Intervista sull’ Intelligenza Artificiale al Prof. Alessandro Minello. Il Nordest un modello vincente con l’intelligenza artificiale una terza via di sviluppo nel corso degli anni.

Adjunct Professor of Economics, Università Ca' Foscari Venezia


Economia - pubblicata il 13 Giugno 2024


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Fonte: ufficio stampa Presidenza della Camera di Commercio di Treviso - Belluno|Dolomiti

 

Intervista sull’ Intelligenza Artificiale al

Prof. Alessandro Minello,
Adjunct Professor of Economics, Università Ca’ Foscari Venezia

 

Un mix di volontà, di passione, di tenacia, di condivisione, di valorizzazione delle componenti culturali e territoriali che ha contraddistinto proprio il Nord Est ed in particolare i territori delle provincie di Treviso e di Belluno.

È un modello che ci è stato invidiato e che ha saputo, attraverso la flessibilità e l’innovazione soprattutto nei processi, mantenere livelli competitivi anche successivi all’entrata dell’euro e quindi senza poter contare di un vantaggio di svalutazione della moneta che invece c’era nel periodo precedente.

Qui però adesso si apre una sfida ed è una sfida che potremmo definire epocale, che è quella dell’assorbimento ed introduzione nelle formule imprenditoriali degli strumenti di Intelligenza Artificiale, che è qualcosa di più rispetto alla digitalizzazione. L’ Intelligenza Artificiale prevede strumenti di digitalizzazione, ma va ben oltre perché, soprattutto nella componente per così dire “generativa”, è in grado di realizzare attività solitamente riservate alla mente umana e all’intelligenza cosiddetta “naturale”.

Ora, quanto l’Intelligenza Artificiale possa avvicinare, approcciare, approssimarsi ai compiti e le attività svolte dall’uomo, questo è un dibattito ancora aperto. Probabilmente in molti settori siamo ancora lontani da una piena emulazione, però la strada è tracciata, nel senso che l’Intelligenza Artificiale tenderà sempre più ad avere capacità di calcolo e di realizzazione di attività così come avviene oggi per la mente umana.

Se nel passato la tecnologia è stata spesso alleata dell’uomo, oggi l’Intelligenza Artificiale è ritenuta da alcuni nemica dell’uomo, perché i futurologi pensano ad un mondo in cui l’uomo vede ridursi il proprio ruolo, a vantaggio di un sistema più tecnologico. Ma queste visioni di annientamento dell’uomo rispetto alla tecnologia sono visioni, appunto, da futurologi, non da soggetti che oggi stanno proiettando al futuro la realtà che viviamo.

In realtà, almeno a mio parere, il ruolo che avrà la tecnologia lo stabilirà l’uomo oggi ed anche in futuro sarà sempre l’uomo a stabilire che ruolo dare alla tecnologia. Nel caso dell’Intelligenza Artificiale, se l’uomo saprà dialogare con questi nuovi strumenti e soluzioni, ritengo che questa potrà essere un’alleata dell’uomo capace di potenziare le capacità dell’uomo nello svolgere le attività sia che svolgiamo già oggi che quelle che ancora non siamo in grado di svolgere perché non abbiamo la tecnologia adeguata. Quindi il futuro, ammesso che l’uomo sappia governare il processo tecnologico, sarà uno scenario al centro del quale ci sarà sempre l’uomo, ma non sarà più da solo. Sarà potenziato e supportato da una tecnologia il cui ruolo sarà stabilito dall’uomo stesso.

Allora, qual è la sfida che abbiamo davanti? È quella di capire come utilizzare le nuove tecnologie dell’Intelligenza Artificiale e soprattutto come impiegarle per il beneficio dell’impresa, delle relazioni sociali ed istituzionali. “Capire” vuol dire innanzitutto utilizzare ed essere formati. E qui emerge un problema, perché la formazione che si dovrà fare dovrà essere ad un livello che io chiamo “universale”, sull’Intelligenza Artificiale, e dovrà riguardare tutti: imprenditori, lavoratori, persone, istituzioni. Perché l’Intelligenza Artificiale deve essere integrata e adottata non da un singolo attore, ma dall’intero sistema, altrimenti è come se qualcuno avesse a disposizione una rete telefonica ma a questa rete fosse collegato solo lui o poche altre persone. Il beneficio, come tutte le tecnologie di rete, cresce con l’aumentare del numero di utenti che sono collegati, connessi, registrati a quella rete. Questo è un problema perché se pensiamo ai numeri oggi – il dato è italiano ma più o meno può valere anche per le provincie di Treviso e di Belluno -, i numeri ci dicono che solamente il 3,5% delle aziende ha adottato, nel corso dell’ultimo anno, almeno una delle 7 tecnologie con cui l’ISTAT classifica l’Intelligenza Artificiale. Ciò significa che, se applichiamo questa percentuale, per esempio, alla provincia di Treviso, stiamo parlando di circa 4.000 imprese che utilizzano almeno una soluzione o uno strumento di Intelligenza Artificiale, mentre ci sono 76.000 imprese che non la stanno utilizzando o integrando. E di queste, solo il 4% (quindi quasi un numero equivalente a quelle che già la stanno adottando) hanno dichiarato in passato che sarebbero stati disponibili ad adottare l’Intelligenza Artificiale nei propri processi produttivi. Quindi più o meno vuol dire altre 3-4mila imprese, cioè stiamo parlando di un quadro in cui alla fine si arriva a meno di un 10% delle imprese del tessuto produttivo locale, che in qualche modo o già utilizzano o vorrebbero utilizzare l’IA nell’arco del prossimo anno. Ma rimangono almeno 60-70.000 imprese circa dove invece non c’è l’IA e non c’è nemmeno l’intenzione, al momento, di adottarla.

Questo è legato innanzitutto alla mancanza di competenze specifiche del capitale umano in grado di utilizzare queste soluzioni tecnologiche. L’altro elemento che spiega la scarsità di numeri di chi vorrebbe utilizzare l’IA è che manca una consapevolezza di quelli che sono i benefici che l’azienda potrebbe ottenere attraverso l’integrazione, nell’ambito dei processi produttivi, di soluzioni di AI.

Questi due elementi – la mancanza di capitale umano adeguato con competenze specifiche, ma anche la mancanza di consapevolezza dei benefici che produce l’IA – rappresentano due grandi ostacoli che la formazione dovrà affrontare. Quindi una formazione che dovrà essere orientata sia all’oratore che agli imprenditori che alle istituzioni.

Partendo proprio dal creare quella consapevolezza, presso tutti gli utenti, di quando importante possa essere l’integrazione nel business model attuale dell’intelligenza artificiale.

Il primo elemento, quindi è un elemento di cultura, che si può dire “nuova cultura d’impresa”, di un’impresa evoluta, un’impresa che diventa il terreno dove sviluppare e far crescere soluzioni di AI.

Assieme alla consapevolezza, poi, servono le competenze di utilizzo di alcuni strumenti, pensiamo agli strumenti di machine learning, di Internet Delle Cose, di Big Data, pensiamo agli strumenti che consentono la scrittura di testi, o di migliorare l’attività di marketing, o di automatizzare e controllare da remoto alcune attività, o che possono indurre ad certo comportamento gli oggetti che ci circondano e renderli dinamici (pensiamo ad esempio alla tecnologica che si utilizza nell’automotive per le auto senza il guidatore, pensiamo ai droni nella distribuzione dei prodotti.

Esistono, quindi, tante soluzioni tecnologiche che necessitano di competenze assolutamente nuove rispetto al passato; pertanto, con l’Intelligenza Artificiale c’è un salto di paradigma rispetto al passato, un nuovo paradigma che richiede innanzitutto la consapevolezza e che vuol dire benefici ma aggiungiamo anche i rischi della nuova tecnologia. Questo è un tema chiave, perché la nuova tecnologia comporta anche lo sviluppo di rischi aziendali: la condivisione di testi e di immagini può essere rischiosa, per esempio. Esistono anche elementi di etica che vengono messi in discussione. Quindi, le competenze devono essere anche tali da limitare i rischi a cui si può andare incontro con l’utilizzo di questi strumenti. Poi, devono essere competenze assolutamente nuove perché cambiano i processi produttivi, cambiano i fondamentali del passato, con l’inserimento di nuovi strumenti tecnologici.

Di fronte a questo scenario e considerando il numero di imprese a livello locale che in qualche modo è dentro il sistema dell’IA, questo processo di formazione universale dovrà riguardare, nel caso della provincia di Treviso, almeno 50.000 imprenditori e almeno 250.000 addetti, solo per il tessuto produttivo. Poi ci sono le istituzioni.

Quindi è fondamentale capire che va avviato un processo di formazione e di riconversione delle competenze a livello sistemico, non a livello di una singola impresa. L’IA entra nella società, non entra nell’impresa, entra nelle relazioni sociali come in quelle economiche, nelle relazioni ambientali come in quelle istituzionali. Entra nella scuola, entra nella nostra cultura. Ecco che, quindi, diventa una tecnologia che richiede un linguaggio specifico collettivo, di sistema, non della singola impresa o centro di ricerca o università che parla con un linguaggio o un codice nuovo, ma la società intera.

Quindi, è per questo che la sfida oggi è più grande di quelle del passato, è una sfida che chiede la partnership di tanti soggetti, di differenti stakeholders: imprese, istituzioni, associazioni di rappresentanza, camere di commercio, scuola, università. Quindi richiede lo sviluppo di un nuovo codice linguistico e di competenze.

Questo è anche alla base del fatto che in futuro potremmo dare nuove opportunità e rendere più attrattivo il nostro territorio ai giovani, rispetto a quanto lo sia oggi. Perché i giovani, soprattutto i nativi digitali, utilizzeranno l’IA dapprima nelle loro relazioni e poi la ricercheranno nel lavoro, nelle imprese. È un po’ come agli albori dei primi computer, quando le prime imprese che utilizzavano strumenti informatici erano anche quelle che assumevano maggiormente i giovani e i giovani erano più felici di lavorare in ambienti allora digitali, seppur ad uno stato embrionale.

Se noi rimaniamo fermi a quel 3-4% di imprese che utilizzeranno tecnologie di IA, molti più giovani, rispetto anche a quelli che già adesso cercano altrove di realizzare i propri sogni, andranno all’estero. In un decennio si possono stimare almeno 3.000-4.000 giovani che potrebbero emigrare per il la mancata integrazione degli strumenti di IA. In sostanza, è come se tu dicessi ad un giovane di guidare una macchina datata, quando invece potrebbe scegliere di guidare una Ferrari o un’auto più tecnologica: il giovane sceglierebbe sempre l’auto più bella ed operativa.

Quindi l’impresa, ma non solo l’impresa, ed è proprio qui la grande sfida, ma tutto l’intero ambiente di cui l’impresa è una componente, deve essere attrattivo, potenziato, in inglese “augmented” con gli strumenti di Intelligenza Artificiale. Il ragazzo, il giovane, la giovane, deve trovare nell’ambiente, dalla casa alla scuola al lavoro al divertimento alle relazioni sociali, soluzioni di Intelligenza artificiale che rendono unico e differenziato quel luogo rispetto ad altri.

La tradizione non perde di significato, ma deve essere messa in rete e modernizzata, resa viva di nuovo, attraverso la tecnologia.

Noi non avremo mai un futuro di sola tecnologia, così come non avremo mai un futuro di presenza umana senza tecnologia. Avremo invece un futuro in cui la tecnologia e l’uomo faranno sintesi se sapranno dialogare insieme. È quindi importante che tutti gli attori siano consapevoli di questo problema e questa sfida, che certamente mette in discussione molti dei fattori competitivi finora utilizzati.

È chiaro che lavorare tanto è sempre il fattore che in passato è stato determinante, ma oggi “lavorare tanto” potrebbe essere sostituito dal “lavorare meglio”. La passione per il lavoro potrebbe essere sostituita da una passion e per la vita, di cui il lavoro è una parte importante.

Per cui formare e riqualificare la società sulle basi delle possibilità di utilizzare a proprio beneficio la nuova tecnologia è un elemento importantissimo, direi fondamentale, rispetto al passato.

Potremmo dire che l’IA irrompe nella nostra vita, ma è già presente nella nostra vita. Se noi sapremo utilizzarla bene e governarla, non dobbiamo averne paura, ma dobbiamo approfittarne, anche considerando i suoi effetti. Se abbiamo un atteggiamento capace di governare ed integrare L’IA, questa non farà perdere posti di lavoro, ma li farà aumentare, perché farà crescere la produttività delle imprese, grazie anche all’aumento di produttività derivante dal sistema in cui le imprese sono inserite. Le istituzioni aumenteranno la produttività. Se il sistema diventa più produttivo lo diventa anche l’impresa.

L’Intelligenza Artificiale può aiutare soprattutto a recuperare i livelli di produttività totale dei fattori, che è legata all’innovazione, all’organizzazione, che oggi è uno dei talloni d’Achille delle nostre imprese. Al tempo stesso potrà aumentare la produttività del lavoro, cioè l’occupato, il dipendente, il lavoratore che sa utilizzare l’intelligenza artificiale, potrà lavorare di più e meglio, potrà essere più soddisfatto, generare più risultati, quindi rendere più competitiva l’impresa. Se l’impresa aumenta la sua competitività, aumenta la sua capacità di vendita sui mercati, sia interni che esterni. Ma per soddisfare la nuova domanda nei mercati interni ed esterni avrà bisogno di nuovo personale; quindi, si avvia una spirale virtuosa per cui dalla produttività si genera più lavoro e diverso lavoro, in cui si fanno le stesse cose di prima ma in modo migliore o che fa cose nuove che l’intelligenza artificiale consente di fare, mentre al giorno d’oggi quelle attività non si possono sviluppare.

È chiaro che in questo contesto l’uomo ha dalla sua parte la decisione del proprio futuro, ha il proprio futuro nelle sue mani e nella sua mente.  Spetta all’uomo decidere se abdicare di fronte alla tecnologia, se rifiutarla piuttosto che utilizzarla per il bene della propria società, del proprio ambiente.

Si ritorna quindi a quello che si diceva inizialmente: perché l’uomo possa scegliere bene, deve essere informato sui benefici e i rischi che può produrre l’Intelligenza Artificiale, ma anche sulle potenzialità a disposizione per un nuovo rilancio, un nuovo sviluppo.

Se questa è una sfida globale, nel nostro caso è una sfida importantissima, perché i dati ci dicono anche oggi che sono le grandi imprese che utilizzano l’IA, mentre le piccole e microimprese ne utilizzano poca o nulla rispetto a quello che potrebbero fare.

Quindi in questo caso, il problema del nostro modello di sviluppo, è che non vale più che “piccolo è bello”, ma piuttosto che “bello è quello che è connesso ed integrato con l’Intelligenza Artificiale”, che sia grande o che sia piccolo non un problema, il punto è avere la possibilità di essere dentro quel sistema, quel sub-sistema oggi minoritario, che utilizza l’Intelligenza Artificiale. E questo è il gap che noi dobbiamo assolutamente colmare, se volgiamo essere parte di questa nuova era di sviluppo.

L’IA, nelle aree in cui è stata utilizzata con maggiore intensità – pensiamo negli Stati Uniti, ma non solo – rappresenta, a detta degli storici, una rivoluzione simile a quella della stampa del 16° secolo. Questo ci deve far pensare, perché se pensiamo alle conseguenze che avremmo avuto non adottando le nuove tecniche di stampa allora, possiamo pensare anche oggi quale sarebbe il nostro scenario nel rimanere fuori rispetto alle soluzioni e alle potenzialità che ci offre lo strumento dell’ Intelligenza Artificiale.

Alessandro Minello

Adjunct Professor of Economics, Università Ca’ Foscari Venezia

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