Con una lettera alle stazioni appaltanti della provincia, Ance Belluno lancia un appello urgente a enti e Istituzioni per far fronte al caro materiali che – giorno dopo giorno – sta mettendo in ginocchio l’intero comparto. Il quadro è in rapidissima evoluzione.
In poche settimane lo scenario è radicalmente cambiato e i costi sono esplosi, afferma il presidente di Ance Belluno Paolo De Cian, che sottolinea come la criticità attuale riguardi in particolare i contratti in essere – I conti non tornano: gli stessi materiali sui quali avevamo formulato le nostre offerte mesi o addirittura anni fa sono aumentati dal 20 al 50 per cento. Siamo ben oltre il rischio d’impresa e ci sono già tanti cantieri in bilico.
L’appello è fatto proprio dalla stessa Confindustria Belluno Dolomiti, di cui Ance fa parte. Serve un salvagente istituzionale; la rapidità di questa crisi rischia di sfuggire di mano. La politica – a tutti i livelli – si deve responsabilizzare e muoversi con tempestività – afferma Lorraine Berton, presidente dell’Associazione degli Industriali – La recessione si può evitare solo se si sostengono gli assi portanti delle filiere economiche. Il territorio deve fare sistema.
LA FOTOGRAFIA: BITUME AUMENTATO DI OLTRE IL 50 PER CENTO
Ance Belluno ripercorre la storia degli ultimi mesi, mettendo in fila numeri e trend: il prezzo del Brent schizzato di oltre il 40-50%; il gas naturale che ad Amsterdam ha segnato picchi di quasi il 40%; il gasolio industriale – carburante essenziale per ogni escavatore, ogni betoniera, ogni camion che porta materiali in quota – che è passato da 1,37 a 1,76 euro al litro in poche settimane, con un rincaro del 28% al netto dell’Iva. E questo senza considerare il prodotto raffinato di riferimento per il gasolio, il cosiddetto Platts, che ha praticamente raddoppiato il proprio valore: da 55 centesimi a oltre un euro al litro.
Il solo bitume – componente insostituibile nelle asfaltature stradali e nelle membrane impermeabilizzanti – ha subito incrementi fino al 56%, passando da circa 410 a 638 euro a tonnellata, mentre il ferro e le barre d’acciaio hanno registrato aumenti fino al 20%. Il conglomerato bituminoso e le membrane hanno segnato incrementi tra il 18 e il 20%. Tubazioni in PVC, plastiche e materiali in PEAD vengono quotati dai fornitori con riserva di aggiornamento prezzi a dimostrazione che anche il listino del giorno non è più una garanzia. Sul fronte dei lavori privati si registrano aumenti del 20% delle guaine e aumenti generali del 6-10% rispetto a qualche settimana fa.
I CONTRATTI PUBBLICI E I CANTIERI IN BILICO, IL NODO PNRR
In tale contesto – prosegue Ance Belluno con De Cian, si muove buona parte dei contratti pubblici in corso, stipulata quando il bitume costava 400 euro a tonnellata e il gasolio 1,37 euro al litro. Questo significa che è già stata superata la soglia di sostenibilità.
Da qui la lettera inviata alle stazioni appaltanti bellunesi dove si mette in guardia dal rischio concreto di rallentamenti nei cantieri, incremento del contenzioso e difficoltà nel rispetto dei cronoprogrammi. Con l’aggravante – sottolinea ancora De Cian – che molti lavori pubblici rientrano nel perimetro del Pnrr, le cui scadenze non sono negoziabili.
BELLUNESE, UN TERRITORIO “ESPOSTO”
Belluno, peraltro, è un territorio particolarmente esposto ed è lo stesso De Cian a spiegare il perché – In un contesto alpino dove i trasporti su strada sono l’unica alternativa per raggiungere i cantieri, l’esplosione dei costi del gasolio pesa proporzionalmente di più che in pianura. Le asfaltature e le manutenzioni stradali – tipologia di lavoro capillarmente diffusa su un territorio con centinaia di chilometri di strade provinciali e comunali in quota – sono tra le lavorazioni più esposte alla volatilità dei prezzi dei derivati del petrolio. E la stagione delle asfaltature è ormai alle porte – avverte De Cian.
LE POSSIBILI SOLUZIONI: TAVOLI TERRITORIALI E ADEGUAMENTI
Nella lettera inviata agli enti si prospettano tre livelli di intervento. In primo luogo, si chiede una valutazione tempestiva delle segnalazioni che le imprese stanno già presentando nella convinzione che ritardare equivalga ad aggravare i danni. In seconda battuta, la promozione di tavoli tecnici territoriali per gestire in modo coordinato le criticità, evitando che ogni cantiere diventi un caso isolato da gestire attraverso il contenzioso. Infine, l’attivazione – laddove necessario – di percorsi concreti di rinegoziazione e riequilibrio contrattuale, strumenti peraltro già previsti a livello normativo e rafforzati con l’ultima legge di bilancio.
L’appello è quanto mai diretto – Siamo di fronte a una situazione eccezionale che nasce da eventi internazionali imprevedibili. Noi siamo disponibili fin da ora al confronto – conclude De Cian. Ogni settimana di inerzia equivale a una perdita secca per tutte le nostre imprese. È un impatto che da soli non possiamo reggere.





