamente di aumentare la materia prima usata da utilizzare per realizzare nuovi prodotti, risparmiando così nuova materia prima. Si tratta di un innovativo sistema in antitesi a quello dell’economia lineare, ancora attuale, ma in prospettiva molto dannoso per il nostro futuro.
Infatti, con l’economia circolare è possibile:
- risparmiare sullo smaltimento dei rifiuti, che sta diventando un’operazione molto difficile e costosa, se deve garantire la salubrità delle persone e l’ecologia del territorio;
- risparmiare sul costo dei nuovi prodotti che usufruiscono materie prime già esistenti e riciclate;
- ridurre i processi produttivi esistenti per la produzione dei materiali, con una corrispondente contrazione delle emissioni di gas serra conseguenti, tanto dannose per il riscaldamento climatico;
- ridurre il consumo di nuovi materiali, oggi sempre più scarsi in natura e già ampiamente sfruttati oltre i limiti di una loro rigenerazione, con il rischio di un loro completo esaurimento in futuro.
Come si può osservare, si tratta di benefici enormi, decisivi per la nostra stessa sopravvivenza e per quella delle future generazioni. Essere i primi, pertanto, è essenziale in questo campo e ciò stimola proprio lo sviluppo prospettico anche della nostra economia.





