Economia - pubblicata il 07 Giugno 2017
Giornata dell’Economia 2017
I principali indicatori dell’economia bellunese:
sintesi del rapporto annuale e del focus turismo
Celebriamo la Giornata dell’Economia nella sede camerale di Belluno, la prima organizzata dalla nuova Camera di Commercio di Treviso–Belluno“, informa il Presidente della Camera di Commercio Mario Pozza.
Uno degli obiettivi principali dell’Ente che ho l’onore di presiedere – continua – è di studiare e interpretare ciò che accade
nell’economia delle due province di competenza.
Proprio in questo solco s’inserisce la Giornata dell’Economia, con lo scopo di creare un punto d’incontro e confronto,
attorno alle dinamiche dell’economia locale, fra tutti coloro che ne hanno a cuore le sorti, che vogliono capire le possibili traiettorie evolutive, i possibili temi emergenti.
Anche la provincia di Belluno – conclude il presidente – sta agganciando il “sentiero stretto” della ripartenza economica, dopo i lunghi anni di crisi. Ciò sta avvenendo fra luci e
ombre, naturalmente: tra innegabili punti di forza (occupazione, export manifatturiero, turismo) e strutturali fragilità, soprattutto sul fronte della demografia d’impresa. I dati ci aiuteranno a
capire la situazione economica presentata nel Rapporto Economico, a partire dai dati fondamentali sul lavoro che certificano un recupero dell’occupazione in provincia.
Lavoro
In base al flusso di assunzioni e cessazioni in provincia, monitorato da Veneto Lavoro, il 2016 si chiude con un saldo positivo di posizioni di lavoro dipendente, pari a +1.480 unità. Saldo che si
aggiunge a quello altrettanto in positivo (+1.300) del 2015.
Non bastano questi numeri per riportare il saldo cumulato almeno in pareggio, da inizio crisi. Tuttavia esso si riduce dai -6.000 posti di lavoro nel 2014 ai -3.200 di fine 2016.
Dunque, l’inversione di tendenza c’è sul piano occupazionale, ed è estesa a più settori: l’occhialeria, in primis, presenta un saldo occupazionale annuo di +632 unità, ed è anche l’unico settore
del manifatturiero ad avere un saldo cumulato (dal 2008) sopra il punto di pareggio (con pieno recupero dunque delle posizioni di lavoro perse durante la crisi). Anche il comparto metalmeccanico
presenta, a partire dal 2015, un saldo occupazionale annuo in positivo, pur mancandogli all’appello circa 1.500 unità da inizio crisi.
Per l’intero comparto dell’industria questa dinamica positiva è proseguita anche nel I trimestre 2017 (+850 il saldo fra assunti e licenziati). Nel settore del commercio e tempo libero (alberghi e
pubblici esercizi) la tipica stagionalità impone di fermare l’analisi all’anno completo: il saldo occupazione 2016 risulta di +348 unità, in accelerazione rispetto a quanto già emerso l’anno
precedente (+192). Il tasso di disoccupazione provinciale risulta del 6,2%, pressoché in linea con l’anno precedente.
Produzione industriale
La produzione manifatturiera è continuata a crescere nel 2016 con un ritmo superiore alla media regionale e nazionale. Nel IV trimestre la variazione tendenziale su base annua è stata del 5,4%. Il
grado di utilizzo degli impianti si è mantenuto su percentuali elevate, tra il 75 e l’80%. Bene anche gli ordini dal mercato interno (+4,6% nel IV trimestre la variazione tendenziale) accanto a
quelli esteri. Ne ha risentito positivamente il calendario della programmazione aziendale, con un portafoglio ordini in grado di garantire 72 giorni di produzione, in media.
In fine d’anno non era così roseo il sentiment degli imprenditori, più ancorato a giudizi di stazionarietà, se non di ripiegamento di alcuni indicatori. Perplessità del tutto superate con
le ultime proiezioni per la seconda parte del 2017: su produzione, fatturato, domanda interna e domanda estera i saldi fra giudizi di crescita e di contrazione sono ampiamente a favore della
crescita.
Commercio estero
Le esportazioni manifatturiere della provincia di Belluno hanno sfiorato, per valori, il muro dei 4 miliardi di euro nel 2016 (3.866 milioni, per l’esattezza). Rispetto all’anno precedente
aumentano del +2,6% (contro il +1,3% del Veneto).. Nel recente passato altri erano i ritmi di crescita, talvolta anche a due cifre: ma bisogna considerare che nel 2016 l’intero commercio mondiale
ha risentito di una forte decelerazione, maturando un tasso di crescita del +1,3%, il più basso dell’ultimo lustro.
Il 75% dell’export bellunese è sostenuto dall’occhialeria, come noto. Ma non meno rilevanti sono le dinamiche di altri settori, con dinamiche anche più sostenute. Da segnalare in particolare il
settore dei macchinari industriali, il cui valore delle vendite all’estero supera i 400 milioni, vale il 10,5% dell’export provinciale, e cresce del +3,3% sul 2015.
Bene anche i prodotti in gomma e plastica (+12,1%), l’elettronica (+4,2%), l’abbigliamento (6,6%) e le altre apparecchiature elettriche (+5,1%). Le vendite in ambito comunitario rallentano (dal
+9,8% del 2015 al +4,3% del 2016), quelle al resto del mondo passano invece dal +13,1% al +1,1%. La top five dei mercati di destinazione delle merci bellunesi vede gli Stati Uniti davanti
a Francia, Germania, Regno Unito e Spagna. Le importazioni bellunesi (per quasi 900 milioni di euro, +4,3% sul 2015) hanno la Cina come principale fornitore, seguita a distanza da Germania,
Francia, Austria e Paesi Bassi.
Turismo
Nel 2016 la provincia di Belluno ha avvicinato il milione di arrivi, realizzando il nuovo record storico, con un incremento annuo dell’8% dopo il +9,6% dell’anno prima. Interessante la
segmentazione per provenienza dei turisti: gli arrivi di turisti italiani aumentano del +4,5%, quelli di turisti stranieri conoscono un vero e proprio exploit (+14,9%).
Analoga dinamica si registra per le presenze (i pernottamenti): sfiorano i 4 milioni, crescono del 3% sull’anno precedente, ma sono in calo (-0,2%) per gli italiani, in crescita (+12,1%) per gli
stranieri.
L’internazionalizzazione della clientela ha una progressione chiara: nel 2000 i non italiani erano quasi un quarto degli ospiti, nel 2010 il 29,2%, ora superano il 36%. Tuttavia, il turismo
bellunese resta ancorato alla clientela italiana (che vale il 63,8% degli arrivi e il 71,1% delle presenze) e si concentra in estate, totalizzando a luglio e agosto il 39,1% degli arrivi e il 43,5%
delle presenze.
Il fenomeno della destagionalizzazione va comunque accentuandosi: ad esempio arrivi e presenze sono lievitati a settembre mentre la vacanza autunnale, favorita dal bel tempo, è cresciuta a doppia
cifra. Bene da gennaio a marzo l’ospitalità invernale (+11,6 gli arrivi e +7,6 le presenze), mentre l’estate ha premiato più gli arrivi (+7,6%) delle presenze (+1,8%).
Il lieve ripiegamento della permanenza media (da 4,4 a 4,2 giorni) ci ricorda che la vacanza corta è sempre più la regola: e di questo occorre tener conto nella programmazione dell’offerta.
Demografia d’impresa
Nonostante il quadro congiunturale tutto sommato positivo, permane in provincia di Belluno la tendenza strutturale alla contrazione del numero di imprese, come del resto in buona
parte dei territori del Veneto.
E’ l’onda lunga della crisi, che dal 2009 ad oggi ha cancellato 868 imprese, il 5,7% del totale. Nel 2016 le sedi d’impresa attive sono diminuite ancora del -0,8% (-119), quelle
artigiane calano del -1,3% (-66).
I decrementi più cospicui hanno riguardato settori da tempo in difficoltà come l’edilizia (-52 imprese), il commercio al dettaglio (-49), il commercio all’ingrosso (-31), la metalmeccanica (-19).
In aumento invece i servizi alle imprese (+21) al netto dei trasporti e delle attività immobiliari; e i servizi alle persone (+23).
Il fenomeno della demografia d’impresa va tuttavia indagato con accortezza. Ad esempio, all’interno delle “artigiane” si possono evidenziare dinamiche divergenti. Soffrono di più
le imprese ricomprese nella classe 5-9 addetti, mentre tengono quelle più strutturate, con più di 10 addetti (tanto per numero quanto con riferimento ai relativi addetti). Del resto, se
l’occupazione provinciale nel complesso migliora, e cala il numero delle imprese, da qualche parte, all’interno delle filiere produttive, è in atto un processo di crescita della dimensione media
aziendale tutto da studiare analiticamente.
In controtendenza positiva anche il numero delle unità locali dipendenti (+55), in particolare nei servizi, nel commercio di autoveicoli, in quota parte anche in agricoltura.
L’agricoltura, nel complesso, mette a segno un recupero di +21 imprese nel 2016, sostenuto da un ritorno di interesse per il primario anche da parte dell’imprenditoria giovane. Gli
imprenditori sotto i 29 anni passano da 125 a 145.
Più strutturalmente in difficoltà il commercio: non solo il settore ha perso 49 sedi d’impresa rispetto al 2015. La provincia di Belluno vanta il poco invidiabile primato di essere
l’unica provincia del Veneto ad aver registrato nel medio periodo (a cavallo tra 2009 e 2016) un arretramento del comparto commerciale che ha accomunato tanto lo stock degli esercizi
(scesi di 281 unità, pari al -7,2%) quanto la superficie totale di vendita (che si è ridotta negli ultimi 8 anni di quasi 30.000 mq., ossia del 9,3%).
Nell’edilizia, infine, occorre usare una doppia focale. Cala, come si è visto, il numero d’imprese: -52 in un anno; continua ovvero il processo di selezione dopo gli anni del
facile successo. Ripartono tuttavia le transazioni immobiliari, con una progressione che non lascia margine ai dubbi: si passa infatti dalle 1.550 transazioni del 2014, alle 1.860 del 2015, alle
2.070 del 2016. Anche dalla Casse Edile, del resto, proviene qualche segnale positivo: fra ottobre 2016 e marzo 2017 la massa salari è aumentata del +4,4% sul semestre precedente.
Link
Rapporto
Annuale 2016 sull’economia bellunese
Dinamiche dei flussi turistici in provincia di Belluno nell’anno 2016