Indipendentemente dalle barriere tariffarie, nei mercati possono esistere prodotti con vantaggi competitivi tali per cui si comprano anche se il prezzo non è favorevole.
In altri termini, la qualità giustifica un prezzo maggiore, per cui si giudica il prodotto in rapporto alla relazione qualità/prezzo.
Le nostre principali esportazioni, infatti, avvengono proprio in virtù di tale rapporto, che si evidenzia soprattutto nei settori dell’agroalimentare, della moda, dell’arredamento e dell’oggettistica di lusso.
Un ulteriore innalzamento della qualità può quindi giustificare un prezzo superiore e questo viene percepito come equo e sopportato volontariamente dal consumatore, tranne che da quello economicamente non autosufficiente.
Per limitare l’analisi al settore agroalimentare, possiamo dire che tutto dipende dalla qualità
organolettica dei prodotti ——–
che si afferma con varie caratteristiche tipiche dei luoghi di produzione, tali da rendere il loro consumo gradevole e ricco di cultura e di emozioni. Ma la qualità oggigiorno può estendersi pure ad altri fattori, quali quelli
ESG (Environmental, Social, Governance)
che assicurano che il prodotto sia stato realizzato in maniera responsabile senza danneggiare la società e l’ambiente e quindi che il suo consumo favorisca lo sviluppo sostenibile futuro.
Tale sensibilità, anche se non completamente diffusa, ormai investe una buona parte di consumatori ed invita ad una pratica virtuosa soprattutto le classi economicamente non indigenti.
Limitando l’esposizione ai soli requisiti ambientali, possiamo notare che i nostri prodotti sono per lo più caratterizzati da una
filiera corta (anche a Km. 0)
e, non essendo per lo più energivori, abbisognano di contenuti impianti fotovoltaici per la loro produzione e quindi, con i necessari investimenti, potrebbero facilmente dichiararsi ad emissioni 0 o molto basse ed offrirsi sul mercato con un tale vantaggio competitivo, requisito che pochissimi prodotti presentano al momento, dato che, tra l’altro, proprio negli USA sono state abrogate molte norme sui prodotti sostenibili, consentendo così l’accesso al mercato da parte delle produzioni anche ambientalmente più dannose.
Considerando che gli investimenti fotovoltaici oggigiorno sono pure economicamente convenienti, per il fatto che i necessari pannelli durano in media 25 anni, mentre il risparmio delle bollette energetiche copre il loro costo in un arco temporale dai 5 ai 7 anni, si può arrivare ad offrire lo stesso prodotto, caratterizzato ora dall’incremento qualitativo della sostenibilità, allo stesso prezzo di prima, che evidenzia così un rapporto qualità/prezzo superiore.
Nel mercato americano, se il dazio maggiorerà lo stesso prezzo, si avrà comunque ugualmente un apprezzamento della domanda, perché la differenza dovuta al dazio viene compensata dal requisito meritorio della sostenibilità.
Ovviamente, tutto ciò costa impegno e fatica, ma fa parte della resilienza necessaria a superare i gravi disagi che un mondo disordinato ed irrazionale ci propina.
Comunque, la stessa sopravvivenza dei dazi probabilmente non durerà a lungo, perché tale politica al consumatore americano costerà troppo, in quanto l’inflazione si abbatterà non soltanto nei prodotti di prezzo elevato come i nostri, ma pure sui prezzi a buon mercato importati dai Paesi poveri e destinati alle frange indigenti della popolazione che sono numerose anche negli Stati Uniti, creando certamente nuove tensioni sociali. D’altra parte, il sistema produttivo interno riuscirà difficilmente a coprire un’immensa domanda di beni a prezzi ridotti, proprio a causa della crescente situazione inflazionistica.