Economia - pubblicata il 30 Aprile 2020
Fonte: ufficio stampa Unioncamere veneto
Il Presidente di Unioncamere del Veneto, Mario Pozza, commenta il Dcpm firmato ieri 26 aprile: “c’è una forte delusione per le decisioni e le indecisioni che riguardano alcuni settori a
partire dalla ristorazione ed il turismo. Le scelte del Governo rischiano di mettere la parola fine a molte attività e questo significa la perdita di posti di lavoro e dell’indotto che ruota
intorno al settore. Sono state molte le telefonate degli imprenditori che mi sono arrivate in queste ore per denunciare le difficoltà e la poca chiarezza su alcuni contenuti del decreto. Si scrive
delusione, ma si legge preoccupazione per la concreta possibilità che allo stato attuale molte attività siano costrette a non ripartire”.
Il Presidente di Unioncamere sottolinea la situazione grave in cui versa il turismo: l’aver fissato al primo giugno la riapertura delle attività che riguardano la ristorazione potrebbe mettere
la parola fine a molte attività che già hanno visto perdere prenotazioni ed introiti ed ora rischiano di dover sostenere costi insostenibili per poter riaprire. Chi ha consigliato il Governo quali
consulenti o task force sembrano lontani dal vissuto lavorativo quotidiano di chi ogni giorno tira su le serrande di un ristorante ed oggi si trova costretto ad investire per adeguarsi ai limiti e
sa già prima di riavviare l’attività registrerà una riduzione consistente della clientela. Un meccanismo dettato dal Covid-19 che comprendiamo, ma che non ha nessuna logica imprenditoriale.
I danni del Covid-19 hanno intaccato in modo pesante il turismo montano e quello del litorale ed hanno azzerato quello convegnistico. Si tratta di un settore in ginocchio e per rilanciarlo serve
un vero e proprio piano Marshall fatto di incentivi, aiuti ed un rilancio della reputazione del nostro Paese per convincere i turisti italiani e stranieri a fare vacanza in Italia senza rischi.
Oggi il turismo ha un nuovo nemico ed è la paura che è difficile da combattere.
La riapertura del manifatturiero e dei cantieri è un segnale positivo, ma ora è necessario fare attenzione all’occupazione. Con la riapertura della produzione infatti molte famiglie sono in
difficoltà con i figli a casa senza la possibilità che qualcuno li possa custodire come i nonni, i centri estivi, la scuola. Il quesito a cui la task force del Governo non risponde è come fanno
queste persona ad andare a lavorare? Come si fa a non pensare alle scuole ed ai servizi legati alle famiglie? Nel caso dell’edilizia il problema è un altro che è la manodopera del 37,5% straniera
che durante la chiusura è tornata a casa. Questo settore ha la forza lavoro per ripartire se questi sono fuori Italia? Si è immaginato come farli rientrare? Si tratta di problemi reali e che
incidono in modo importante sulle misure intraprese.
La riapertura della produzione, inoltre, deve essere per forza accompagna alla riapertura dei negozi. Ci sono comparti del commercio al dettaglio che possono riaprire il 4 maggio senza
ripercussioni sulla salute del personale adottando tutte le misure necessarie e dei clienti come quello dell’automotive. Se non riaprono i saloni non si vendono auto in un mercato che è crollato
del 90%. Un altro settore bloccato è quello dei parrucchieri che fino a giugno devono rimanere chiusi. Qualcuno ci dovrebbe spiegare quali sono i rischi reali per cui questa attività non può
riaprire oggi e può farlo, invece, il primo giugno.
Il Presidente di Unioncamere conclude la sua analisi ponendo l’accento sulla burocrazia: questo decreto ha un fil rouge per tutte le attività: l’aumento della burocrazia con regole, limiti,
investimenti da fare, permessi… Quella burocrazia che è un freno alla crescita ed allo sviluppo in tempi normali ed in una fase di emergenza rischia di non permettere alla locomotiva del Nordest
di rimettersi in moto. Una burocrazia che appesantire ulteriormente gli imprenditori che già devono portare sulle loro sue spalle gli effetti negativi della crisi economica del Covid-19.