Qualche timido segnale positivo si registra sul piano congiunturale, soprattutto sul fronte degli ordinativi esteri: ma sul dato pesa l’effetto dell’anticipo domanda per il timore dei dazi.
Treviso, 26 maggio 2025
Il commento del Presidente Mario Pozza
E’ un trimestre anomalo, questo che andiamo a commentare. Si sviluppa sotto la paura dei dazi di Trump (annunciati, sospesi, poi di nuovo minacciati), vede emergere illusori rimbalzi positivi sugli ordinativi esteri per il gioco degli anticipi di domanda, si innesta su una lunga serie di trimestri che hanno oscillato prevalentemente attorno alla stazionarietà, con alcuni settori in profondo rosso come l’automotive e il settore moda. L’indicatore-bussola che mette ordine a questa stratificazione di fattori è a mio avviso solo uno: la produzione industriale. Che su base annua cala del -3,2%, del -4,4% a Treviso, del -2,0% a Belluno. Portando al ribasso il grado di utilizzo degli impianti, che scende sotto la soglia del 70% – questo il primo commento di sintesi del Presidente della Camera di Commercio di Treviso-Belluno, Mario Pozza.
Noi imprenditori sappiamo quanto conta veder girare gli impianti. Se girano gli impianti, vuol dire che c’è domanda. Se un terzo della capacità produttiva resta inutilizzata, vuol dire che stiamo ancora soffrendo. Soffriamo soprattutto di incertezza, di debolezza e discontinuità della domanda. Per carità, bene se ci portiamo a casa, anche solo per la paura dei dazi, qualche ordine dall’estero in più. Ma l’imprenditore vorrebbe continuità nella crescita, mentre è dalla pandemia in poi che si procede a strappi, con diversi elementi di perturbazione che ci impediscono di programmare nel medio periodo, con serenità, l’attività d’impresa.
Le previsioni dei nostri imprenditori incorporano e metabolizzano l’alto tasso di incertezza degli scenari internazionali, equidistribuendosi sostanzialmente tra giudizi di aumento e di stazionarietà. Questo accade in particolare modo a Treviso, dove, prendendo ad esempio la domanda estera, il 40% dei rispondenti scommette su un suo aumento, nonostante tutto, mentre una quota analoga, di poco maggiore (43%) opta per la stazionarietà. Il dato positivo è che resta minoritaria la quota dei pessimisti (17%). A Belluno la situazione è sostanzialmente analoga, con alcune varianti da non sottovalutare: c’è più ottimismo sulla domanda estera, ma al tempo stesso risulta più ampio e diffuso, sui vari indicatori monitorati, lo zoccolo degli imprenditori che teme ancora ulteriori flessioni.
Speriamo siano fondati – conclude Pozza – i segnali di ripartenza del mercato intra-Ue, in particolare, della Germania, perché potrebbero controbilanciare in positivo le perturbazioni sulla domanda internazionale generate dall’Amministrazione USA. Difficile che ciò accada in modo robusto entro il 2025, stando ai dati FMI, ci dovremmo accontentare ancora di “zerovirgola” in positivo. Ma può essere già qualcosa per un mercato che conta di 450 milioni di consumatori. Accanto al sempre valido suggerimento di diversificare i mercati esteri, con tutto quello che può essere il nostro supporto, come sistema camerale. Anche per la transizione ecologica e digitale, entrambi fattori abilitanti per muoversi in mercati complessi e incerti, oltre che per irrobustire la competitività d’impresa.
Il quadro internazionale e nazionale
Come non bastassero i vari shocks subiti negli anni recenti, oggi l’economia globale si trova a dover affrontare anche le perturbazioni generate dalla nuova politica commerciale americana, con impatti difficili da quantificare. Lo stesso Fondo Monetario, nell’Outlook di aprile 2025, ammette che l’imprevedibilità con cui le misure tariffarie sono state annunciate, e anche in parte ripensate dall’Amministrazione Trump, renda più arduo del solito formulare ipotesi a sostegno delle stime di crescita per i prossimi mesi.
È aumentata ulteriormente l’incertezza, quasi ovvio dirlo. L’azzardo delle minacce continua anche i questi giorni, in particolare nei rapporti USA-Ue. Ma non saranno i vari accomodamenti a mettere tra parentesi quanto provocato dal “Liberation Day”. Se, da un lato, sono rientrate le enormi fluttuazioni finanziarie verificatesi nell’immediato, altri effetti sembrano destinati ad essere più duraturi, per lo più a danno degli stessi Stati Uniti. È aumentato il rischio Paese percepito dagli investitori, visto attraverso la doppia lente dell’indebolimento del dollaro, assieme al contemporaneo aumento dei tassi a lunga scadenza dei Treasury Bond (maggiore costo del debito). Ne è prova il recente declassamento di Moody’s che ha tolto la tripla AAA al rating del debito USA.
Inoltre, nel primo trimestre 2025, il PIL statunitense ha registrato una leggera frenata (-0,1%) sul trimestre precedente. Qualcuno ha improvvidamente interpretato questo segno negativo un effetto della corsa alle importazioni, prima dell’entrata in vigore dei dazi. Ma poiché le importazioni così intese, destinate a magazzino, diventano scorte, e dunque nel calcolo del PIL compensano il segno negativo dell’import, la ragione di questa frenata è un principio di decelerazione dei consumi, in linea con un clima di fiducia in peggioramento delle famiglie americane, che stanno progressivamente associando all’introduzione di dazi il timore che riparta l’inflazione.
Secondo le stime FMI, nel 2025 il tasso di crescita del PIL statunitense potrebbe riposizionarsi anche al +1,8% perdendo quasi un punto percentuale rispetto alle previsioni formulate a gennaio, ed interrompendo una fase di crescita piuttosto sostenuta negli ultimi due anni e mezzo. In nessun’altra economia avanzata, secondo le previsioni formulate dal FMI, si ha riscontro di una così significativa decelerazione del PIL.
Nell’area euro il PIL resta debolmente in crescita (+0,8%) ma senza particolari contraccolpi, con anzi una Germania che potrebbe uscire dalla recessione. Giusto il PIL della Spagna vede ridimensionata la crescita dal +3,2% del 2024 al +2,5% del 2025. Un dato che resta ad ogni modo una felice singolarità fra le economie più importanti dell’Ue, considerato che Francia e Italia si contendono crescite da “zerovirgola” (Francia +0,6%; Italia +0,4%). Ad ogni modo, il punto di fondo che emerge da questi dati è l’impatto contenuto degli annunci di dazi sulle aspettative di produzione e domanda nell’area euro, che restano improntate ad una fase di stabilizzazione (più che di ripresa). Come anche confermato dal HCOB Purchasing Managers’ Index, in miglioramento rispetto ai mesi passati, benché ancora sotto la soglia dell’espansione. Gioca peraltro a favore dell’eurozona la discesa delle quotazioni del petrolio e dei prezzi del gas naturale, fattori che potrebbero dare ossigeno ai consumi interni.
Fuori dalle economie avanzate (classificazione ormai vetusta), le stime sulla crescita del PIL cinese scontano i possibili effetti della guerra commerciale con gli USA (salvo che i dazi non siano rinegoziati in questi giorni), con una probabile decelerazione al +4,0% nel 2025 (dal +5,0% del 2024). Pressoché invariato, invece, il tasso di crescita del PIL indiano, stimato al +6,2%. Completano il quadro significative previsioni di crescita del PIL per i Paesi Sub-Sahariani, dell’Asia Centrale e dell’America Latina. Tutti elementi che inducono a considerare la diversificazione export come leva strategica necessaria, in questa fase storica, per l’industria manifatturiera veneta.
La dinamica del manifatturiero veneto per settori
L’industria manifatturiera veneta continua a risentire di un clima di debolezza e incertezza della domanda (interna e internazionale), oggi messa ulteriormente sotto ipoteca dalla paventata guerra commerciale di Trump. Questo scenario continuamente perturbato impedisce di tradurre i deboli “fuochi di paglia” intercettati a fine anno in una più solida inversione di tendenza. Qualche sprazzo nella raccolta ordini è solo un effetto illusorio, condizionato da situazioni di anticipo domanda per evitare la ghigliottina dei dazi. Il clima di incertezza e debolezza è in realtà ben certificato dall’andamento tendenziale della produzione, che risulta in flessione del -3,2% rispetto ad un già negativo primo trimestre del 2024, con un grado medio di utilizzo degli impianti che scende sotto la soglia del 70%.
Questo il quadro di fondo che emerge dalla consueta rilevazione congiunturale condotta da Unioncamere del Veneto nel primo trimestre 2025 sul manifatturiero regionale, che ha coinvolto un campione di quasi 2.200 imprese cui fanno riferimento 170 mila addetti.
Si diceva della produzione: quasi tutti i settori presentano un segno negativo nell’andamento su base annua, che si accentua particolarmente per occhialeria (-7,2%) e mezzi di trasporto (-6,6%), in buona parte condizionato dalla perdurante crisi strutturale dell’automotive. L’inversione di segno sul passo congiunturale, per questo settore, è prevalentemente imputabile al navale: ma non si esclude qualche segnale di ripartenza anche per l’automotive, guardando anche ai primi dati sul 2025 rilevati da ANFIA (Associazione nazionale filiera Industria Automobilistica).
Pochi altri settori presentano robuste variazioni congiunturali in positivo: sono gomma plastica (+4,0%), carpenteria metallica (+3,4%), elettrodomestici (+3,0%, questi ultimi forti anche di un andamento positivo anche su base annua). Il passo congiunturale risulta invece negativo per l’industria alimentare (-5,2%), legno-arredo (-4,1%), industria dei macchinari (-1,5%). La variazione congiunturale complessiva del +0,2% del manifatturiero regionale è l’effetto di queste dinamiche contrapposte. Messe in evidenza anche dalla distribuzione dei giudizi: il 40% di imprenditori veneti rispondenti all’indagine ha dichiarato un calo della produzione rispetto all’ultimo trimestre dell’anno; il 44%, all’opposto, ne dichiara un aumento.
Come anticipato, dati positivi emergono sul fronte della raccolta ordini dall’estero dove la variazione del +0,8% su base tendenziale si accompagna ad una crescita del +3,6% nel confronto con il trimestre precedente. Ma si è già detto del possibile effetto illusorio di questa variazione congiunturale, che è assai probabile sia condizionata dagli anticipi di domanda intercettati dalle imprese export-oriented (non solo direttamente esportatrici verso gli USA) per il timore dell’introduzione dei dazi.
A fianco a questa lente deformante, gli analisti non escludono una possibile ripartenza della domanda intra-Ue alla luce del piano di investimenti rilanciato dalla Germania, che – lentamente – sta riportando al rialzo le aspettative dei mercati. L’indice anticipatore HCOB PMI relativo al manifatturiero tedesco è in risalita, in base alle interviste raccolte ad aprile, e, pur rimanendo di poco sotto la soglia 50 (che è quella dell’espansione), si riporta al livello più alto negli ultimi 32 mesi.
I settori che sembrano beneficiare di questa congiuntura favorevole sulla domanda estera (anche se in quota parte alterata dal rischio dazi) sono, in particolare, il legno e arredo, gli elettrodomestici, i macchinari (tutti con una raccolta degli ordini esteri in aumento sia su base congiunturale che tendenziale). Crescono, inoltre, rispetto al trimestre scorso, ma scontano ancora una flessione rispetto allo scorso anno, i mezzi di trasporto, la carpenteria metallica ed il sistema moda. Resta invece in negativo, su base congiunturale, la raccolta ordini dall’estero per l’industria alimentare e delle bevande, che si riflette anche in una lieve flessione su base tendenziale. Ma i dati export di fine anno avevano evidenziato un forte picco delle esportazioni, in particolare di vino, proprio verso gli USA.
Resta invece piatta la raccolta ordini dal mercato nazionale: +0,5% rispetto al trimestre precedente, -0,2% su base annua. I diversi settori oscillando dentro un range di sostanziale stazionarietà, con qualche segnale più positivo per elettrodomestici e macchinari industriali.
I giorni di produzione assicurati dal portafoglio ordini restano a quota 52, in linea con il dato medio registrato per tutto il 2024.
Per il fatturato permane il segno negativo nell’andamento su base annua (-2,8%): fanalino di coda i “mezzi di trasporto” con un calo delle vendite del 9,3%. Lieve recupero si registra sul passo congiunturale (+1,3%), che interessa anche i mezzi di trasporto (+3,9%) oltre agli elettrodomestici (+2,6%) e la carpenteria metallica (-2,4%). Le vendite restano invece in flessione, nel trimestre esame rispetto al trimestre precedente, soprattutto per macchinari industriali (-5,0%) e per il legno arredo (-4,5%).
Le previsioni per il secondo trimestre 2025
Le previsioni per il secondo trimestre sono state raccolte nel mese di aprile, poco dopo dunque il Liberation Day USA del 2 aprile e ciò che ne è seguito sul piano della perturbazione dei mercati finanziari e reali.
I giudizi rilasciati dagli imprenditori manifatturieri veneti incorporano certamente l’alto tasso d’incertezza degli scenari internazionali, ma al tempo stesso lo metabolizzano in un sentiment di cauto ottimismo. Fino a giugno, per tutti gli indicatori monitorati (produzione, fatturato, ordini interni ed esteri) prevalgono i giudizi di aumento su quelli in diminuzione.
In particolare, con riferimento alla raccolta dei nuovi ordini il 44% dei rispondenti propende per un aumento della domanda estera a fronte di un 18% che invece prevede una flessione. C’è tuttavia una quota pari al 38% orientata per la stazionarietà.
Per la domanda interna si evidenza una maggiore equidistribuzione tra giudizi di crescita e di stazionarietà. Ma anche in questo caso la quota dei pessimisti non va oltre il 17% degli intervistati.
Dunque, dopo trimestri di stazionarietà e di ricerca di una normalizzazione a seguito dei vari shock esogeni, il rischio-dazi pare controbilanciato da aspettative in miglioramento per il mercato Ue, come suffragato anche da ulteriori indagini nazionali che stimano non eclatanti ma significative inversioni di tendenza al riguardo.
Il manifatturiero trevigiano e bellunese
Per l’industria manifatturiera trevigiana i dati del primo trimestre 2025 confermano tendenze osservate anche a livello regionale. Il confronto con lo stesso periodo dell’anno precedente è con segno negativo per quasi tutti gli indicatori monitorati. Positivo il passo congiunturale, soprattutto per la raccolta ordini dall’estero, per le ragioni già sopra evidenziate.
Questo il quadro di sintesi che emerge dai risultati dell’indagine congiunturale di Unioncamere del Veneto che ha intervistato 500 imprese provinciali con almeno 10 addetti, cui fanno riferimento quasi 51.300 addetti.
La produzione sconta una flessione del -4,4% rispetto al primo trimestre 2024. Si riduce anche il grado di utilizzo degli impianti portandosi sotto la soglia del 70%. Il passo congiunturale è invece positivo (+2,1%).
Analoga flessione si osserva anche per il fatturato che scende del -4,3% su base tendenziale annua, ma cresce del +2,5% su base congiunturale (rispetto al quarto trimestre del 2024).
Rimbalzo positivo per gli ordini esteri su base congiunturale (+3,2%), condizionato in quota parte dal fenomeno di “anticipo domanda” per evitare i dazi. Il trend su base annua resta però ancora in negativo (-1,0%). Stazionaria la raccolta ordini dal mercato nazionale, sia su base tendenziale che congiunturale.
In lieve discesa sono anche i giorni di produzione assicurati dalla raccolta ordini: da 55,6 giorni del quarto trimestre 2024 ai 53,7 del trimestre attuale.
Come rilevato per i dati regionali, l’incertezza del quadro internazionale viene incorporata e metabolizzata nei giudizi di previsione degli imprenditori trevigiani per il secondo trimestre 2025, all’insegna della prudenza, che però non sfocia nel pessimismo. Per tutti gli indicatori monitorati i giudizi si equidistribuiscono tra ipotesi di aumento e di stazionarietà, minoritari i giudizi di flessione del ciclo, almeno fino a giugno. Giusto per gli ordini esteri si evidenzia una maggiore prevalenza di giudizi di stazionarietà.
Il campione manifatturiero bellunese è composto da 80 imprese con più di 10 addetti, cui fanno riferimento oltre 4.200 addetti. Come più volte ricordato nei precedenti report, questa bassa numerosità campionaria può amplificare le variazioni.
Però due indicatori-chiave, come produzione e fatturato, sembrano parlare in modo molto franco: su base annua la produzione è ancora in flessione del -2,0% (come da diversi trimestri), e pressoché ferma risulta, sempre su base annua, la dinamica del fatturato totale. Con un grado di utilizzo degli impianti che torna a riposizionarsi al 67% e un portafoglio ordini che è tornato ad accorciarsi su 50 giornate di produzione.
L’andamento congiunturale, cioè rispetto al trimestre precedente, è però contrassegnato da rimbalzi positivi, magari statisticamente amplificati, ma tutti allineati nella medesima direzione e intensità. Sia per produzione e fatturato, sia per la raccolta ordini, in particolare dai mercati esteri.
E’ il volto bicefalo dell’incertezza e dell’imprevedibilità degli scenari, che trova ampio riflesso anche nelle previsioni rilasciate dagli imprenditori bellunesi per il secondo trimestre 2025. I saldi tra giudizi di crescita e diminuzione sono a favore dei primi in quasi tutti gli indicatori, soprattutto per produzione e fatturato. Ma, a differenza del dato regionale e della provincia di Treviso, a Belluno resta rilevante la quota di coloro che teme un peggioramento della situazione (circa un 30% dei rispondenti): un dato che non trova riscontro nelle previsioni raccolte un anno fa, a marzo del 2024. Questo scetticismo si accentua, in particolare, nelle previsioni sulla domanda interna.





