Il manifatturiero nel secondo trimestre 2026. Su base annua la produzione si attesta al +2,8% per Treviso e al +2,5% per Belluno.

Rimbalzo congiunturale positivo per produzione e fatturato


Economia - pubblicata il 07 Agosto 2026


Fonte: ufficio studi e statistica della Camera di Commercio di Treviso Belluno|Dolomiti

Logo della Camera di Commercio di Treviso -Belluno|Dolomiti che è rappresentanto da un'iconcona a fiore costituito dalle C maiuscole delle Camere di Commercio in azzurro poi a lato gurdando destro c'è una lienaa verticale azzurra e a lato la scritta in blu scuro in maiuscolo CAMERA DI COMMERCIO a capo DI TREVISO - BELLUNO|DOLOMITI e sotto in azzurro il pay off bellezza e impresa

Treviso, 6 agosto 2026 – .

Il commento del Presidente Francesco De Bettin

Le imprese si adattano al contesto globale. Ma serve uno sguardo strategico più ampio per cogliere le opportunità che si stanno aprendo nella nuova geoeconomia.

“L’indagine di Unioncamere del Veneto sull’andamento del manifatturiero nel secondo trimestre 2026 mette in evidenza delle dinamiche congiunturali positive: a Treviso la produzione rimbalza del +4,9% rispetto al trimestre precedente, sostenendo un trend di crescita su base annua del +2,8%; a Belluno la variazione congiunturale della produzione è del +3,2% per un trend su base annua del +2,5%. Aumenta in entrambe le province il grado di utilizzo degli impianti, e si allunga l’orizzonte di produzione assicurato dal portafoglio ordini. L’industria manifatturiera veneta dimostra una capacità straordinaria di sapersi adattare al contesto globale incerto, ma – si premura subito di sottolineare Francesco De Bettin, neo-Presidente della Camera di Commercio di Treviso -Belluno|Dolomiti credo sia opportuno fornire alcuni elementi di contorno che aiutino a capire il perché di questi risultati.

Questi dati positivi sono effetto di una concomitanza singolare di fattori: la coda delle spese legate al PNRR, un ciclo internazionale positivo per il rinnovo dei macchinari e delle tecnologie 5.0, paradossalmente alimentato proprio dall’incertezza globale che impone di rinnovare i sistemi di intelligence legati ai processi produttivi (oltre che dai primi effetti in Italia dello sblocco dell’iper-ammortamento). Ripartono filiere importanti che hanno accusato difficoltà in passato: il rilancio della produzione in Italia del Gruppo Stellantis sta portando vantaggi anche alle imprese del nostro territorio legate alla componentistica per l’automotive; riparte il legno arredo, soprattutto nell’alto di gamma e nel contract. Non escludiamo inoltre – aggiunge De Bettin – che nel trimestre in esame, complice l’allentamento temporaneo della pressione inflazionistica, una parte delle imprese abbia giocato d’anticipo su scorte e commesse, cavalcando a proprio favore l’incertezza e prevenendo così possibili rallentamenti nelle forniture e rialzi dei costi di produzione. È una concomitanza di fattori che la nostra manifattura ha saputo sfruttare in modo intelligente (i dati lo dimostrano in modo inoppugnabile) ma che non ci deve indurre a letture troppo consolatorie.

Del resto – precisa subito il Presidente – le previsioni degli imprenditori veneti per il terzo trimestre 2026 sono orientate alla massima cautela. Non vedono “nero”, ma mettono in conto soprattutto un mantenimento dei livelli attuali. Sulla raccolta ordini, in particolare, il dato è molto emblematico: il 40% degli intervistati è per la stazionarietà.

A mio giudizio – continua De Bettin – da uno che guarda agli scenari con gli occhi del mestiere che ho fatto finora, un futuro meno incerto e meno eterodiretto ce lo possiamo costruire se riusciamo ad essere più ambiziosi, più interpreti attivi della nuova geoeconomia. Riprendo e faccio mio un esempio dibattuto in questi giorni sulla stampa. La crisi scellerata di Hormuz ha reso ormai quel posto una strozzatura globale. Un possibile rischio permanente. I Paesi del Golfo intendono investire per ridurne il potere di interdizione. E già giganti della logistica stanno valutando nuove rotte e nuove infrastrutture logistiche. Bene: che ruolo attivo possono giocare le filiere industriali italiane in questa sfida? Gli analisti ritengono che questo nuovo ciclo infrastrutturale del Golfo richiederà diverse competenze che non mancano all’Italia e ai nostri territori: non solo ingegneria complessa, ma anche imprese specializzate in impianti, componentistica, servizi ambientali. Credo si tratti realmente di una straordinaria opportunità, che tuttavia – è l’appello del Presidente – vorrei che le nostre istituzioni centrali cercassero di cogliere al meglio, in particolare la nostra diplomazia commerciale. Poi vedremo anche noi, sul territorio, come fungere da soggetti facilitatori.

Ma vorrei fare una seconda considerazione – aggiunge De Bettin – alla luce della nuova impennata dei prezzi dei carburanti, fuori campo osservazione del trimestre in esame, che potrebbe vanificare il rimbalzo congiunturale che oggi andiamo ad evidenziare.

Questi ulteriori costi per le aziende e le famiglie ci dovrebbero far capire che una strategia basata solo sulla resilienza non costruisce futuro: anticipi di domanda, compressione temporanea dei margini di profitto, per non parlare del “pannicello caldo” del taglio delle accise, non possono costituire una soluzione strutturale a lungo termine. In questa prospettiva – qui il punto chiave che intende sottolineare De Bettin – serve davvero affrontare in modo serio, non ideologico, la questione della transizione energetica: dobbiamo liberarci progressivamente dalle dipendenze dai combustibili fossili, ma – lo sostengo da tempo – serve un approccio integrato, basato sull’uso di un mix energetico bilanciato (fotovoltaico, idroelettrico, biomasse, biogas, idrogeno e vettori innovativi). Potenziando le CER che in questi anni sono state lanciate sul territorio per bilanciare autoproduzione e consumi. Ma – evidenzia De Bettin – credo soprattutto sia importante costruirci delle filiere attorno a questo modello di transizione energetica, a partire dalle tecnologie per gli accumuli, per compensare la fisiologica discontinuità delle rinnovabili. Lo sta facendo la Cina. Ma noi abbiamo sotto casa eccellenze come il Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Padova. Pochi giorni fa uno suo docente, prof. Vito Di Noto, pioniere e fondatore della scuola padovana di accumulo e conversione elettrochimica dell’energia, ha ottenuto un prestigioso riconoscimento dall’Electrochemical Society, la più autorevole società scientifica internazionale nel campo dell’elettrochimica. Ci sono già relazioni virtuose tra il Dipartimento e il sistema produttivo locale. Ma penso che la direzione non possa che essere quella di rafforzare questo tipo di interazioni: sono queste – lo torno a ribadire – che creano discontinuità positiva e ci assicurano futuro – conclude Francesco De Bettin Presidente della Camera di Commercio di Treviso -Belluno|Dolomiti. 

Il quadro internazionale e nazionale

Sta diventando davvero difficile il mestiere dell’analista. Alcune previsioni che azzardavano una riduzione delle aspettative di inflazione grazie alla “normalizzazione del mercato petrolifero” vengono spiazzate, il giorno stesso in cui escono, dalle cronache relative al nuovo blocco del traffico navale nello stretto di Hormuz. La metafora più calzante per questa ulteriore crisi geopolitica è quella del “gioco dell’oca”: i negoziati Usa-Iran restano ambigui, sembra si compiano passi in avanti, poi capiti nel “pozzo” e torni alla casella di partenza.

Il Fondo Monetario, a dire il vero, nel World Economic Outlook Update di luglio, uscito prima del nuovo blocco navale, aveva evitato prospettive illusorie, ritenendo molto probabile che i prezzi dell’energia resteranno più alti rispetto al periodo prebellico: l’indice medio del prezzo spot del petrolio – sostiene il FMI – è previsto a 89 dollari al barile, il 9% in più rispetto a quanto ipotizzato nella previsione di aprile 2026, e i prezzi del gas naturale (basati sui futures del Dutch Title Transfer Facility) a 15 dollari, il 5% in più rispetto al prezzo previsto come riferimento ad aprile. Ciò corrisponde a un aumento del 32% dei prezzi del petrolio greggio e del 22% dei prezzi del gas naturale nel 2026, rispetto al 2025. Sempre FMI prevede che i prezzi dei fertilizzanti aumenteranno del 26%. I rincari energetici e dei fertilizzanti faranno a loro volta aumentare dell’8% i prezzi dei prodotti alimentari.

Con questa pressione inflazionistica, la politica monetaria sarà meno espansiva: gli analisti del Fondo Monetario ritengono che i tassi di interesse nell’area euro e negli Stati Uniti rimarranno sostanzialmente invariati. La Fed deve anche sorvegliare una pericolosa traiettoria crescente del debito pubblico americano. Mentre nell’area euro si andrà ad esaurire la spinta della spesa pubblica derivata dal PNRR: in questo caso, faranno davvero la differenza gli investimenti che nel tempo riusciranno a generare un moltiplicatore reale.

In un quadro di persistente incertezza geopolitica, il FMI – a differenza di altri osservatori – ridimensiona il ruolo che il ciclo tecnologico guidato dall’intelligenza artificiale può svolgere sulla crescita globale nel 2026, al netto delle dinamiche positive circoscritte a Usa e Paesi asiatici. Certo, tale ciclo ha in qualche modo sostenuto il commercio mondiale nel 2025, creando peraltro situazioni paradossali: con buona pace delle politiche fortemente protezionistiche degli USA, il boom di investimenti legati all’IA hanno portato il deficit delle partite correnti americane su livelli molto alti, nel mentre l’avanzo delle partite correnti cinesi raggiungeva nuovi massimi” (RefCongiuntura n.13/2026).

Sulla base di tali considerazioni, il FMI prevede che la crescita globale rallenti al 3,0% nel 2026, per poi riprendersi al 3,4% nel 2027, ma con notevoli differenze tra i vari paesi: “con miglioramenti per alcuni esportatori di energia e per le economie strettamente integrate nella catena del valore tecnologica globale (…) e peggioramenti per gli importatori di materie prime e che non sono ben posizionati per beneficiare delle attività guidate dall’IA. Anche la crescita del commercio mondiale rallenterà bruscamente, passando dal 5,0% nel 2025 al 3,5% nel 2026, per poi riprendersi e raggiungere il 4,3% nel 2027”.

Il timore è che i peggioramenti paventati dal FMI possano riguardare soprattutto i Paesi europei, che – come sostiene CongiunturaRef. – “restano ai margini dei cambiamenti: subiscono le conseguenze degli shock determinati dalle politiche americane e sono in ritardo nelle nuove tecnologie”. Sia nella produzione delle tecnologie, sia nella loro adozione, con ripercussioni sulla produttività delle imprese e dunque sulla loro competitività.

In questo quadro, il FMI ha tagliato le stime di crescita del PIL per l’Eurozona al 0,9% per il 2026 (dal +1,1% dell’Outlook di aprile). Previsione che diventa ancora più esigua con riferimento a Germania (+0,7%), Francia (+0,6%) e Italia (+0,5%). Solo la Spagna riesce a mantenere un trend di crescita più tonico (+2,1%) anche se in rallentamento rispetto al 2025 (+2,8%).

Dunque, l’economia italiana si mantiene, insie­me agli altri grandi Paesi europei, in una situazione di bassa crescita e senza importanti leve a disposizione. Il PNRR sta esaurendo il suo contributo alla crescita della domanda, e – secondo gli analisti di CongiunturaRef. – nemmeno ha fornito l’impulso al processo di riforme che avrebbero dovuto alimentare la ripresa della produttività. Aspetto questo fondamentale per sostenere competitività e redditi, ma anche per contrastare con le tecnologie le tendenze demografiche, che impatteranno sempre di più nel mercato del lavoro.

Ulteriori limiti alla crescita dell’economia italiana derivano anche dagli spazi stretti entro i quali si muove la politica di bilan­cio. Con il rischio di avvitarsi in un circolo vizioso: la popolazione che invecchia frena la crescita, richiede più risorse, ne sottrae agli investimenti pubblici a supporto dell’aggiornamento tecnologico delle imprese (vedi intoppi e ripensamenti legati all’attuazione del Piano Transizione 5.0), come alle misure fiscali che possono sostenere lavoro, redditi e natalità.

Nonostante questo quadro avverso, l’industria italiana riesce a mettere a segno, nel secondo trimestre dell’anno, una variazione positiva della produzione pari al +0,7%. Una crescita in parte legata alla creazione di giacenze per far fronte agli ormai noti fenomeni di “anticipo domanda” per l’incertezza di contesto, in parte determinata dalle code del PNRR. Tuttavia, il recupero dell’attività industriale – avverte CongiunturaRef. – appare al momento poco diffuso tra i settori, in quanto concentrato intera­mente nei comparti produttori di beni strumentali (nei pri­mi 5 mesi dell’anno, +4,3% in termini tendenziali), a fronte di andamenti più contenuti per gli intermedi (+0,5%), e in contrazione per i beni di consumo (-2,9%).

Su questi dati ha contribuito anche la riattivazione in Italia di linee di produzione di Stellantis, si spera non estemporanea, che ha così creato un disallineamento (positivo) dell’industria automobilistica italiana, rispetto a quanto osservato nelle altre princi­pali economie europee.

Anche altri settori evidenziano andamenti positivi della produzione, come ad esempio il comparto della metallur­gia, dei macchinari, dei mezzi di trasporto diversi dall’auto. Al contrario le contrazioni maggiori interessano i settori del legno e dei mobili, oltre che quelli del sistema moda. Con situazioni però differenziati per regioni, come dimostra il dato relativo al Veneto, dove la produzione nel legno-arredo risulta in recupero dopo trimestri di difficoltà.

Questi sono gli elementi di cornice entro i quali leggere i risultati del secondo trimestre 2026 dell’indagine congiunturale su un campione di circa 2.265 imprese manifatturiere venete con almeno 10 addetti, per un totale di 99.610 addetti.  

La dinamica del manifatturiero veneto per settori

In linea con il quadro nazionale sopra richiamato – senza dimenticare il complicato contesto internazionale – i dati dell’indagine di Unioncamere del Veneto relativi all’andamento dell’industria manifatturiera veneta nel secondo trimestre 2026 mettono in evidenza una situazione di recupero congiunturale importante: la produzione aumenta del +4,5% rispetto al primo trimestre, mentre per il fatturato si registra addirittura un’inversione di tendenza, dal -1,1% dello scorso trimestre all’attuale +5,8%. Aumenta, lievemente, anche il grado di utilizzo degli impianti che passa dal 70,2% del primo trimestre 2026 all’attuale 71,6%.

Sono oscillazioni di natura congiunturale che hanno il loro rilievo, ma che non vanno a modificare la crescita di fondo, su base tendenziale annua: che resta al +3,3% per la produzione (comunque sostenuta), e al +2,7% per il fatturato.

Diversi fattori concorrono a determinare questo risultato: c’è ancora un effetto traino degli investimenti legati al PNRR, anche se in esaurimento; in parte l’aumento della produzione può riflettere anche la necessità di un anticipo commesse per prevenire possibili interruzioni o rallentamenti nelle catene di fornitura dovute alla crisi in Medio Oriente, prevenendo così rialzi dei costi di produzione. Nel periodo si somma anche la ripartenza della filiera del legno-arredo (in particolare l’alto di gamma) e della componentistica legata alla filiera italiana dell’automotive.

Tiene anche l’export: lo si vede dalla raccolta ordini dall’estero che cresce del +3,0% su base annua, a dimostrazione della capacità delle imprese regionali di diversificare i mercati in risposta alle barriere tariffarie (posto che la tariffa media sulle importazioni USA si posiziona oggi all’11,8% e i maggiori oneri sono pagati quasi per intero da imprese e consumatori statunitensi). In progressivo miglioramento anche la domanda interna (+2,4% su base annua).

Tutti questi fattori sommati assieme concorrono ad allungare di circa due settimane l’orizzonte di produzione assicurata dal portafoglio ordini: che sale a 63,8 giorni, contro i 52,2 del trimestre precedente.

L’andamento per settori è legato alle specificità di ciascun comparto, alla struttura produttiva ed al posizionamento nelle catene globali del valore.

Come anticipato nel quadro nazionale, il settore dei macchinari e degli apparecchi meccanici evidenzia una produzione in forte recupero congiunturale (+7,3%), sostenuta da una raccolta ordini esteri che, pur discontinua a livello congiunturale stanti gli scenari, risulta in crescita tendenziale del +6,8%. Più debole la domanda interna, pressoché stazionaria sia a livello congiunturale che tendenziale, molto probabilmente condizionata dalle incertezze legate all’attuazione delle misure di incentivo alla transizione digitale e ai tassi di interesse elevati che frenano i piani di investimento aziendali. Su base annua, la produzione cresce del +2,6% ed il fatturato del +3,6%.

I settori intermedi della gomma e plastica e dei metalli e prodotti in metallo sono forse quelli che maggiormente beneficiano dell’incremento dei volumi produttivi del Gruppo Stellantis nel primo semestre 2026, accanto ad altre componenti che ancora traggono vantaggio dalle spese del PNRR legate al ciclo dell’edilizia pubblica. Per la gomma e plastica la raccolta ordini cresce del +5,3% dal mercato estero e del +4,5% da quello interno. Per la lavorazione dei metalli l’aumento è rispettivamente del +4,9% per gli ordini esteri e del +3,1% per quelli nazionali. In aumento per entrambi i comparti anche produzione e fatturato. Va in ogni caso ricordato che il confronto avviene con un secondo trimestre 2025 ancora con il segno negativo, in particolare per la gomma e plastica che registrava ordini interni in calo.

La filiera dei mezzi di trasporto e componentistica vede un aumento di produzione e fatturato superiore di poco al +5%, con una crescita significativa dei nuovi ordinativi interni (+6,8%). Più sottotono la domanda estera (+1,5%). Anche nella valutazione di questi risultati va ricordato che il confronto avviene con un secondo trimestre 2025 caratterizzato da volumi produttivi ancora fortemente negativi.

Dopo un 2025 negativo, il comparto del legno e mobile mostra segnali importanti di ripresa: tutti gli indicatori congiunturali sono positivi e riportano i tassi di crescita tendenziali su livelli molto buoni: +4,0% per la produzione, +2,4% per il fatturato, +3,4% la raccolta ordini esteri (che risultava invece in calo del -9,5% nello stesso trimestre di un anno fa). Sembra che il recupero della domanda estera sia sostenuto principalmente dal segmento di alta gamma e dal mercato contract. Resta però sottotono la domanda interna (-0,8% la raccolta ordini), condizionata presumibilmente dalla debolezza dei consumi delle famiglie e dal ridimensionamento degli incentivi fiscali nel settore residenziale.

Il settore dell’occhialeria evidenzia una produzione in crescita su base tendenziale del +4,0%. In lieve aumento anche fatturato e nuovi ordini esteri (entrambi del +1,7%) e dal mercato interno (+0,9%). Il comparto, tuttavia, si muove a due velocità: le grandi aziende leader globali registrano performance positive, mentre i piccoli subfornitori del distretto bellunese subiscono gli effetti negativi del riassetto delle catene del valore.

L’industria alimentare e delle bevande presenta un andamento congiunturale della produzione pressoché stazionario (+0,8%) che si porta in territorio negativo con riferimento alle imprese di maggiori di dimensioni (-0,4%), in prevalenza legate alla produzione di vino. Al di là delle stagionalità, considerando la dinamica su base annua, risulta più favorevole (e continua) la raccolta ordini dal mercato interno (+2,6%), mentre è stazionaria quella sul versante estero (-0,1%).

Il sistema moda (tessile, abbigliamento, pelli e calzature) mostra un quadro di sostanziale stabilità rispetto allo scorso anno con i principali indicatori prossimi alla stazionarietà: produzione (+0,3%), fatturato (+0,2%), domanda estera (-0,2%) ed interna (+0,8%).

Nel comparto delle macchine elettriche ed elettroniche i dati fanno sintesi di situazioni piuttosto eterogenee, tra indotto della filiera dell’elettrodomestico (che in parte risente della crisi Electrolux), industria elettronica in positivo, anche legata alla catena del freddo, produzione di quadri elettrici legati all’edilizia. Il sottocampione d’imprese espressione di questo comparto non consente di rilasciare un dato che risulti una media attendibile delle diverse tendenze in atto.
Queste dinamiche settoriali trovano conferma nei dati regionali relativi al mercato del lavoro, come di consueto monitorati da Veneto Lavoro[1]: nel primo semestre 2026 il saldo occupazionale è decisamente positivo per il comparto della metalmeccanica (+3.127 posizioni di lavoro dipendente) e maggiore di quanto rilevato nello stesso semestre dell’anno precedente (come anche del 2024). È un saldo sostenuto soprattutto dall’industria dei macchinari, ma conosce un’inversione di tendenza positiva anche l’automotive, nel quadro delle dinamiche nazionali cui sopra si accennava: +110 posizioni di lavoro dipendente contro gli appena +7 nello stesso semestre dell’anno scorso (anno che si era chiuso con un saldo negativo di -81 posizioni di lavoro). Più critico l’andamento del mercato del lavoro per il Made in Italy: il saldo occupazionale complessivo è positivo alla fine del primo semestre (+1.909), ma sostenuto in ampia parte dall’industria alimentare (+1.815) e solo marginalmente dal legno arredo (+155), dall’occhialeria (+95) e dalla concia (+38). Restano in negativo i saldi occupazionali per il tessile-abbigliamento (-43, ma in decisa attenuazione rispetto allo scorso anno) e per la calzatura (-49), dove però torna ad aumentare il numero delle assunzioni sia rispetto al 2025 che al 2024.

In uno scenario geopolitico incerto, le previsioni degli imprenditori veneti per il terzo trimestre 2026 sono orientate alla cautela. Per la maggior parte degli indicatori le aspettative di crescita superano di poco quelle di calo, ma una quota significativa punta sulla stazionarietà. In particolare, per la produzione il 37% del campione prevede una crescita, a fronte di una quota identica che stima un andamento stazionario. Per i nuovi ordini prevale la stabilità (40% circa delle risposte) sia sul fronte interno che estero. Per il fatturato il 40% degli imprenditori si attende un aumento. 

Il manifatturiero trevigiano e bellunese

Nel secondo trimestre 2026 il manifatturiero trevigiano si allinea a quello regionale per buona parte degli indicatori monitorati.

La produzione aumenta su base tendenziale del +2,8%, accompagnata da un lieve incremento del grado di utilizzo degli impianti che sale al 71,6% (rispetto al 70,7% del trimestre scorso), collocandosi esattamente sulla media regionale.

Il fatturato cresce del +2,1%, mostrando, anche in questo caso, una progressione inferiore all’andamento della produzione.

Questo risultato positivo suggerirebbe anche per le imprese trevigiane l’adozione di misure prudenziali (accumulo precauzionale di scorte per evitare interruzioni negli approvvigionamenti o per eventuali rialzi dei costi di produzione) in risposta alla chiusura di Hormuz ed alla crisi in Medio Oriente. Non si può escludere anche il ricorso alla leva prezzo per mantenere la competitività. A questo si sommano le strategie di diversificazione dei mercati per sopperire alle barriere tariffarie. I dati settoriali mostrerebbero anche possibili segnali di ripartenza della filiera dell’automotive, mentre altri comparti mostrano ancora andamenti incerti.

La raccolta ordini dal mercato interno registra un tasso di crescita non sostenuto (+1,9%), ma stabile nel tempo (rispetto agli ultimi 4 trimestri). Molto più soggetta ad oscillazioni la domanda estera: nel trimestre in esame in crescita “solo” del +1,1% rispetto al +6,1% del trimestre precedente. Nonostante ciò, il campione evidenzia un allungamento del portafoglio ordini da 53 a 63 giorni di produzione assicurati: un dato sostenuto da un po’ tutti i settori (in particolare dai macchinari, dalla filiera estesa dell’automotive, dal recupero del legno arredo). Come già evidenziato nella parte regionale, non si esclude, dietro all’allungamento del tempo di evasione degli ordini, criticità logistiche legate agli approvvigionamenti.

Guardando alle previsioni per il terzo trimestre 2026, prevale tra gli imprenditori trevigiani, una situazione di attendismo.

Sebbene i giudizi di aumento superino di poco quelli negativi, la maggioranza relativa dei rispondenti (il 37%-40% circa) propende per una stazionarietà di produzione e domanda interna ed estera. Più ottimiste le stime sul fatturato, con un 37% degli intervistati che si attende un incremento.

L’analisi del secondo trimestre 2026 si basa su un campione di 490 imprese manifatturiere trevigiane con almeno 10 addetti, cui fanno riferimento 19.934 addetti.

Per il manifatturiero bellunese la ridotta numerosità campionaria (88 nel trimestre in esame, cui fanno riferimento 5.080 addetti) tende ad amplificare i risultati, come già osservato anche nelle precedenti rilevazioni.

Premesso ciò, la provincia di Belluno mostra dinamiche complessive in linea con quelle regionali, ad eccezione della domanda interna.

Rispetto al secondo trimestre 2025 la raccolta ordini dal mercato nazionale diminuisce del -5,9%. Gli ordini dall’estero, al contrario, aumentano su base tendenziale del +3,8%, portando i giorni di produzione assicurata da 57,7 del primo trimestre a 67,9 del trimestre attuale.

Per il manifatturiero bellunese la produzione è in aumento del +2,5%, con un lieve recupero del grado di utilizzo degli impianti (da 68% a 69,2%).

A guidare la performance provinciale sono principalmente la filiera del freddo ed il comparto dell’occhialeria, che, però, come già osservato, viaggia a due velocità distinte. Da un lato le aziende leader globali continuano a registrare perfomance positive. Dall’altro lato i piccoli subfornitori del distretto bellunese soffrono gli effetti negativi del riassetto delle catene del valore attuato dai leader del settore.

Questa polarizzazione si riflette anche nelle previsioni per il terzo trimestre. Per produzione e raccolta ordini dal mercato interno i giudizi previsivi si dividono quasi equamente fra aumento, stazionarietà e diminuzione. Per ordini esteri e fatturato prevalgono le prospettive di crescita, con circa il 40% dei rispondenti che ha espresso un giudizio di aumento. 

A cura dell’Ufficio Studi e Statistica della

Camera di Commercio di Treviso – Belluno

Nota metodologica

L’indagine Veneto Congiuntura del secondo trimestre 2026 – realizzata da Unioncamere del Veneto – si basa su 2.265 imprese del Veneto con almeno 10 addetti (per un totale di 99.610 addetti) di cui 490 imprese della provincia di Treviso (per un totale di 19.934 addetti) e 88 imprese della provincia di Belluno con almeno 10 addetti (per un totale di 5.080 addetti).

Appendice statistica:

  • 1 – Province di TREVISO e di BELLUNO: andamento dei principali indicatori. Produzione, fatturato, nuovi ordinativi (variazioni % trimestrali congiunturali e tendenziali), capacità produttiva e portafoglio ordini. 1° trim. 2022-2° trim. 2026
  • 2 – Province di TREVISO e di BELLUNO: previsioni per il 3° trimestre 2026 e confronto con le previsioni dei trimestri precedenti. Percentuali di giudizi di aumento, stabilità, diminuzione e saldo per produzione, fatturato e nuovi ordinativi. Previsioni raccolte nel 2° trimestre 2026

Provincia di Belluno*

[1] La Bussola. Il mercato del lavoro veneto nel mese di giugno 2026.

Corsi e convegni

Economia

Economic Report

Eventi

News Europa

pagina

Promo

Sport