Presentato a Villa Lubin, a Roma, sede del CNEL, davanti a una platea di esperti, stakeholder, rappresentanti delle istituzioni nazionali e regionali, nonché delle organizzazioni datoriali e sindacali, “Made in Italy 2030”, il Libro Bianco per una nuova strategia industriale elaborato dal Centro Studi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Il documento è il risultato di una consultazione pubblica avviata a partire dal Libro Verde sulle politiche industriali del Paese, che ha coinvolto una pluralità di soggetti e tutti i principali settori produttivi.
L’evento, presieduto dal presidente del CNEL, prof. Renato Brunetta, e dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, sen. Adolfo Urso, ha visto gli interventi del responsabile del centro studi e Analisi del Dipartimento politiche per le imprese del Mimit, Paolo Quercia, del segretario generale di Telespazio e consigliere di amministrazione ENI e SACE, Cristina Sgubin, e del consigliere CNEL, Paolo Pirani, che ne hanno illustrato e ripercorso i contenuti.
Una fotografia puntuale del sistema industriale italiano che certifica i risultati del lavoro svolto in questi tre anni dal Governo Meloni e indica con chiarezza le sfide che attendono il Paese in uno scenario internazionale profondamente mutato – ha dichiarato il ministro Urso nel corso della presentazione – Ci troviamo di fronte a un contesto nuovo, che impone di governare con visione strategica e responsabilità le quattro grandi transizioni del nostro tempo: demografica, geopolitica, digitale e green. Da questa consapevolezza nasce anche la richiesta di una svolta nelle politiche europee, con l’Italia in prima linea nell’indicare la rotta: servono riforme coraggiose per restituire centralità a una vera politica industriale comune, capace di sostenere la competitività delle imprese e di confrontarsi con i grandi modelli internazionali, a partire da Stati Uniti e Cina.
Il Made in Italy non è solo un’etichetta, un brand, ma è un ecosistema culturale, sociale e territoriale. Un ecosistema fatto di storia e di proiezioni, di ricchezza e di intelligenza. Intervenire su questo ecosistema vuol dire certamente politica industriale, ma forse politica industriale è un termine riduttivo. È politica di sviluppo, politica della qualità, politica della coesione sociale. Su questo il CNEL ha cominciato a collaborare con il Mimit già oltre un anno fa, con il Libro Verde prima e adesso con il Libro Bianco, fornendo il nostro valore aggiunto come casa dei corpi intermedi. Nell’ottica della leale collaborazione istituzionale, il CNEL continuerà a porsi quale luogo di ascolto e di approfondimento. L’obiettivo è avere più produttività, più salari, più coesione sociale, più reti interconnesse, più modernità, più cultura, più formazione, più occupazione dei giovani e delle donne. Ecco, se tutto questo trova come catalizzatore una strategia vera, seria e partecipata, attraverso il Libro Bianco sul Made in Italy, allora questa strategia sarà la strategia di sviluppo del nostro Paese – ha dichiarato il presidente del CNEL, Renato Brunetta.
Nelle sue 320 pagine, il rapporto “Made in Italy 2030” offre una ricognizione approfondita dei punti di forza del sistema produttivo italiano – manifattura, Made in Italy d’eccellenza e ad alta specializzazione, “multinazionali tascabili”, beni strumentali ed economia circolare – e valorizza le eccellenze su cui si fonda il modello industriale nazionale, le cosiddette 5 A – agroalimentare, abbigliamento, arredo, automazione e automotive. Il documento approfondisce inoltre le grandi opportunità legate ai cinque settori emergenti che rappresentano il “nuovo Made in Italy”: economia della salute, economia dello spazio e della difesa, economia blu e cantieristica, turismo e tempo libero, industrie culturali e creative. Accanto ai punti di forza, il rapporto analizza le principali criticità strutturali del sistema produttivo, dagli investimenti in ricerca e sviluppo alla dimensione media e alla frammentazione delle imprese, passando per i costi energetici e delle materie prime, il capitale umano e finanziario e gli oneri burocratici. “Made in Italy 2030” traccia, infine, una roadmap strategica con gli obiettivi da conseguire entro il 2030 per rafforzare la competitività del Paese, sostenere la crescita industriale e accompagnare le transizioni in atto, indicando priorità di intervento e linee di politica industriale per il prossimo decennio.





