Eccellenze a Treviso e Belluno. A cura del dott. Renato Chahinian

L’ottimo posizionamento delle due province nella graduatoria nazionale dell’ultima indagine sulla Qualità della vita de Il Sole 24 Ore è una buona notizia per investire e lavorare in questo territorio


Economia - pubblicata il 21 Gennaio 2026


A cura del dott. Renato Chahinian già Segretario generale della CCIAA Tv

Dott.Chahinian2025

L’indagine ormai storica sulla Qualità della vita che Il Sole 24 Ore effettua annualmente ha riservato dei soddisfacenti risultati sia per la provincia di Treviso che per quella di Belluno.
Infatti la prima si è classificata al sesto posto nella graduatoria nazionale delle 107 province, guadagnando ben 18 posizioni rispetto all’anno precedente, mentre Belluno ha
raggiunto la 33^ postazione risalendo la graduatoria di 12 posti rispetto al 2024.

Certamente queste evidenze dipendono dagli indicatori che vengono presi in considerazione, sia nella valutazione dei diversi aspetti della qualità della vita, sia nella loro integrazione per arrivare ad un punteggio unico per ogni provincia, ma l’esperienza consolidata nell’articolazione dell’indagine ed i numerosi indicatori esaminati inducono ad assegnare una complessiva e sostanziale qualità della vita agli abitanti delle due nostre province. Infatti la rilevazione è stata effettuata con riferimento a 6 aspetti generali tematici che compongono la vita delle persone (1 – Ricchezza e consumi; 2 – Affari e lavoro; 3 – Demografia, salute e società; 4 – Ambiente e servizi; 5 – Giustizia e sicurezza; 6 – Cultura e tempo libero) e poi ciascun aspetto è stato analizzato con ben 15 indicatori specifici (di uguale peso) per valutare la sua intensità complessiva, attribuendo pure un punteggio in millesimi che tiene conto delle diverse distanze tra province. Infine il valore complessivo della qualità della vita di ogni provincia rappresenta il risultato della media aritmetica dei 6 punteggi tematici, cioè la risultante di una valutazione di 90 indicatori particolari.

Per constatare effettivamente i punti di forza e di debolezza dell’ottimo piazzamento delle due province, è quindi importante verificare le singole posizioni nelle categorie tematiche e le eccellenze (o, al contrario, le gravi carenze) negli indicatori, tenendo conto che per questi ultimi sono state segnalate soltanto le prime 5 e le ultime 5 posizioni provinciali.

I risultati della provincia di Treviso

Iniziando dal tema Ricchezza e consumi, la provincia di Treviso si piazza al 24° posto (sempre su un totale di 107 province). Non è una situazione molto brillante, soprattutto perché il valore aggiunto pro capite non è elevato come altrove e ciò dipende in parte da un andamento attuale dell’economia con numerose divergenze tra i diversi settori.

Comunque il territorio occupa il 5° posto nella minore percentuale di famiglie con un Isee (Indicatore situazione economica equivalente, che calcola la condizione economico- patrimoniale) molto basso e pertanto vuol dire che, proporzionalmente, ci sono pochi poveri. Ma è pure da segnalare che la disuguaglianza tra i redditi maggiori e quelli più bassi è molto elevata e quindi ciò denota una certa instabilità sociale, nonostante la scarsa numerosità di poveri. Evidentemente la carenza di reddito colpisce maggiormente le persone appena sopra la soglia di povertà.
Per quanto riguarda la situazione Affari e lavoro, la posizione di Treviso non muta molto, in quanto occupa il 28° posto. Nei 15 indicatori relativi a questa categoria non ci sono
posizionamenti della provincia particolarmente rilevanti, né positivi, né negativi. Evidentemente non siamo più alla fine del secolo scorso od ai primi anni Duemila, quando
l’economia trevigiana era ai primi posti in Italia ed i suoi distretti industriali primeggiavano anche a livello europeo. Successivamente la forte concorrenza dei Paesi in via di sviluppo
e le delocalizzazioni spinte di molte aziende locali hanno ridotto notevolmente le performance territoriali. Ma ancora esiste una certa presenza di forze distrettuali molto attive ed evolute, mentre continuano a crescere numerose imprese piccole e medie, mantenendo alcuni primati settoriali. Comunque a livello produttivo generale non si evidenziano risultati appariscenti, per il fatto che le eccellenze di alcune attività sono vanificate dai modesti risultati di altre.
Passando al dominio Demografia, salute e società, il posizionamento di Treviso va meglio, occupando il 15° posto nella graduatoria nazionale. Qui scopriamo due eccellenze sconosciute: Treviso è prima assoluta nella Speranza di vita alla nascita (con un numero medio di 84,9 anni) e nella Mortalità evitabile (con solo 14,1 casi di mortalità avvenuta,
che invece sarebbe stata evitabile, su 10.000 residenti di età inferiore a 74 anni). I due indicatori sono collegati ed esprimono una buona salute generale ed una efficace prevenzione e trattamento sanitario della popolazione, nonostante la localizzazione non favorevole del territorio per la presenza di una diffusa industrializzazione e per il notorio clima insalubre della pianura padana. Quindi possiamo concludere che, a parità di altri fattori, nella nostra provincia si vive più a lungo e sanitariamente meglio assistiti, anche se i problemi strutturali della Sanità pubblica nazionale non mancano.
Tale eccellenza è stata confermata anche in una rilevazione a parte effettuata dal quotidiano medesimo per valutare un indice sulla parità di genere. Treviso ha ottenuto un ottimo piazzamento (ottavo posto nella graduatoria complessiva), ma all’interno di questo indice composito è emerso il primato nazionale della Speranza di vita alla nascita delle donne trevigiane (arrivate al record assoluto di ben 87 anni!).
Il quarto aspetto Ambiente e servizi evidenzia il territorio della Marca ancora più ai vertici, in quanto la graduatoria nazionale lo posiziona addirittura al secondo posto, dopo Brescia.
Ed infatti, tra i diversi indicatori specifici, Treviso mantiene la sua leadership nella Raccolta differenziata dei rifiuti urbani, come avviene da tempo, mentre occupa la seconda posizione nella Qualità della vita degli anziani (dopo Bolzano) e (inaspettatamente) pure nella Densità di tutti gli impianti fotovoltaici (dopo Padova) con ben 520,5 impianti ogni 10 Km. quadrati nel capoluogo. Soprattutto quest’ultima evidenza positiva è molto significativa, in quanto dimostra una maggiore sensibilità del nostro territorio verso il miglioramento ambientale e l’indipendenza energetica proveniente proprio dal basso (da famiglie e piccole imprese), in assenza ora di rilevanti agevolazioni pubbliche. Ciò è particolarmente meritorio e pone così la popolazione più al riparo da future calamità e dallo stesso inquinamento, anche se non possiamo salvarci dagli influssi negativi del riscaldamento globale e comunque i fabbisogni di energia rinnovabile sono ancora ben maggiori degli impianti sinora realizzati.
Per quanto riguarda la Giustizia e sicurezza, Treviso si situa al 10° posto in graduatoria e si distingue particolarmente (occupando il 5° posto) nelle poche denunce (21,5 ogni 100.000 abitanti) di Reati legati agli stupefacenti. Ciò significa che, almeno in questo tipo di reati, la situazione della nostra provincia è buona, mentre il posizionamento in altri indicatori (indice di criminalità, furti, litigiosità, ecc.) può considerarsi complessivamente soddisfacente rispetto alle altre province.
Invece non certo favorevole appare la graduatoria della Cultura e tempo libero, poiché posiziona la Marca trevigiana al 61° posto. Sebbene gli indicatori siano molto vari (dal patrimonio museale, ai ristoranti, alle attrezzature sportive, agli spettacoli e così via), Treviso si fa notare negativamente soprattutto nelle Librerie (3,8 ogni 100.000 abitanti).
Ovviamente non si può imputare tale dato solo ad una carenza di lettura da parte della popolazione, oppure ad una scarsa vocazione degli imprenditori verso l’attività libraria. Rimane il fatto che, in presenza di un’espansione dei mezzi digitali, il libro ha perso gran parte della sua appetibilità, ma è ancora giustamente attuale una valutazione generale in base alla quale la carta stampata continua ad avere la sua importanza. Nella narrativa, proprio per il conseguimento del diritto d’autore, le migliori opere moderne devono inevitabilmente passare per la stampa di un libro; nella saggistica, poi, nonostante la pubblicazione di molte conoscenze ed informazioni online, i contenuti più approfonditi e qualificati si trovano soltanto nei libri.

In conclusione, da una valutazione complessiva dei dati, emerge che la nostra provincia ha perso il primato di un tempo in campo economico, anche se il suo posizionamento, rispetto al resto d’Italia, rimane soddisfacente. Ma, per compensazione, ha ottenuto un miglioramento non indifferente sia in campo sociale che ambientale e questo fatto rende
appetibili, forse più di prima, nuovi insediamenti di imprese e persone dall’esterno, assieme ad uno sviluppo interno. Se ciò avverrà, si potranno ulteriormente migliorare i parametri socio-ambientali con nuovi investimenti mirati che, come affermato in altri articoli precedenti, saranno pure forieri di nuova crescita anche economica.

I risultati della provincia di Belluno

Il buon posizionamento complessivo rilevato all’inizio di questo articolo anche per la provincia di Belluno ha evidenziato una posizione ancora migliore (14^) nella graduatoria
relativa alla Ricchezza e consumi, superiore quindi al 24° posto di Treviso. Ciò significa che, nonostante il territorio sia poco popolato e scarsamente industrializzato, la ricchezza pro capite è maggiore, evidentemente per la prevalenza di attività a maggior valore aggiunto, tra cui emerge il turismo montano, in rapida e continua espansione, soprattutto dopo il riconoscimento delle Dolomiti quale Patrimonio Unesco dell’umanità. Ed infatti la provincia gode di ben due primati nazionali: il minimo numero di famiglie con Isee basso e la minima disuguaglianza tra redditi netti. Quindi si tratta di una crescita economica avvenuta in maniera equilibrata, che non ha accentrato i guadagni nelle mani di pochi e pertanto non crea tensioni sociali, consentendo così uno sviluppo sostenibile che produrrà i suoi effetti anche in futuro. Ovviamente per raggiungere tali risultati favorevoli si sono verificati pure degli svantaggi, tra cui il più evidente è quello dell’inflazione, che ha portato Belluno al terzultimo posto in Italia per un tasso più elevato di aumento dei prezzi (del 2,5%, rispetto alla media nazionale dell’1,5%).
Il tema degli Affari e lavoro, però, è stato meno lusinghiero per questa provincia, in quanto queste attività l’hanno situata al 52° posto. In particolare, hanno pesato negativamente: il numero di ore in cassa integrazione per impresa registrata (il massimo in Italia) e il numero di pensioni di vecchiaia in rapporto alla popolazione (al quartultimo posto). Ma anche qui è stata registrata un’eccellenza, per il 5° posto nella quota di export sul PIL (ben il 59%).
Nemmeno il dominio Demografia, salute e società è stato favorevole per Belluno, che si è situata al 61°posto in graduatoria. In questa sezione, comunque, non si è verificata alcuna punta nei diversi indicatori, né positiva, né negativa.
Per Ambiente e servizi la situazione è stata migliore, conseguendo il 29° posto. Pure qui non si registrano casi di eccellenza, né di grave demerito, ma è da segnalare che la modesta densità di popolazione nel territorio potrebbe dare dei risultati migliori proprio dal punto di vista ambientale. Se ciò non è avvenuto, dipende in parte proprio dal fenomeno turistico che nei mesi invernali ed estivi affolla le stazioni di villeggiatura molto belle, ma anche ecologicamente fragili. Certamente non siamo ancora ai livelli dell’overtourism che assilla centri di maggiore tradizione turistica, ma già bisogna pensare a gestire flussi che in futuro saranno sempre più rilevanti.

Il posizionamento di Belluno migliora decisamente nella graduatoria di Giustizia e sicurezza, occupando l’ottava posizione. Evidentemente le aree meno popolate presentano una minore delinquenza ed una giustizia più efficiente. E’ infatti esemplare il 5° posto nelle poche denunce di furti con strappo (soltanto 2 casi ogni 100.000 abitanti). Al contrario (ed inaspettatamente) Belluno si trova al 104° posto per truffe e frodi informatiche (con ben 716,8 denunce ogni 100.000 abitanti).
Infine, nella Cultura e tempo libero, la provincia si situa al 29° posto, distinguendosi in vari indicatori. Innanzi tutto è emblematica la quota di aree protette (al 2° posto con il 53,5% del territorio), segno di una dovuta attenzione per un territorio da tutelare naturalmente e da valorizzare, ma è pure importante l’indice di lettura di quotidiani, mensili e periodici (4° posto) e l’ottimo indice che vede Belluno al quinto posto nella presenza di organizzazioni non profit (99,4 unità su 10.000 abitanti).

Si può allora concludere che anche Belluno si presenta egregiamente nel panorama variegato dei diversi fattori della qualità della vita e non riflette affatto l’immagine di un’area in ritardo nello sviluppo, come è stata dipinta per molto tempo in passato. Anzi, proprio negli indicatori economici, assume il suo posizionamento migliore in virtù di una crescita
equilibrata e che si è diffusa più equamente nel territorio, creando redditi non eccessivi, ma riducendo notevolmente la povertà endemica e superando così anche province notoriamente più ricche.
Per la potenziale espansione del turismo, unitamente a tante attività collegate ancora da implementare, si prospettano ulteriori opportunità di sviluppo nel macrosettore terziario e quindi pure prospettive occupazionali in un percorso virtuoso di piena occupazione dignitosa (ossia proprio quanto si prefigge l’Obiettivo 8 dell’Agenda 2030, il più efficace per perseguire lo sviluppo socio-economico).

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