Il manifatturiero nel secondo trimestre 2025

Produzione in lieve aumento su base congiunturale a Treviso, stabile a Belluno


Economia - pubblicata il 12 Agosto 2025


Fonte: Ufficio Studi e Statistica Camera di Commercio Treviso-Belluno|Dolomiti

cameratreviso

Per Treviso il passo congiunturale è del +1,0%. Per Belluno è del +0,1%.

All’anticipo di domanda per il timore dazi si sommano possibili segnali di ripartenza 

ma anche flessioni settoriali. In aumento i macchinari industriali. In calo l’occhialeria.

Treviso, 08 agosto 2025  –  Il commento del Presidente Mario Pozza

L’indicatore che ci guida nella lettura dei dati dell’indagine di Unioncamere del Veneto del secondo trimestre 2025 è, a mio avviso, il passo congiunturale della produzione manifatturiera – commenta Mario Pozza il Presidente della Camera di Commercio di Treviso-Belluno|Dolomiti.

Per Treviso la produzione è in lieve aumento rispetto al primo trimestre 2025 (+1,0%). Per il Veneto cresce del +2,4%. Sul risultato si sommano, oltre all’anticipo di domanda verso il mercato statunitense, anche segnali di tenuta o di ripartenza di alcune importanti filiere territoriali. Ne è conferma il grado di utilizzo degli impianti: è in lieve risalita rispetto al trimestre precedente e si attesta attorno al 70%, sia per Treviso che per il Veneto. Per Belluno il passo congiunturale della produzione è stazionario, e stabile, al 67%, è anche il grado di utilizzo degli impianti. 

Questi risultati fanno media delle differenti tendenze osservate per i settori – prosegue il Presidente.

Sono in recupero su base congiunturale i settori del “made in Italy”, in particolare moda, molto probabilmente per effetto di “anticipo-domanda” del mercato statunitense, e legno arredo. Tuttavia, questo rimbalzo non inverte la tendenza annua del legno arredo, in negativo rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno.

L’occhialeria sconta, invece, una flessione per tutti gli indicatori monitorati, ad eccezione di un rimbalzo per la raccolta ordinativi esteri. Per questo comparto anche il grado di utilizzo degli impianti manifesta una significativa discontinuità rispetto al passato.

Per i macchinari, dall’altro lato, oltre alla produzione, sono in aumento su base congiunturale anche tutti gli altri indicatori, e in aumento è anche la raccolta ordini su base tendenziale. Un dato in sé positivo considerate le flessioni registrate, a trimestri alterni, nel passato. 

Una conferma di possibili funzionamenti di filiera, la riscontriamo anche nei dati sull’occupazione di Veneto Lavoro. In particolare, per la metalmeccanica regionale nei primi sei mesi del 2025 i saldi occupazionali sono positivi, e più elevati del primo semestre 2024. 

Segnali forse, di una possibile, auspicabile, ripartenza del manifatturiero. Ora però questi possibili segnali vanno sostenuti, soprattutto va sostenuta la produttività delle nostre imprese, stimolando la domanda, anche con aumenti salariali. 

Sostenere la produttività significa anche supportare la competitività all’estero delle nostre imprese, accompagnandole nel processo di diversificazione dei mercati. Diversificazione necessaria per gestire l’incertezza legata agli scenari internazionali mutevoli – commenta il Presidente.

Pensiamo agli Stati Uniti, uno dei nostri principali partner economici. Nel breve periodo il timore dei dazi ha favorito l’intensificarsi degli scambi commerciali verso questo mercato. Ma nel medio-lungo periodo la tenuta dell’export verso gli USA dipenderà, in primo luogo, da quale sarà l’effetto dazi sui prezzi finali, anche al netto di una condivisione dell’aumento con gli importatori statunitensi. In secondo luogo, se si possano innestare degli effetti sostituzione per i prodotti a basso valore aggiunto, più esposti ad essere rimpiazzati con tipologie analoghe ma economicamente più convenienti; terzo, se vi saranno scelte di rilocalizzazione industriale sul suolo americano da parte di produttori europei e italiani (anche qui, con dei dubbi riferibili alla supply chain manifatturiera americana, se davvero in grado di prendere il posto di quella europea a parità di competenze e competitività).

Come sistema camerale stiamo già lavorando a fianco delle imprese per favorire la diversificazione dei mercati. Dal 18 al 21 ottobre – conclude Pozza, anche nel ruolo di Presidente di Assocamerestero ospiteremo a Treviso il Forum PYMES, accogliendo i delegati provenienti da 20 Paesi dell’America Latina e del Centro America. Durante i tre giorni dell’evento, i partecipanti avranno l’opportunità di visitare le nostre aziende e prendere parte a incontri B2B e B2C con un focus in particolare su Messico, Argentina, Cile, Brasile, Uruguay e Colombia.

Il quadro internazionale e nazionale

A fine luglio anche l’Unione Europea ha raggiunto l’accordo sui dazi con l’amministrazione americana. L’aliquota per le merci europee esportate verso gli Stati Uniti è stata fissata al 15% (incluse auto e componentistica, prodotti farmaceutici e semiconduttori). Rimangono al 50% le tariffe per l’export di acciaio, alluminio e rame. L’accordo sembra prevedere come contropartita anche una serie di investimenti in tecnologie della difesa e dell’energia, ma questo si configura più come un impegno politico non vincolante che come parte integrante dell’accordo stesso. Non sono ancora note, al momento della redazione del presente report, eventuali eccezioni nell’applicazione dei dazi.

Autorevoli commentatori hanno definito pessimo l’accordo. Secondo le intenzioni dell’Unione Europea dovrebbe favorire la normalizzazione delle relazioni commerciali fra Unione Europea ed USA. L’alternativa, secondo i più “realisti”, era entrare in una spirale di tariffe e restrizioni commerciali reciproche, con una probabile escalation che avrebbe condotto ad una guerra commerciale dalle troppe incognite. Già l’incertezza degli scorsi trimestri, legata ai vari annunci e ritrattazioni dell’amministrazione USA, aveva indotto molte imprese ad anticipare le esportazioni dei propri prodotti verso gli Stati Uniti. Per l’Italia, in base agli ultimi dati dell’Istat, questo anticipo di domanda si è tradotto in un aumento dell’export verso gli USA del +7,8% nei primi sei mesi del 2025, rispetto allo stesso periodo del 2024.

C’è stato peraltro anche un effetto macroeconomico di questa maggiore intensità degli scambi commerciali mondiali, combinato a politiche fiscali espansive: il Fondo Monetario Internazionale (FMI), nell’Outlook di luglio, ha rivisto in lieve rialzo le stime di crescita dell’economia mondiale: l’aumento del PIL mondiale è stimato al +3,0% per l’anno 2025, contro il +2,8% dello scorso aprile. È, tuttavia, un dato che fa media di crescite differenti fra le varie economie.

Per gli Stati Uniti l’incremento si conferma attorno al +1,9%. Più deciso è invece l’aumento del PIL per la Cina che FMI ha rivisto al rialzo dal +4,0% di aprile all’attuale +4,8%. A trainare la crescita sono principalmente le esportazioni, in forte riduzione verso il mercato statunitense, ma ampiamente compensata dalle vendite verso gli altri mercati (in particolare sud est asiatico, Vietnam, Thailandia e Indonesia, Africa e Germania per l’Unione Europea). Prodotti chimici/fertilizzanti, macchine elettriche e componentistica, semilavorati di ferro o di acciaio le principali voci merceologiche in aumento per l’export cinese. Il tasso di crescita rimane elevato anche per l’economia indiana (+6,4%) e del +2,3% è la stima per il mercato brasiliano.

Rimane invece debole l’aumento del PIL per l’Area Euro, che FMI stima al +1,0% nell’ultimo Outlook (pur in lieve rafforzamento rispetto al +0,8% delle previsioni di aprile). All’interno dell’area, permangono differenze significative nei tassi di crescita delle varie economie. Per la Spagna si conferma l’aumento al +2,5% per il 2025, mentre si discostano di poco dalla stazionarietà l’Italia (+0,5% nell’ultimo Outlook, stima rivista rispetto al +0,4% di aprile) e la Francia (+0,6%). Ancora ferma l’economia tedesca anche

se appare il segno positivo nelle ultime previsioni (+0,1%, a fronte della stazionarietà prevista nella precedente proiezione). Una ripartenza dell’ex locomotiva d’Europa dovrebbe essere attesa dalle misure fiscali multimiliardarie per il triennio 2025-2027 approvate nel mese di giugno dal governo tedesco, ma che dovrebbero trovare applicazione, presumibilmente dopo la pausa estiva, con il passaggio in Parlamento.

Segnali di stabilizzazione si osservano per il manifatturiero dell’Eurozona, in base all’HCOB Purchasing Managers’ Index di giugno. Questo indice è in miglioramento rispetto ai mesi passati, benché ancora sotto la soglia dell’espansione. Il campione intervistato segnala un lieve aumento dei livelli produttivi per il quarto trimestre consecutivo, ed una stabilizzazione della raccolta ordini. Questo bilanciamento di forze che, da un lato non riescono a far decollare una crescita robusta, dall’altra nemmeno innescano dinamiche recessive, pare determinato soprattutto dall’industria dei beni strumentali, chiamata a sostituire tecnologie obsolescenti, non adeguate anche al governo dell’incertezza sul piano della programmazione aziendale (che deve quanto mai diventare adattiva rispetto ai mutevoli scenari).

Se dunque l’effetto delle politiche statunitensi ha contribuito a sostenere nel breve termine la crescita economica globale, europea e nazionale, più interrogativi si addensano sull’impatto nel medio-lungo termine di queste politiche protezionistiche.

Per gli analisti, la tenuta dell’export nazionale, ed europeo, verso il mercato statunitense è legata a diversi fattori. Primo, quale sarà l’effetto sui prezzi finali, anche al netto di una  condivisione dell’aumento dei prezzi con gli importatori USA; secondo, se si possano innestare degli effetti sostituzione per i prodotti a basso valore aggiunto, più esposti ad essere rimpiazzati con tipologie analoghe ma economicamente più convenienti; terzo, se vi saranno scelte di rilocalizzazione industriale sul suolo americano da parte di produttori europei e italiani (anche qui, con dei dubbi riferibili alla supply chain manifatturiera americana, se davvero in grado di prendere il posto di quella europea a parità di competenze e competitività).

Questi primi trimestri dell’anno hanno comunque rimesso in moto le filiere produttive europee e italiane. Lo si vede, per l’Italia, dai dati Istat sulle importazioni, che nei primi sei mesi dell’anno e con riferimento agli acquisti dai Paesi extra-Ue, sono aumentate del +8,7%. Questo flusso di import pesa per il 40% sul totale acquisti dall’estero per l’Italia.

A conferma di questi funzionamenti di filiera, si cita anche il dato relativo all’occupazione. I dati di Veneto Lavoro per i primi sei mesi del 2025 vedono i saldi occupazionali delle imprese private con segno positivo. Per la metalmeccanica, in particolare, il saldo è più elevato di quello osservato nel primo semestre 2024.

Anche per il Made in Italy il saldo resta positivo, pur a livelli più bassi dello scorso anno, e con zone di fragilità nel sistema moda e nell’occhialeria.

La dinamica del manifatturiero veneto per settori

Nel secondo trimestre 2025 l’industria manifatturiera veneta cresce su base congiunturale del +2,4%. Sul risultato si sommano, oltre all’anticipo di domanda verso il mercato statunitense, anche segnali di tenuta o di ripartenza di alcune importanti filiere regionali. Ne è conferma il grado di utilizzo degli impianti che, nel trimestre in esame, si attesta al 70,5%, in risalita dal 68,8% del trimestre scorso. Su base tendenziale la variazione della produzione è prossima alla stazionarietà (-0,8%).

Con segno positivo, rispetto al trimestre precedente, è anche la raccolta ordini sia dal mercato interno (+1,3%) che estero (+0,7%). Salgono a 55 i giorni di produzione assicurati dalla raccolta ordini, a fronte dei 52 del trimestre scorso. Rispetto allo scorso anno la domanda è sostanzialmente stabile, sia sul fronte nazionale che estero.

Questo il quadro di fondo che emerge dall’indagine di Unioncamere del Veneto per il secondo trimestre 2025. Ma è un risultato che fa media dei differenti andamenti per settori.

Per i macchinari industriali si osserva un aumento su base congiunturale per tutti gli indicatori monitorati, e in aumento è anche la raccolta ordini su base tendenziale. Un dato in sé positivo considerati i momenti di flessione registrati, a trimestri alterni, nel passato.

Recuperano su base congiunturale anche i settori del “made in Italy”, in particolare moda, molto probabilmente per il richiamato effetto di “anticipo-domanda”, e legno arredo. Va subito sottolineato però che questo rimbalzo non inverte la tendenza annua del legno arredo, in negativo (-4,9% la produzione rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno).

Male l’occhialeria su tutti gli indicatori monitorati, ad eccezione di un rimbalzo del +9,4% sulla raccolta ordinativi esteri. Anche il grado di utilizzo degli impianti manifesta

una significativa discontinuità rispetto al passato: si posiziona al 61%, 10 punti percentuali in meno rispetto alla media degli ultimi trimestri di settore e alla stessa media regionale del manifatturiero. Sintomo di situazioni di fermo produttivo nella filiera, che sembrano riguardare soprattutto la lavorazione conto terzi.

Il manifatturiero trevigiano e bellunese

In base ai dati dell’indagine di Unioncamere del Veneto per il secondo trimestre 2025 la produzione dell’industria manifatturiera trevigiana è in lieve aumento su base congiunturale (+1,0%). Questo risultato si accompagna anche ad una lieve risalita del grado di utilizzo degli impianti: dal 68,4% dello scorso trimestre all’attuale 69,6%. Nel confronto con l’anno precedente la produzione sconta, invece, una flessione del -2,3%.

Anche il fatturato cresce su base congiunturale (+4,4%, sostenuto in particolare dalla componente estera), ma è in diminuzione rispetto al secondo trimestre 2024 (-0,9%).

Rispetto al trimestre precedente è in lieve aumento anche la raccolta ordini dal mercato estero (+1,3%), mentre la domanda dal mercato interno è stabile. Salgono a quasi 57 i giorni di produzione assicurati dal portafoglio ordini (erano 53,7 nel primo trimestre 2025).

I nuovi ordinativi sono, invece, in diminuzione nel confronto con lo scorso anno, sia per il mercato estero (-3,3%) che nazionale (-1,1%).

Questi i risultati dell’indagine per il secondo trimestre 2025 su un campione di 491 imprese manifatturiere trevigiane con almeno 10 addetti, cui fanno riferimento 26.178 addetti.

Le previsioni per il terzo trimestre 2025, raccolte nella medesima indagine congiunturale, vedono una lieve prevalenza dei giudizi di aumento su quelli di diminuzione. Ne consegue un saldo di poco in positivo. La maggioranza relativa degli imprenditori intervistati, tuttavia, prospetta una stabilità di tutti gli indicatori monitorati. In particolare, la quota che propende per la stazionarietà è attorno al 40% per produzione e fatturato, e sale ulteriormente, a quasi il 45%, per la domanda interna ed estera.

Il campione intervistato per il manifatturiero bellunese è composto da 82 imprese con almeno 10 addetti, cui fanno riferimento 4.740 addetti. Come osservato anche nei precedenti monitoraggi, i risultati dell’indagine provinciale possono essere amplificati per la ridotta numerosità.

Nel secondo trimestre 2025 la produzione delle imprese manifatturiere bellunesi è stazionaria sia nel confronto con il trimestre precedente che con lo stesso trimestre dell’anno precedente: in entrambi i casi la variazione è del +0,1%. Pressoché stabile è anche il grado di utilizzo degli impianti e nel trimestre attuale si posiziona al 67,0% (era al 67,4% nel precedente).

E prossimi alla stazionarietà su base congiunturale sono anche il fatturato e la raccolta ordini dal mercato interno. Solo i nuovi ordini dall’estero sono in lieve aumento (la variazione è del +1,3% rispetto al trimestre precedente). Stabili anche i giorni di produzione assicurati dal portafoglio ordini: sono 49,2 giorni nel trimestre, erano 50,2 nel precedente.

Con lieve segno negativo è invece il confronto su base tendenziale, sia per il fatturato che per la raccolta ordini. Scende in particolare la domanda estera (-1,9%).

Le previsioni per il terzo trimestre 2025 sono state raccolte dal medesimo campione di imprese bellunesi. Per il prossimo trimestre il saldo fra giudizi previsivi di aumento e di diminuzione è con segno positivo solo per la domanda estera. La maggioranza relativa

degli imprenditori intervistati, tuttavia, prevede una stazionarietà per produzione e raccolta ordini. In particolare, la quota di giudizi stazionari è attorno al 40% per la produzione e gli ordini interni, quota che sale ulteriormente (al 45%) per la domanda estera. Per il fatturato le risposte si distribuiscono equamente fra giudizi di aumento, di stabilità e di diminuzione.

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