Distretto dello Sportsystem di Asolo e Montebelluna (in provincia di Treviso e nella regione Veneto)

La coesistenza di imprese diverse per dimensione, strategia e tipologia di prodotto – dalla multinazionale al laboratorio artigiano - è il tratto che ha contraddistinto il distretto e ancora oggi ne caratterizza la sua composizione.


Economia - pubblicata il 18 Marzo 2019


Le origini del distretto industriale dello Sportsystem di Asolo e Montebelluna risalgono ai tempi della Repubblica di Venezia, quando, in seguito alla riorganizzazione della Marca Trevigiana da
parte della Serenissima, la popolazione locale ha trovato più redditizio occuparsi della lavorazione della lana, del cuoio e del legno, rispetto alle più tradizionali attività agricole, dando avvio
a Scuole d’Arti e Mestieri. Fra le varie, quella di maggior successo è stata certamente la corporazione dei “calegheri” (calzolai) che, sviluppandosi nel tempo, ha costituito le basi per il
distretto della scarpa sportiva attuale.
Il distretto riconosciuto ufficialmente a livello regionale sin dal 2003, attualmente si estende dai piedi del Montello fino al corso del fiume Piave su un territorio di 25 comuni della Provincia
di Treviso cui si aggiunge il contiguo comune di Alano di Piave in territorio bellunese. Il nucleo storico e a maggior densità del distretto, tuttavia, si concentra in 16 di questi comuni (come da
L.R. 13/2014).
La produzione, forse più nota del Distretto a livello nazionale e internazionale, è lo scarpone da sci. Oggi però il Distretto non è più solo orientato alla produzione di calzature e attrezzature
per la neve, ma ha saputo rinnovarsi ampliando la gamma delle proprie produzioni: dalle scarpe da calcio, tennis e basket, al segmento outdoor e alle calzature di tutti i giorni. Negli anni,
inoltre, si sono aggiunte anche linee di abbigliamento (tecnico e non) oltre che produzioni nel settore delle attrezzature sportive frutto di una continua ricerca ed applicazione di tecnologie e
materiali sempre all’avanguardia.
A ciò si aggiunge tutto un indotto che riguarda i produttori di macchinari per le lavorazioni, gli studi di design e di progettazione, le attività commerciali all’ingrosso e al dettaglio e
ulteriori altri soggetti, non necessariamente di natura economica, che concorrono al mantenimento del distretto: incubatori, associazioni, enti di formazione ecc. Fra essi è presente anche il Museo
dello scarpone e della calzatura sportiva che conserva e valorizza il patrimonio storico e culturale del distretto stesso.
La coesistenza di imprese diverse per dimensione, strategia e tipologia di prodotto – dalla multinazionale al laboratorio artigiano – è il tratto che ha contraddistinto il distretto e ancora oggi
ne caratterizza la sua composizione. Nei comuni del distretto, sulla base dei dati del Registro Imprese elaborati da Infocamere, a fine 2018 risultano coinvolte nelle attività core (così come
identificate nel provvedimento di riconoscimento regionale del 2014) ben 326 sedi d’impresa e 87 unità locali dipendenti, che impiegano nel territorio complessivamente quasi 5.300 addetti. Oltre
l’83% delle imprese e il 94% degli addetti afferiscono ai sedici comuni del nucleo storico del distretto.
Un’analisi condotta da Intesa Sanpaolo su 106 aziende del distretto nel 2017 evidenzia per le imprese del campione un fatturato di oltre 2,2 miliardi di euro in crescita sul 2016 del +3,5% (valori
mediani).
La forte vocazione all’internazionalizzazione del distretto trova conferma nei dati export provinciali. Nel 2017 le esportazioni di calzature e articoli sportivi della provincia di Treviso hanno
superato 1,3 miliardi di euro (+7,9% rispetto al 2016). I principali mercati di destinazione sono stati: Francia (17,3% delle vendite), Germania (13,9%), Stati Uniti (7,5%) e Spagna (7%).
Fonti: elaborazioni Ufficio Studi e Statistica CCIAA Treviso – Belluno su dati Associazione dello Sportsystem e dell’Imprenditoria del Montebellunese e dell’Asolano, Infocamere, Studi e Ricerche di
Intesa San Paolo e Istat-Coeweb.

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