Promo - pubblicata il 10 Gennaio 2019
Fonte: ufficio stampa Camera di Commercio di Treviso – Belluno
La Camera di Commercio di Treviso – Belluno, tramite il proprio Sportello CSR e Ambiente dà seguito per il 10° anno consecutivo ad un’iniziativa nata nel 2009 come piccola “sfida innovativa” per
implementare i servizi offerti ad imprese e territorio. Considerato l’entusiasmo col quale venne accolta l’iniziativa ed il crescente numero di richieste affinché non si limitasse ad una
programmazione una tantum, il ciclo di incontri CSR in azienda è diventato un appuntamento fisso che, anno dopo anno va ad approfondire uno specifico argomento. Dal 2009 quindi, sono stati
sviluppati focus sull’innovazione tecnologica, sull’agroalimentare, sulle reti di impresa, ecc…; per il corrente anno, tenuto conto dei numerosi suggerimenti pervenuti nei questionari di
soddisfazione del ciclo di Open Day precedenti, si è quindi deciso di approfondire la conoscenza con alcune imprese locali, conosciute nel mondo grazie alla loro attività di esportazione. Il ciclo
di Open Day 2018 ha preso così il titolo “Treviso – Belluno: le nostre aziende nel mondo”.
Il 27 settembre scorso si è avviata quindi la decima edizione degli Open Day CSR in azienda, visitando lo stabilimento di Feltre (BL) della Piave Maitex SrL, azienda storica del settore tessile
leader nella produzione di tessuti elastici per l’abbigliamento intimo, il costume da bagno e l’abbigliamento sportivo. A seguire si riporta, come ormai di consueto il resoconto della visita, a
cura dello Sportello CSR e Ambiente.
Buona Lettura.
Comincia sotto i migliori auspici questo 10° ciclo di incontri in azienda, con un nutrito gruppo di presenti e una splendida giornata di sole. Siamo nella zona industriale di Feltre (BL) in visita
allo stabilimento di Piave Maitex ed il Signor Barbini, legale rappresentante dell’azienda, ci accoglie con estrema cordialità e disponibilità.
Prima di entrare nel cuore del reparto produttivo, veniamo proiettati indietro più di un secolo, alle origini di questa azienda. Alle pareti della saletta dove il gruppo si è radunato, vi sono foto
infatti in bianco e nero dello stabilimento storico, che sorge nel centro di Feltre e che nel 1908 aveva visto nascere la “Manifatture del Piave”, produttrice di pancere e nastri.
Il “nuovo” stabilimento non dista di molto dalla sede di origine: orgoglio ed importanza del continuare a far parte di questo territorio, nonostante il periodo di crisi che continua ad attraversare
il settore tessile. E questo aspetto non può non essere approfondito, poiché ha segnato profondamente molte aziende italiane di questo settore. L’anno 2000 ha lasciato un segno negativo per il
settore tessile: da 20 aziende produttrici di tessuti, oggi quelle rimaste in Europa si contano sulle dita di una mano; una di queste è proprio Piave Maitex che esporta i suoi tessuti di qualità
soprattutto in Corea, America, Francia e Bulgaria. Cosa ha causato la chiusura di molte aziende del tessile? La produzione in Cina e nell’Est che oggi fornisce il 70-80% del “confezionato” in
Europa.
Tuttavia già prima del 2000 il mercato (del cotone) era stato “compromesso” dalla Turchia che aveva
iniziato a fornire non più solo i tessuti, bensì il prodotto finito a prezzi ai quali la concorrenza non poteva
avvicinarsi.
Questo ci dà modo di approfondire numerosi aspetti legati alla responsabilità sociale, uno fra tutti
l’importanza della tracciabilità della filiera, cosa praticamente impossibile nel tessile. L’argomento è di
importanza nazionale, tanto che nel 2016 nacque il Sistema di tracciabilità volontario TF, un progetto
sperimentale promosso dalle Camere di commercio italiane e gestito da Unionfiliere, che si proponeva di creare uno schema certificativo volontario in grado di garantire al consumatore la massima
trasparenza rispetto ai luoghi di lavorazione delle principali fasi del processo produttivo ed alle principali caratteristiche del prodotto in tema di salubrità, sostenibilità ambientale,
responsabilità sociale di impresa.
Poter tracciare l’identità del prodotto, risalendo fino alla sua origine, vorrebbe dire infatti generare un
circolo virtuoso in cui i produttori ed i consumatori diventano i protagonisti di un sistema consapevole. Ma ad oggi la tracciabilità nel settore tessile è quasi un miraggio e questo fa si che il
settore tessile europeo continui a risentire della crisi.
Un altro aspetto critico è inoltre dovuto all’importazione delle materie prime (i filati) che giungono in
Europa via nave. I principali porti sono Rotterdam ed Anversa, mentre Venezia e Genova vengono coinvolte di meno, alimentando le cause del persistere della crisi del tessile.
Si percepisce una nota di amarezza nel constatare che questo modo di
fare è di ostacolo alle aziende italiane come la Piave Maitex che vorrebbero invertire questa tendenza per veder di nuovo crescere il proprio fatturato e riconquistare quella fetta di mercato persa
negli scorsi anni, ma pare non vi sia la volontà di cambiare, da parte delle altre istituzioni e soggetti coinvolti nella filiera. L’impegno di questa azienda è quindi quello di investire in
ricerca e sviluppo per proporre ai
propri clienti nuovi tessuti, resistenti ed innovativi. La sfida è molto interessante, poiché fatta eccezione per pochissimi tessuti naturali, dei 200 tessuti che Piave Maitex propone, la maggior
parte deriva dalla
lavorazione di filati sintetici (Elastomero, proveniente prevalentemente da Irlanda e Turchia e Nylon da Spagna e India) utilizzati fin dagli anni ’60. E per quanto riguarda l’innovazione
tecnologica dei macchinari utilizzati?
I telai utilizzati da questa azienda sono gli stessi che utilizzano anche le aziende concorrenti di tutto il
mondo.
Il fornitore infatti è un marchio tedesco che ne detiene il monopolio.
L’innovazione di prodotto è quindi l’aspetto imprescindibile su cui l’azienda deve investire per
garantirsi un futuro sul mercato: nuovi intrecci e colori che soddisfino le esigenze dei clienti.
Piave Maitex propone l’idea che poi ciascuno dei clienti personalizza.
Abbiamo ora l’opportunità di vedere le linee di produzione, dove dalla materia prima, 1300 fili
arrotolati insieme a formare l’orditura, si passa alla tessitura, impiegando i 100 telai Mayer presenti, fino
ad arrivare alla tintura e, per finire all’imballaggio -magazzino e la spedizione.
Le stampe serigrafiche vengono effettuate da un’azienda di Como, mentre qui si effettua la stampa a
cilindro (per i tessuti devorè e flock).
Oltre allo stabilimento di Feltre, l’azienda ha anche una sede a Monastier (TV), dove viene prodotto il tessuto circolare, utilizzato soprattutto per la produzione di maglie e lo stabilimento di
Caronno (VA) dove, oltre agli agenti ed agli ispettori che si occupano dei rapporti con i clienti, viene effettuata la stampa con grafene. Questo particolare tessuto stampato (che ha molto
potenziale, ma attualmente senza mercato per via degli elevati costi) viene attualmente impiegato per realizzare le fodere delle giacche, ma potrebbe riservare differenti utilizzi in futuro. In
tutto l’azienda dà lavoro a 140 dipendenti, la maggior parte dei quali sono impiegati nella sede di Feltre e che lavorano a turni, garantendo una ciclo produttivo continuo.
Percorrendo a ritroso la linea di produzione, tra telai in funzione e tessuti dalle trame più disparate (da quelli senza ricami, a quelli simili a trine, fino ad arrivare alle reti), scopriamo
alcuni aspetti della lavorazione dei nylon ed elastomero; ad esempio per quanto riguarda la colorazione, il primo assorbe colore a 90°C, mentre il secondo non si colora, rimanendo bianco. Scopriamo
inoltre che il colore nero non esiste più da circa trent’anni, poiché conteneva cromo (che la normativa ha vietato di
utilizzare poiché cancerogeno) e quindi vi sono centinaia di colori tendenti al nero differenti.
Per garantire una lavorazione ottimale del filato viene utilizzato un olio siliconico, che poi deve
essere rimosso (con lavaggio con trielina) prima che il tessuto venga colorato.
In tutto il processo di lavorazione che avviene in questo stabilimento è fondamentale che la temperatura ambiente e l’umidità rimangano costanti, al fine di garantire una lavorazione ottimale dei
filati.
Per finire scambiamo qualche parola con i dipendenti del laboratorio test, impegnati ad effettuare continui controlli su cuciture, coppe per reggiseni, tenuta del colore ed elasticità, ecc… Il loro
lavoro consiste inoltre nel collaborare con i vari responsabili di reparto per trovare nuove idee da testare e che diventeranno i tessuti per le future collezioni.
Qui si conclude la visita e, come un cerchio che si chiude, ritorniamo a soffermarci sul problema che ha
portato questa azienda a specializzarsi sulla vendita di tessuti di alta qualità, invece che differenziarsi
ulteriormente fornendo sul mercato un prodotto finito.
Sapevamo che un reggiseno si compone di almeno 8-10 parti differenti? Che si parte dal colore della
spallina per poi riprodurre la stessa tonalità di colore che verrà data al resto del tessuto? Il costo della
manodopera italiana per mettere in commercio questo tipo di prodotto sarebbe troppo elevata rispetto
alla concorrenza attuale proveniente da altri mercati.
Come Sportello CSR camerale, impegnato ormai da 15 anni a diffondere i valori che stanno alla base della Responsabilità Sociale d’Impresa, auspichiamo che questa visita e questo breve resoconto,
siano da stimolo per approfondire l’argomento e per prendere coscienza dell’importanza di poter operare in una filiera trasparente, dove la tracciabilità sia completa e dove la concorrenza possa
confrontarsi in modo più corretto, leale e sostenibile.
Ringraziando Piave Maitex per l’accoglienza e per averci dedicato alcune ore del proprio tempo per poter approfondire questi aspetti interessanti, rinnoviamo l’invito a partecipare ai prossimi
incontri in
programma e ad approfondire la conoscenza delle altre aziende che hanno ospitato le precedenti edizioni degli Open Day CSR, grazie agli articoli pubblicati nel portale www.csrtreviso.it