Il manifatturiero nel terzo trimestre 2025 – Produzione pressoché stazionaria su base annua

Treviso +1,1%, Belluno +0,7%. Settori in difficoltà: legno-arredo, automotive e filiera dei terzisti dell’occhialeria; segnali di tenuta per i macchinari industriali


Economia - pubblicata il 26 Novembre 2025


Fonte: Unioncamere del Veneto – Indagine VenetoCongiuntura, elaborazioni Ufficio Studi e Statistica Camera di Commercio Treviso-Belluno

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Il commento del Presidente Mario Pozza

I dati dell’indagine di Unioncamere del Veneto del terzo trimestre 2025 vedono una produzione del manifatturiero provinciale stazionaria, se non in lieve miglioramento rispetto ad un anno fa – commenta Mario Pozza il Presidente della Camera di Commercio di Treviso Belluno| Dolomiti.

A Treviso la variazione, nel confronto con il terzo trimestre 2024, è del +1,1% e a Belluno del +0,7%. Non è da guardare con entusiasmo a questi dati – continua il Presidente – ci dicono soltanto che non peggioriamo, ma la prova del nove sarà quest’ultimo scorcio d’anno. Peraltro, questi dati – aggiunge Pozza – fanno sintesi di andamenti differenti per settori.

Per l’occhialeria i dati sembrano mettere in luce una difficoltà della filiera territoriale bellunese, quella dei terzisti che fungono da “cuscinetto” di produzione per le aziende leader, più esposti dunque ai processi di riorganizzazione della filiera. Vediamo se si tratta di una preoccupazione temporanea o strutturale. Vedo molta incertezza al riguardo. Altri settori che restano in difficoltà sono il legno arredo e l’automotive. Segnali di tenuta provengono invece dai macchinari industriali.

I dati del terzo trimestre ci restituiscono una domanda ancora debole, condizionata, come era prevedibile, dal clima di elevata incertezza generato dalla politica protezionistica degli Stati Uniti. Gli analisti non riescono ancora a prevedere i tempi di smaltimento delle scorte americane accumulate per effetto degli anticipi di domanda finalizzati ad evitare i dazi. Il fenomeno ha riguardato i semilavorati, ma so bene che analoga situazione interessa anche il nostro Prosecco. Per ora questo anticipo di domanda ha contribuito a sostenere in positivo l’export nazionale che è cresciuto, in base agli ultimi dati dell’Istat, del +9,5% tra gennaio e settembre 2025 rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Però cosa succederà da adesso in poi?

In questa situazione, come ho sempre sostenuto, resta fondamentale accompagnare le imprese alla diversificazione dei mercati, come abbiamo fatto anche in occasione del Forum Pymes ospitato poco tempo fa a Castelbrando, con finestre di opportunità di business aperte sui mercati dell’America latina – prosegue Mario Pozza anche nel ruolo di Presidente di Assocamerestero.

Inoltre, a mio avviso, occorre che le politiche europee favoriscano la domanda interna – quella riferibile ad un mercato di 450 milioni di abitanti dell’Ue, rimuovendo quelli che Draghi ha chiamato, molto efficacemente “dazi interni”. C’è tanto da fare sia per i consumi che per gli investimenti, anche quelli legati in senso lato alla difesa.

E resta fondamentale la sfida della digitalizzazione, che rende più innovative e competitive le nostre imprese. L’innovazione deve essere la nostra prima forma di “protezione commerciale”, per posizionarci sui mercati in attacco, con prodotti e servizi distintivi, non facilmente sostituibili. In tal senso ritengo fondamentali strumenti come il piano nazionale Transizione 5.0, ma dentro delle certezze di programmazione quanto mai necessarie per le nostre imprese.

Nel nostro piccolo, ricordo, al riguardo, che la Camera di Commercio di Treviso-Belluno ha messo in campo per quest’anno 1,3 milioni di euro di contributi a fondo perduto per le imprese che vogliono investire nella doppia transizione digitale ed ecologica – conclude il Presidente.

Il quadro internazionale e nazionale
Le ultime proiezioni del Fondo Monetario Internazionale (FMI) di ottobre 2025 non evidenziano forti revisioni al ribasso della crescita economica globale, stimata del +3,2% (appena uno 0,1% in meno rispetto al dato relativo al 2024). Questa crescita resta sostenuta soprattutto dalle Economie emergenti (Cina, India), mentre per le Economie avanzate la previsione di crescita è del +1,6%, con l’Area Euro più sottotono
(+1,2%). Non è cambiato il clima di elevata incertezza generato dalla politica protezionistica degli Stati Uniti, alla quale, come noto, diversi Paesi hanno cercato di adeguarsi stipulando con gli USA accordi volti a limitare il più possibile l’impatto dei dazi.

L’Unione Europea ha raggiunto l’accordo con gli Stati Uniti ad inizio agosto. Sulle merci europee esportate viene applicata un’aliquota del 15%; fanno eccezione i metalli (in particolare acciaio, alluminio e rame) per i quali la tassa è più elevata e pari al 50%.

Fra Cina e Stati Uniti si è invece assistito, a partire dalla primavera, ad una escalation di dazi e contro-dazi, terminata, almeno per ora, con una sorta di “tregua”, necessaria per stabilizzare i mercati, ma non risolutiva delle divergenze fra i due Paesi.

È infatti di inizio novembre il tentativo di distensione fra le due economie con la sospensione da parte della Cina di un ulteriore dazio del 24% sui beni importati dagli USA, l’impegno a sospendere per un anno i suoi controlli sulle terre rare e a riprendere gli acquisti di soia, fra i prodotti agricoli chiave dell’agricoltura statunitense. Dal canto loro gli Stati Uniti si sono impegnati a sospendere, anche solo per un anno, l’introduzione di nuovi e più severi controlli sulle esportazioni di tecnologie (come i chip avanzati e software) verso la Cina e congelare, almeno per ora, l’introduzione di dazi al 100% sulle merci cinesi.

In questo quadro, l’elemento di maggiore incertezza oggi sembra riguardare un aspetto molto specifico. Come spiega Fedele De Novellis, partner di Ref Ricerche- quello che sta accadendo è la difficoltà di prevedere come si esaurirà quel gigantesco ciclo di scorte che si è formato con gli acquisti americani, soprattutto di semilavorati, nella prima parte dell’anno, anche per evitare l’impatto dei dazi. È presumibile che questi magazzini non si alleggeriscano tanto presto.

Per dare le dimensioni di questo fenomeno, per l’Italia questo anticipo di domanda verso gli USA ha contribuito a sostenere in positivo l’export, cresciuto del +9,5% tra gennaio e settembre 2025 rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

Nonostante questa incognita, gli analisti stanno considerando con attenzione la politica fiscale espansiva della Germania e i suoi investimenti nella difesa: che potrebbero dare un contributo al sostegno della domanda nell’area euro, con possibili benefici in particolare per la filiera metalmeccanica italiana. Nell’immediato, l’indice HCOB PMI® (Purchasing Managers’ IndexTM) che monitora lo stato di salute del
manifatturiero tedesco sembra restare ancora a cavallo tra una situazione di “non recessione” e una “non crescita”. L’indice, infatti, sia a settembre che a ottobre, resta posizionato a quota 49.5-49.6, appena sotto la soglia di cambiamento verso l’espansione.

La stessa situazione viene evidenziata per il manifatturiero italiano, dove semmai può consolare la progressione dell’indice, che ad ottobre si posiziona al 49.9 rispetto al 49.0 di settembre.

Questo quadro congiunturale pare peraltro confermato anche dagli ultimi dati dell’Istat che certificano una produzione industriale nazionale sostanzialmente stabile nel terzo trimestre 2025 (+0,2%) rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, quando invece il calo su base tendenziale era del -4,7%.

È su questo scenario che si innestano i risultati dell’indagine VenetoCongiuntura per il terzo trimestre 2025, condotta su un campione su un campione di oltre 2.000 imprese manifatturiere regionali con almeno 10 addetti, cui fanno riferimento oltre 126.000 addetti.

La dinamica del manifatturiero veneto per settori
Va premesso che i dati qui commentati sono come sempre “sporcati” da un trimestre che include fisiologicamente la pausa estiva, quest’anno dilatata più del solito da ferie lunghe e anche dal ricorso, in alcuni settori, agli ammortizzatori sociali.

Dando dunque per scontato le flessioni su base congiunturale, ci pare interessante evidenziare come invece le variazioni tendenziali si orientino sulla stazionarietà se non anche sul lieve miglioramento. Per esempio, la produzione si pone in lieve aumento del +1,6% rispetto al dato rilevato un anno fa, interrompendo una lunga serie di contrazioni.

Lo stesso accade per la raccolta ordini: +1,0% dal mercato interno, -0,5% dai mercati esteri (quindi sostanziale stabilità, rispetto ad attese di flessioni più accentuate).

Fa da controcanto, per ricordarci la situazione di incertezza, un accorciamento dei giorni di giorni di produzione assicurati dal portafoglio ordini, che scendono da 54,9 del secondo agli attuali 52,7. Ma il dato potrebbe rientrare nel fisiologico rallentamento delle attività in conseguenza della pausa estiva.

Questi dati fanno sintesi di andamenti differenti per settori. Guardando sempre alle tendenze su base annua, nel trimestre in esame l’occhialeria sconta una flessione, a due cifre, per tutti gli indicatori monitorati. Solo la raccolta ordini dall’estero mostra qualche lieve segnale di tenuta registrando una diminuzione più contenuta (-2,3% rispetto al terzo trimestre 2024). Per il legno e mobile e per l’automotive permangono segnali di difficoltà, soprattutto per quando riguarda l’andamento della produzione e del fatturato. Tengono i macchinari industriali e segnali di miglioramento provengono anche dal sistema moda. Per entrambi i comparti crescono, rispetto al terzo trimestre 2024, produzione e fatturato. Per il sistema moda va ricordato, tuttavia, che il confronto su base annua è con un periodo fortemente negativo. Stabile, per entrambi i comparti, la raccolta di nuovi ordini dal mercato interno, ma in lieve diminuzione dall’estero. Gli alimentari e bevande mantengono una performance positiva per tutti gli indicatori monitorati, in particolare per quanto riguarda la domanda estera.

Il manifatturiero trevigiano e bellunese
Anche nel commentare i dati dell’indagine congiunturale del terzo trimestre 2025 per l’industria manifatturiera trevigiana occorre tenere presente che il risultato è condizionato dalla fisiologica pausa estiva. Dando per assodata, dunque, la flessione su base congiunturale, l’analisi si concentra, anche in questo caso sulle dinamiche tendenziali osservate per i diversi indicatori.

Rispetto al terzo trimestre 2024 la produzione delle imprese provinciali è in lieve aumento (+1,1%). Nulla di che, ma il segno positivo, o se si preferisce, di stabilizzazione, arriva dopo due anni in cui questo indicatore è risultato quasi sempre in calo.

Analoga tendenza si osserva anche per il fatturato, in lieve aumento (+1,0%) nel periodo in esame. E in lieve risalita sono anche gli ordinativi dal mercato interno (+2,1%). Prossima alla stazionarietà è invece la raccolta di nuovi ordini dall’estero (-0,9%).

La lieve discesa dei giorni di produzione assicurati dal portafoglio ordini (da 56,9 del trimestre precedente agli attuali 54) ci ricorda, comunque, il grado di incertezza che persiste nel quadro congiunturale attuale.

Questi i risultati dell’indagine per il secondo trimestre 2025 su un campione di 466 imprese manifatturiere trevigiane con almeno 10 addetti, cui fanno riferimento 24.745 addetti.

Anche le previsioni per il quarto trimestre 2025, raccolte nella medesima indagine congiunturale, risentono della ripresa dalla pausa estiva. Scontato attendersi previsioni di ripartenza della produzione (ma un terzo abbondante dei rispondenti opta per la stazionarietà). Più prudenti, invece, le previsioni sulla domanda soprattutto estera. I giudizi di aumento prevalgono su quelli di diminuzione, ma la maggioranza degli
imprenditori (45%) propende per la stazionarietà della raccolta di nuovi ordini dall’estero.

Il manifatturiero bellunese, o parte di esso, sembra accusare più difficoltà, tutte da interpretare con beneficio d’inventario, considerato il periodo estivo osservato e la ridotta numerosità campionaria (83 imprese cui fanno riferimento 3.821 addetti), che – come più volte detto – tende ad amplificare i risultati.

Non ci si sofferma tanto sul passo congiunturale (trimestre su trimestre) di produzione e fatturato: più negativo del solito, ma tutto sommato fisiologico per il periodo e in linea con gli ultimi quattro anni. È piuttosto la dinamica tendenziale annua della produzione ad evidenziare una perdurante stazionarietà (+0,7% nel trimestre in esame; +0,1% lo scorso trimestre) dopo due anni di contrazione continua. Tendenza che ha spinto anche il grado di utilizzo degli impianti che scende ulteriormente al 65% (era al 67% nel primo e nel secondo trimestre dell’anno).

Sul fatturato si registra la seguente situazione: l’andamento totale delle vendite risulta in flessione del -2,1% rispetto allo stesso trimestre dell’anno scorso. Se tuttavia si prende in considerazione il fatturato estero, emerge una crescita, sempre su base tendenziale, del +6,2%.

Altre fonti di contorno permettono di proporre una cornice di senso più compiuta a questi dati campionari. Se si considerano i dati ISTAT sulle esportazioni bellunesi, pur riferiti ancora al primo semestre 2025, si coglie subito che questa dinamica positiva del fatturato estero è più facilmente associabile ai macchinari industriali (+9,1% rispetto al primo semestre 2024) o alla filiera estesa della “catena del freddo” (elettronica) che all’occhialeria (-4,8%), per restare ai settori più rilevanti dell’export bellunese. Dati che trovano conferma anche da aneddotiche raccolte sul territorio, di imprese del comparto meccanico che stanno lavorando, o sono tornate a lavorare a pieno regime.

Se dunque una criticità c’è, nel manifatturiero bellunese, questa pare riguardare in particolare l’occhialeria, soprattutto la componente territoriale dei terzisti, più esposta ai processi di riorganizzazione della filiera operata dalle aziende leader: a livello globale, magari accelerata dai dazi americani, o anche per scelte di reinternalizzazione di certe linee produttive.

Tale criticità troverebbe conferma anche nei dati di Veneto Lavoro: ne “La Bussola” di ottobre, infatti, si legge che nei primi nove mesi dell’anno l’occhialeria presenta un saldo occupazionale negativo di -453 unità di lavoro dipendente (quando era di +809 unità nello stesso periodo del 2024). Si sa, inoltre, che l’estate è stata caratterizzata da ferie lunghe, magari associate a interventi di cassa integrazione. Tutti elementi che
concorrono a validare sia il rallentamento della produzione, sia il basso grado di utilizzo degli impianti, sopra evidenziati dai dati campionari.

Quali sono le proiezioni per il futuro? La lunghezza del portafoglio ordini si era sensibilmente accorciata negli ultimi trimestri, portandosi sotto la soglia dei 50 giorni di produzione assicurata (nel 2019, anno ancora di riferimento pre-Covid, la media era di 54 giorni). Nel trimestre in esame le variazioni tendenziali per gli ordini dal mercato interno (+1,7%) ed estero (+2,7%) hanno evidenziato qualche, debole, segnale di recupero. Ma per l’ultima parte dell’anno il sentimento degli imprenditori bellunesi è decisamente orientamento sullo scetticismo, se non sulla preoccupazione, soprattutto sul fronte della domanda estera dove la maggior parte dei rispondenti si polarizza fra giudizi di stazionarietà e giudizi di diminuzione (in entrambi i casi la quota di giudizi è del 43%). Anche per la produzione, il 34% degli intervistati teme una sua flessione, il 39% si orienta sulla stazionarietà e solo un 27% scommette su un suo aumento.

A questo sentimento associamo anche le previsioni di assunzione come rilevate dall’indagine Unioncamere-Excelsior: nell’industria bellunese, presa nel suo insieme, per il quarto trimestre 2025 le entrate programmate dalle aziende risulteranno inferiori di quasi 400 unità rispetto a quanto dichiarato nel quarto trimestre 2024.

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