La Provincia rilancia campagna social multilingua sui rischi dell’Emergenza Fiume Piave

Il Presidente Donadel - Insieme ai Comuni cassa di risonanza per raggiungere più cittadini possibili


Promo - pubblicata il 03 Luglio 2026


Fonte: ufficio stampa Provincia di Treviso

Logo con icona arancione dentro sagoma bianca del Veneto con puntino su provincia di Treviso separato ma a lato scritta Provincia di Treviso in bianca su sfondo nero

Kit informativo ai Comuni e comunicazione sui social per fare cassa da risonanza e raggiungere più cittadini possibili, ricordando in modo semplice, ma efficace e multilingua, italiano e inglese, i rischi per cui fare il bagno sulle acque del Piave è vietato: la Provincia di Treviso e il presidente Marco Donadel rilanciano la campagna informativa sul divieto di balneazione e sui motivi che rendono l’ambiente fluviale non balneabile.

Ci uniamo al cordoglio di tutta la comunità di San Biagio di Callalta per la tragedia che ha visto la morte di un giovane 30enne nelle acque del Piave, una seconda tragedia che ha colpito il territorio della Provincia di Treviso nel giro di poche settimane. Il caldo intenso di questo mese e l’arrivo della bella stagione invogliano i cittadini a trovare refrigerio lungo l’area fluviale del Piave: una pratica che purtroppo non è consentita, visto il divieto di balneazione già in vigore, come disposto dal Decreto Legislativo 116 del 2008 – dichiara il presidente Donadel – Fare il bagno nel fiume è vietato perché, per sua conformazione naturale, l’ambiente fluviale presenta dei grandi pericoli: rischi che la Provincia di Treviso ha messo in evidenza con una campagna dedicata sia social che cartacea già l’anno scorso, condivisa con tutti i Comuni,che riepiloga propri i motivi per cui entrare nelle acque del Piave è vietato, in italiano e in inglese, proprio affinché venisse compresa da tutti i cittadini, anche a chi è qui nel territorio da poco tempo.

Tra i pericoli del fiume:

  • correnti inaspettate ed effetto risucchio,
  • profondità spesso sconosciuta del fondale,
  • presenza di sifoni e ostacoli sommersi,
  • basse temperature dell’acqua che possono causare ipotermia,
  • massi instabili e scivolosi,
  • rifiuti e impedimenti presenti sul fondo,
  • sabbie mobili e, non da ultimo, gli aspetti legati alla qualità delle acque.

Abbiamo rilanciato la campagna sui social e sui canali della Provincia di Treviso e solo negli ultimi due giorni il reel informativo sul divieto di balneazione ha raggiunto 20mila visualizzazioni, sicuramente vista anche l’accentuata sensibilizzazione al tema della comunità per la tragedia avvenuta a Fagaré: naturalmente,l’invito che rivolgiamo ai Comuni è quello di ripubblicare e ricondividere il kit informativo con tutti i materiali grafici e video che avevamo messo a disposizione l’anno scorso. È un’azione semplice ma significativa che crediamo possa davvero contribuire ad aumentare ancora di più la capillarità dell’informazione: ho visto che molti Comuni che già l’anno scorso avevano diffuso la campagna della Provincia stanno già ripubblicando i contenuti sui propri canali, ottenendo riscontro dai cittadini che ricondividono a loro volta la campagna – evidenza Donadel.

Potrebbe sembrare un’azione banale, ma non lo è affatto: oggi lo strumento che tutti abbiamo sempre con noi è proprio il cellulare: il web e i social sono una cassa di risonanza potente e, facendo squadra spiegando, in modo semplice e multilingua, che il fiume non è il mare e che le attività di balneazione sono vietate perché ci sono rischi seri per la vita credo sia davvero una strategia efficace per raggiungere i cittadini (in tutte le fasce d’età, le visualizzazioni social raggiungono un pubblico che va dai più giovani agli over 65enni) più di un semplice foglio cartaceo che potrebbe finire gettato via. Su questi temi è indispensabile una collaborazione costante tra istituzioni, enti locali e comunità, nella consapevolezza che la tutela della sicurezza delle persone rappresenta una priorità assoluta per tutti – conclude Donadel.

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