Economia - pubblicata il 14 Settembre 2017
Fonte: ufficio stampa csr sportello Camera di Commercio Treviso -Belluno
Giovedì 13 ottobre si è svolto il secondo incontro in azienda dell’8° Ciclo di Open Day CSR dal titolo “Reti di impresa & sostenibilità”, proposto dalla Camera di commercio di Treviso ‐Belluno|Dolomiti; ad ospitarci è stata, in questa occasione, Contarina S.p.A.
La domanda che il lettore può porsi leggendo questa premessa è: “quale nesso logico e intelligente può esserci tra un’azienda del genere e la CSR e la sostenibilità ambientale?”
Domanda più che lecita, se si pensa che normalmente l’abitudine, la disinformazione e il retaggio culturale ci fanno perdere la consapevolezza di cosa realmente significhi gestire i rifiuti. Il consiglio è di fare gli stessi passi di Contarina: partiamo proprio dalla spazzatura!
Cos’è la spazzatura?
Immondizia, rifiuto, ingombro, sporcizia, ciò di cui ciascuno di noi vuole disfarsi, ciò che va bene buttare ovunque purché non in casa nostra, ciò che è brutto da vedere e nauseante da respirare, insomma tutta quella “materia” scomoda, che non ci serve più perché ha già fatto il suo servizio e quindi vogliamo buttare, perché irrecuperabile ….
Eccoli i due termini sui quali si basa l’attività di Contarina: MATERIA e RECUPERO.
Il salto determinante da fare sta proprio nel cambio di prospettiva: spazzatura intesa non come oggetti ma come materia. Spieghiamoci meglio: pensiamo ad una confezione di olio (quello da condimento in bottiglia di vetro), fin tanto che contiene l’olio per noi è utile ed è necessario averla in casa, nella nostra dispensa, non è ingombrante e non rappresenta una “presenza inutile e sporca”. Ma quando l’olio finisce cambia la considerazione che abbiamo di quell’oggetto: diventa una “cosa” che ingombra, poiché non ci serve più, diventa spazzatura. Questo cambiamento è legato al fatto che il nostro interesse è legato al prodotto che vogliamo consumare, l’olio, non all’involucro che lo contiene. Al termine dell’uso noi vediamo solo l’oggetto ovvero la bottiglia di cui disfarci; invece, dobbiamo guardare alla materia di cui è composta: il vetro!
Ed è questo passaggio che apre le porte al concetto di recuperabilità, infatti, proseguendo l’esempio il vetro della bottiglia è un materiale da recuperare per destinare a successivi riutilizzi, ovvero da riciclare.
Cogliendo questi aspetti si può entrare con facilità nel cuore dell’attività di Contarina S.p.A., cosa c’è dunque dietro quest’azienda?
Lo scopriamo insieme alla dottoressa Silvia Crosato, Responsabile Divisione Risorse Umane Commerciale dell’azienda.
Contarina è un’azienda a completa partecipazione pubblica, diretta e coordinata dal Consiglio di Bacino Priula, che ne detiene la proprietà con il 100% delle quote. Inizialmente (nel 1989) la sua attività veniva svolta in 14 comuni, oggi invece copre i territori di 50 comuni della Provincia di Treviso aderenti al Consiglio del Bacino Priula, servendo circa 554.000 abitanti. Nel tempo l’azienda ha intrapreso un percorso di miglioramento del servizio di raccolta e gestione dei rifiuti, passando dalla raccolta stradale, al sistema di raccolta porta a porta; ha potenziato la raccolta differenziata (che permette un recupero notevole dei materiali riciclabili), dotando i cittadini di contenitori domestici di dimensioni modeste per la corretta separazione dei rifiuti, e infine ha “personalizzato” le caratteristiche del servizio al tipo di contesto urbano in cui si svolgono (centri urbani, zone periferiche, centri storici, zone naturalistiche).
La vision a cui si ispira Contarina è racchiusa in queste parole: “Vogliamo dare VALORE e QUALITA’ ALL’AMBIENTE per offrire alle persone la possibilità di vivere in ARMONIA con il territorio” e si accompagna alla così detta mission aziendale che viene riassunta con la frase: “Mettiamo a disposizione le nostre competenze per il miglioramento dell’ambiente da lasciare alle future generazioni”. Questi motti, che segnano il cammino che l’azienda si impegna a percorrere, ci fanno comprendere il legame profondo che lega Contarina all’ambiente, praticamente un “sogno” che l’azienda intende realizzare, per lasciare un futuro vivibile alle generazioni che seguiranno. La strada che Contarina ha scelto di percorrere nella gestione dei rifiuti segue il modello dell'”economia circolare”, un sistema dove nulla viene sprecato perché si innesca un circolo virtuoso di utilizzo, riciclo e/o trasformazione dei materiali in qualcosa di utile e riutilizzabile.
Ciò che fa ben sperare (oltre ad aver già incontrato la volontà di sviluppare questo modello anche in altre realtà aziendali incontrate negli Open Day organizzati negli anni dalla Camera di commercio), è che il modello che questa azienda utilizza è replicabile, ovverosia è applicabile anche ad altre realtà, naturalmente declinando le peculiarità del sistema alle caratteristiche “dell’utilizzatore”. Altrettanto di buon auspicio è lo sforzo di Contarina nel condividere questo modello con altri soggetti affinché quel sogno cui si accennava sopra, possa diventare davvero realtà.
Ecco spiegato perché nelle righe di questo articolo non troverete indicazioni di percentuali, costi, misure ecc. ciò che ci preme è che giunga al lettore la conoscenza e la consapevolezza dei risultati che insieme si possono raggiungere.
Un’altra parola chiave: INSIEME.
INSIEME perché ovviamente Contarina da sola non può realizzare il sogno (che siamo convinti sia il sogno di tutti noi, lasciare un ambiente vivibile ai nostri figli e nipoti), c’è bisogno che ciascuno di noi faccia la sua parte, cominciando ciascuno nel proprio piccolo, nel nostro quotidiano, a gestire in modo intelligente il rifiuto, sia che si tratti di quello prodotto in casa, sia che si tratti di quello prodotto quando siamo in altri luoghi (strada, ufficio, scuola, parchi, ambiente ecc.).
Mentre la dottoressa Crosato ci guida in questo “viaggio” circolare, capiamo perché lo stabilimento che ospita gli impianti è stato chiamato Centro di valorizzazione dei materiali, o in termini più confidenziali “fabbrica dei materiali”. Qui infatti non viene persa nemmeno una briciola del materiale raccolto in tutta la provincia: il secco viene lavorato per la produzione di combustibile solido secondario (CSS), i materiali riciclabili (metalli, carta, cartone, vetro, plastiche e tessili) vengono selezionati e avviati a recupero, i rifiuti umidi e vegetali avviati all’impianto di Trevignano per il compostaggio e mentre questa macchina circolare lavora a pieno ritmo, un impianto fotovoltaico posizionato sulla copertura dello stabilimento produce energia pulita e rende il processo di lavorazione più ecosostenibile.
Incuriositi da tutte queste notizie finalmente ci avviamo a visitare gli impianti: strumenti all’avanguardia in grado di gestire una mole enorme di rifiuti. La domanda che tutti noi ci siamo posti è che tipo di precisione possano avere nella lavorazione del rifiuto, ma nessuno di noi pone la domanda ai tecnici perché la risposta è dettata dalla nostra coscienza, che ci ricorda che quanto vediamo è reso possibile dagli sforzi di tutti noi, INSIEME. Se ciascuno di noi apprende fin da subito la corretta gestione del rifiuto, è possibile in un momento successivo (ovvero in fase di lavorazione all’impianto) ottenere un prodotto più “pulito” e quindi valorizzare la materia che ne esce.
Lo sforzo da parte dell’azienda va oltre: ci accompagnano infatti a vedere un nuovo impianto sperimentale per il riciclo dei materiali assorbenti per la persona, una struttura ancora in fase di studio, tanto che non ci viene permesso di fotografarla per preservare il progetto, sviluppato da Fater, azienda leader nella produzione di detti prodotti, che si è posta il problema di ricreare, anche per i propri prodotti, un’economia circolare, cercando soluzioni sostenibili.
Spostandoci nello stabilimento dobbiamo continuamente prestare attenzione ai mezzi in movimento e al via vai di camion, camioncini, mezzi pesanti e ci rendiamo conto del tipo di impatto che questa azienda riesce ad avere sul territorio. Chi finora pensava che il senso di responsabilità di Contarina toccasse solo i temi ambientali, scopre invece un più ampio concetto di responsabilità, una responsabilità a tutto tondo che tocca anche il sociale: il personale impiegato infatti è davvero tanto, scopriamo così che il sistema di raccolta e gestione del rifiuto è studiato in modo tale da preservare l’ambiente dando lavoro (a parità di costi) al triplo di personale, rientrando così a pieno titolo nel programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, Green Jobs. Ecco spiegato come il 50% del valore aggiunto sia investito nel personale. Discorso analogo vale per i fornitori, tra i 10 migliori fornitori si registrano infatti alcune cooperative sociali che con il loro lavoro contribuisco al 10% del fatturato.
Ma l’inserimento di Contarina nel tessuto socio economico del territorio non si ferma solo a questo. La nostra guida, infatti, ci svela che l’azienda si occupa anche di alcuni progetti di ambito sociale che vedono coinvolti il carcere di Treviso, l’associazione Caritas e l’associazione Emmaus.
Sono ancora tante le informazioni e le curiosità che abbiamo potuto scoprire durante questa particolare visita, ma non riusciremmo a menzionarle tutte in queste poche righe; quindi, decidiamo di chiudere questo breve racconto riprendendo alcuni dei concetti che ci hanno accompagnato fin qui: materiale, recupero e … insieme.
Ci piace pensare che questa visita ci aiuti a dare un’altra possibilità alla spazzatura, ovvero ci permetta di vedere quanta materia, tutta riutilizzabile, può fornirci l’immondizia, ma soprattutto ci auguriamo che questa esperienza, che riportiamo in queste righe, faccia capire che non è solo cosa di Contarina ma che solo l’impegno di tutti ci permetterà, ogni giorno, nel futuro, di goderci lo spettacolo che la natura ci offre: la vita!